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In canile il videogioco anti-abbandono

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Cosa c’è di peggio, per un cane, dell’essere abbandonato dal proprio padrone? Una cosa soltanto: essere abbandonato una seconda volta.
Il ritorno in canile a seguito di un’adozione sbagliata non è la regola, soprattutto in quelle strutture che svolgono un attenta valutazione degli aspiranti proprietari prima della consegna di un animale – e che monitorano la situazione anche dopo -, realizzando una proficua selezione. Tuttavia, i casi sono meno frequenti di quanto si possa pensare e nella somma dei circa 100 mila cani che ogni anno finiscono nei rifugi di tutta Italia (i dati del ministero della Salute, aggiornati al 2009, parlano di 92 mila all’anno, uno ogni due minuti) ci sono anche loro. Adottati forse con troppa leggerezza, magari solo per assecondare un capriccio, i «trovatelli di ritorno» sono quelli che più a fatica si abituano la vita da reclusi dietro le sbarre delle gabbie e quelli che più difficilmente avranno l’opportunità di essere nuovamente scelti.

CUCCIOLO VIRTUALE – E’ anche per cercare di contribuire a ridimensionare questo fenomeno che è nata la collaborazione tra la Lega nazionale per la difesa del cane e Nintendo Italia. Attraverso un videogioco, Nintendogs and cats, l’evoluzione del «vecchio» Nintendogs, uno dei titoli di maggiore successo della casa giapponese, di cui sono stati venduti circa 10 milioni di pezzi in Europa e 30 milioni nel mondo. I giocatori devono accudire un cucciolo di cane o di gatto prendendosene cura in tutto e per tutto, assecondando ogni sua esigenza proprio come se fosse reale: dandogli da mangiare, portandolo a spasso, toelettandolo, giocando con lui. E’ solo un gioco e l’animaletto è virtuale, per quanto siano previste alcune funzionalità, come il riconoscimento della voce del padrone, che lo rendono molto verosimile. Tuttavia, per quanto si tratti di fiction, rende bene l’idea di quanto possa essere gravoso l’impegno che richiede un pet che entra a far parte della famiglia. Di qui l’idea: dotare i canili gestiti dall’associazione di una console affinché, soprattutto quando l’aspirante proprietario è un ragazzino, non si arrivi impreparati all’appuntamento con l’amico scodinzolante. Che va nutrito, seguito, fatto uscire con o senza il sole, portato in vacanza. «Insomma, non è un oggetto e neppure un giocattolo – sottolinea l’avvocato Gian Luca Scagliotti, consigliere e responsabile della Lega nazionale per la difesa del cane -. La nostra associazione segue un’ottantina di canili in tutta Italia. Vorremmo vedere tutti i nostri cani adottati, vorremmo dover chiudere perché ci ritroviamo disoccupati in un’Italia dove i canili non servono più. Ma se anche questo è il nostro obiettivo, un cane ancorché trovatello non può essere sbolognato al primo che passa».

SIMULARE PER CAPIRE – Ma può un videogioco far capire cosa realmente comporti la gestione di un cane? «Dal virtuale al reale il passo può anche essere breve – si dice convinto Andrea Persegati, direttore generale di Nintendo Italia, un’azienda che non ha problemi a definirsi dog friendly al punto che nella propria sede di Vimercate è stato da tempo varato il dog friday, mutuato dal casual friday, il giorno in cui i dipendenti possono presentarsi in ufficio con il proprio amico a quattro zampe -. Avere un cucciolo vuol dire divertirsi, ma anche essere disposti ad impegnarsi. Con la console si realizza una sorta di adozione preventiva che, per chi è alla prima esperienza, può contribuire a dare un’idea dell’impegno che ci si sta per assumere». Un po’ come avviene con i simulatori di volo o di guida, insomma. In questo caso, gli aspiranti padroni possono «giocare» per un po’ con il cucciolo iniziando ad entrare nell’ottica di idee di un impegno che sarà emotivamente ricco, ma tutt’altro che agevole.

«CAMBIO DI MENTALITA’» – Edoardo Stoppa, il «fratello» degli animali di Striscia la Notizia, ha prestato il suo volto all’iniziativa. «Le persone normali si chiedono spesso come si possano abbandonare degli animali, eppure è qualcosa che continua a succedere. Le leggi contro questo tipo di atteggiamento in Italia ci sono, ma è difficile farle rispettare. Il cambiamento deve essere all’origine, nella testa delle persone, partendo proprio dai più piccoli».

MA IL PET NON E’ UN GIOCATTOLO – «Spesso i bambini si approcciano agli animali attraverso altri giocattoli, come ad esempio i peluches – sottolinea Roberto Marchesini, zooantropologo -. Questo però rischia di essere controproducente: un cane o un gatto non possono essere trattati come dei giochi. Con la giusta consapevolezza, invece, l’interazione tra un bambino e un animale può solo essere positiva e aiuta a crescere perché i quattrozampe di casa, i cani in particolare, sviluppano il senso di empatia, il rapporto con gli altri, il significato dell’amore incondizionato».