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L’energia solare da Pacinotti a Mercalli

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Ogni secondo il Sole diventa più leggero di 4,6 milioni di tonnellate. E’ questa l’enorme massa di materia che trasforma in energia per mezzo di reazioni termonucleari simili a quella della Bomba H. In pratica il Sole, nella sua regione centrale, ha una temperatura e una pressione tali da fondere i protoni (nuclei di idrogeno) in nuclei di elio (2 protoni e 2 neutroni). Nella fusione, un po’ di massa si perde – appunto 4,6 milioni di tonnellate al secondo – e diventa energia secondo la famosa formula di Einstein (il 97% sotto forma di raggi gamma che decadono poi in luce visibile accompagnata da un po’ di ultravioletto e parecchia radiazione infrarossa, e il 3% sotto forma di neutrini).

Di tutta l’energia che il Sole emette, la Terra ne intercetta mezzo miliardesimo. Sembra poco, ma in qualche ora il nostro pianeta riceve dal Sole tutta l’energia che l’umanità consuma in anno. E’ evidente che il Sole è la fonte di energia più stabile, duratura, pulita e lontana dall’esaurimento. Peccato che quando arriva a noi la sua energia sia un po’ dispersa, cioè poca per unità di superficie. Occorre quindi escogitare tecniche per raccoglierla.

Il primo fu Antonio Pacinotti, quello del famoso “anello” dal quale deriveranno la dinamo e le centrali elettriche. Nel 1870, alla Società Agraria di Bologna, lo scienziato pisano presentò le sue proposte per utilizzare l’energia del Sole. C’erano idee semplici, come scaldare acqua in tubi neri per captare meglio il calore, e idee che oggi ispirano il solare più avanzato: decomposizioni chimiche a ciclo chiuso che liberano gas per mettere in moto macchine.

Passano 110 anni e a Torino un ragazzo quattordicenne invece di giocare a pallone si chiude in una piccola officina di famiglia e costruisce un rudimentale pannello termico: tubi neri, per capirci. Quel ragazzo si chiamava Luca Mercalli. Da grande sarebbe diventato climatologo, divulgatore scientifico e – su Raitre, nel programma di Fabio Fazio – guru di uno stile di vita che potremmo sintetizzare in “meno cose e più felicità”. L’ultimo libro di Mercalli, Prepariamoci (Chiarelettere, 202 pagine, 14 euro), ne rappresenta la piccola bibbia: si apre persino con i Dieci (eco)Comandamenti.

“Estote parati”, tenetevi pronti, esorta San Matteo nel suo Vangelo pensando alla fine del mondo. Più modestamente, le prime 80 pagine di Prepariamoci disegnano il quadro della fine dell’energia fossile e di altre risorse del nostro pianeta. Una crisi delle materie prime che, secondo dati attendibili, si accompagnerà a un riscaldamento globale. Quindi, per molte regioni della Terra, non solo meno energia, ma anche meno acqua e meno cibo.

Il mondo è un sistema complesso. Sette miliardi di uomini, terribili disuguaglianze culturali ed economiche, cinque milioni di specie viventi intrecciate in una gigantesca catena biologica e tutte preziose per il risicato equilibrio complessivo. C’è una via di uscita nel labirinto dell’apocalisse ambientale?

La seconda parte del libro affronta questa domanda. La risposta è sì. A condizione, appunto, di cambiare stile di vita. Comprendere che prezzo e valore non sono la stessa cosa, il valore d’uso non è il valore di scambio. Se sto morendo di sete in mezzo al Sahara, tutto il mio conto in banca non può procurarmi un bicchiere d’acqua. L’acqua è reale e si beve; la moneta è virtuale e se non c’è un bar aperto non toglie la sete.

Parlando in prima persona (non è un saggio, è il racconto di una esperienza), Mercalli spiega il suo percorso tappa per tappa. La nostra casa di solito è un colabrodo energetico che richiede 200 kWh per metro quadrato l’anno. Bene, con doppi vetri, isolamento termico e pompe di calore il consumo si può dimezzare. Pannelli termici e fotovoltaici, con elettrodomestici a basso consumo, faranno il resto. Progettando la casa da zero, si può scendere a 15 kWh per metro quadrato, o addirittura raggiungere la completa autosufficienza.

L’acqua è la tipica risorsa di grande valore e fortissimo interesse collettivo. Un referendum l’ha sottratta alla speculazione, ora tocca a noi usarla bene. Dove si può e dove serve per irrigare, pensiamo a una cisterna. Gli altri sappiano che la doccia al posto del bagno, rompigetto ai rubinetti e sciacquoni a doppia camera dimezzano i consumi.

Poi ci sono i rifiuti. Ne produciamo 540 kg l’anno a persona. Differenziare e riciclare sono le parole d’ordine (per integrare il discorso consiglio il libretto Meno 100 chili di Roberto Cavallo, Edizioni Ambiente, 220 pagine, 14 euro). Il compost, prodotto con i rifiuti umidi, ci porta al discorso del cibo. Mercalli in parte l’ha risolto con un piccolo orto accanto alla sua casa rurale. Una scelta che la signora Obama ha reso popolare e che i nostri padri ben conoscevano, i famosi “orti di guerra”. Il resto è quasi ovvio. Meno viaggi inutili, più Internet. Meno lussi e più piaceri semplici. La ricetta è servita.

Intanto, a libro uscito, Luca Mercalli (foto) ha posto la premessa per scriverne un nuovo capitolo. Ha acquistato un’auto elettrica e la ricarica con i pannelli fotovoltaici. Autonomia 150 chilometri. Anche quando viaggia di notte, è come se per lui splendesse il Sole.