Spesa nel cassonetto, c'è chi si accontetenta degli scarti - Non sprecare
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La spesa nel cassonetto del supermarket: dal cibo scaduto alla mela ammaccata

In periodi di crisi sono ci sono diverse persone che cercano di che vivere tra la merce buttata. Emarginati o clochard ma anche anziani con la minima, famiglie indigenti e persone disoccupate. Le testimonianze di chi si deve accontentare degli scarti

La spesa la fanno direttamente dentro il cassonetto, davanti al supermarket. Spulciano tra i sacchi neri di spazzatura che restano a terra e poi aprono lo sportellone. Rovistano tra gli involucri. Immersi con la testa e metà del busto. Qualche volta si aiutano attraverso un rastrello. Oppure protendono le braccia a caccia dei rimasugli: mezzo pasto da assemblare tra i rifiuti della giornata. L’odore del cibo putrescente che investe le narici e piega in due lo stomaco. la nuova frontiera della povertà in città: l’assalto agli avanzi dei supermercati, la merce ormai scaduta che viene abbandonata sulla strada.

SPESA NEL CASSONETTO 

Il Lidl di via Fabio Severo, le Cooperative operaie di Domio, i punti vendita della periferia come quelli del centro: nessuno è esente dal fenomeno. Supermarket-cassonetto: anche questa è Trieste. Spesso, a fare incetta di prodotti che hanno conosciuto tempi migliori, non sono emarginati o clochard ma anziani con la minima, famiglie indigenti, persone disoccupate. Cittadini al limite di quel ceto medio che ormai sta scomparendo, prima bastonato dall’euro, poi trafitto dalla recessione. Storie di ordinaria precarietà e disagio.

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SPRECO CIBO SUPERMARKET

Ci sono due o tre anziani che vengono con una certa frequenza qui, al Lidl di via Coroneo – ammette Enrico Rocca, un residente -: da casa mia li vedo arrivare e frugare tra i contenitori, non si tratta di barboni. Qualche volta – aggiunge un altro residente, Aldo Dimini – arriva anche una coppia, moglie e marito: lei attende in auto, lui prende la roba e risale. Avviene in pieno giorno. Non si prova più vergogna: il bisogno prevale sopra ogni cosa.
Nei contenitori trovano di tutto. Ma non tutto prendono: carne e pesce no, li lasciano là. Non vogliono rischiare di finire al Pronto soccorso. Prediligono il cibo confezionato: ancorché scaduto può risultare commestibile. Dal formaggio basta levare la muffa, della mela ammaccata resta comunque una metà mangiabile. Le corsie del supermercato, per queste persone, non sono evidentemente cosi’ accessibili: lo stomaco è vuoto, ma le tasche di più. Non tutti trovano il coraggio di rivolgersi alle istituzioni o alla Caritas per un aiuto. Preferiscono muoversi all’ombra, cibarsi con ciò che gli altri, i più fortunati, scartano. Una realtà limite, certo, ma sotto gli occhi di tanti. Se questi episodi rappresentano il sintomo più acuto di un progressivo impoverimento, ve ne sono altri meno eclatanti ma pur sempre emblematici di una difficoltà del vivere quotidiano: la lista del credito-consumo che si allunga, per esempio. Come spiega Daniela Visintin, titolare dell’omonima panetteria di piazza Carlo Alberto, a partire dal 2008 la tendenza ad acquistare la spesa estinguendo solo a fine mese il proprio debito si è accentuata.

CIBO SPRECATO NEL CASSONETTO

La clientela è sempre la stessa – afferma Daniela – e quindi capita, sovente, di “segnare” il conto. Due o tre famiglie lo fanno abitualmente e poi abbiamo una quarantina di persone che utilizzano occasionalmente questo sistema. Qualche anziano paga al momento in cui riscuote la pensione, qualche operaio a fine mese. Io mi fido, ma una volta mi è andata male. Purtroppo – aggiunge – c’è abbastanza crisi in giro e i negozi che forniamo non si trovano in una situazione migliore: c’e’ qualcuno che deve qualcosa come 6mila euro, frutto di quattro mesi di conti arretrati. Il fenomeno, nelle parole di Daniela Visintin, si e’ reso piu’ visibile durante le feste, perche’ magari qualcuno ha dovuto fare qualche regalo. C’e’ chi a fine mese sborsa 200 euro e chi 30 – conclude – dipende un po’ dalla persona e dal tipo di spesa. Io e mio marito, quando notiamo delle situazioni di difficolta’, pratichiamo dei piccoli sconti. E la merce che avanza la distribuiamo alle suore, affinche’ il cibo non venga sprecato. E poi c’e’ la fila ai discount: cittadini che per ovviare al caro-vita ripiegano sui magazzini dove si possono trovare prodotti alimentari sottomarca a un prezzo inferiore. Anche questa e’ austerity.

COME ELIMINARE GLI SPRECHI DI CIBO DURANTE GLI EVENTI:

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