Come si riconosce la dipendenza da Internet

I sintomi più frequenti: ansia, irritabilità, sbalzi d'umore. E difficoltà a dormire regolarmente. Che cosa si può fare ogni giorno.

internet fa male e uno spreco di tempo

La dipendenza da Internet non si riconosce soltanto dal numero di ore che trascorriamo usando questo strumento entrato ormai in modo stabile nei nostri stili di vita. Ci sono sintomi chiari, dall’ansia all’irritabilità, dagli sbalzi d’umore alla perdita di interesse per cose, come un hobby, che pure seguivamo con cura.

I sintomi

I sintomi più evidenti della dipendenza da Internet sono:

  • Perdita di controllo:si prova a ridurre il tempo online, ma non ci si riesce.
  • Preoccupazione costante:pensare frequentemente a Internet, anche quando si sta facendo altro.
  • Aumento del tempo necessario:servono sempre più ore online per ottenere la stessa soddisfazione.
  • Trascurare la vita reale:studio, lavoro, sonno, attività fisica, relazioni o altri interessi vengono messi da parte.
  • Continuare nonostante le conseguenze:si continua a usare Internet anche se sta causando problemi personali, scolastici, lavorativi o familiari.
  • Irritabilità quando si è offline:nervosismo, agitazione o forte desiderio di tornare online.
  • Uso come fuga:Internet viene utilizzato soprattutto per sfuggire a tristezza, ansia, solitudine o stress.
  • Nascondere o minimizzare l’uso:mentire o ridurre quanto si è realmente stati online.
  • Alterazione del sonno:restare connessi fino a tardi o svegliarsi per controllare dispositivi e social.

Cause

  • Alterazioni strutturali: alcune ricerche neuroscientifiche mostrano che un uso compulsivo può modificare le aree cerebrali legate al controllo degli impulsi e alla gestione delle emozioni.
  • Meccanismo della dopamina: l’uso di Internet (come ricevere “like” o superare un livello in un gioco) attiva il sistema di ricompensa del cervello, rilasciando dopamina e creando un ciclo di gratificazione immediata che spinge a ripetere l’azione.
  • Disturbi preesistenti: ansia, depressione, disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e forte timore del giudizio altrui aumentano il rischio di rifugiarsi online.
  • Bassa autostima: le persone che faticano ad accettarsi nel mondo reale trovano nel web uno spazio dove potersi creare un’identità ideale e senza difetti.
  • Meccanismo di fuga (Coping): Internet viene spesso usato come una “valvola di sfogo” o un anestetico emotivo per scappare da traumi, stress quotidiano, solitudine o problemi familiari.
  • Fobia sociale e isolamento: la difficoltà a stringere relazioni faccia a faccia spinge a cercare il contatto umano esclusivamente dietro a uno schermo, dove ci si sente più protetti.
  • Pressione dei pari: il bisogno di sentirsi inclusi nel gruppo di amici o nei trend del momento costringe a rimanere costantemente connessi.

Tra le cause che più si stanno approfondendo negli ultimi tempi  c’è il modo con il quale i social network e i videogiochi sono pensati, creati e realizzati, per creare dipendenza, specie tra i giovani.

Dipendenza da internet in Italia

Il punto di partenza, per quanto riguarda giovani e giovanissimi, lo conosciamo tutti, genitori e nonni, molto bene. Non sprechiamo tempo a fare dibattiti insensati e fidiamoci, per esempio, di qualche dato fornito dalla Società italiana di pediatria. L’85 per cento dei giovanissimi italiani, tra gli 11 e i 17 anni, usano lo smartphone ogni giorno. E il 60 per cento di loro lo controlla appena sveglio e prima di andare a dormire. Uno dei risultati di questa diffusa compulsione è, per i giovanissimi, una perdita di quasi 7 ore settimanali di sonno, e in particolare il rischio dipendenza da smartphone è triplicato nel caso delle ragazze. C’è bisogno di aggiungere qualcosa per arrivare alla conclusione che siamo di fronte a una vera emergenza? Esageriamo se, pur riconoscendo l’essenzialità dell’apparecchio e il fatto che i giovani e giovanissimi non possono farne a meno, ci ribelliamo, sì, avete capito bene: non ci stiamo, a questa schiavitù?

Che cosa si può fare ogni giorno

E qui ci viene in aiuto proprio la Società italiana di pediatria, con due luci che accende e che vi segnaliamo. La prima: i gesti semplici, di buonsenso, per ridurre l’uso dei cellulari. Musica per le orecchie di Non sprecare, visto che ne parliamo spesso, partendo dal presupposto che i giovanissimi non si educano, specie in famiglia, con le urla, ma semmai discutendo, ragionando con le teste aperte e senza andare solo a caccia di divieti e prescrizioni, e rispettando i ruoli. Bastano piccoli gesti come questi: niente smartphone e tablet a tavola o durante una conversazione. Mai di notte. Mai prima di addormentarsi. Mai quando si attraversano le strisce pedonali. Mai quando si guida una macchina o una motocicletta. Vi sembrano esercizi duri come cucchiai di olio di ricino? Piuttosto genitori e nonni dovrebbero dare l’esempio, il buon esempio, e non essere i primi smanettoni in famiglia. Stesso discorso per la scuola: un conto è dare il doveroso e utile, per tutti, spazio alla tecnologia; altra cosa è non trovare modi di evitare le esagerazioni e cancellare qualsiasi strumento didattico che non sia un apparecchio tecnologico, una delle nostre protesi elettroniche.

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