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Il freddo, una “buona” scusa per abbuffarsi

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Se fa freddo, come in questi giorni, può venire la tentazione di ricorrere a piatti più ricchi del solito. Ma possiamo davvero permettercelo? Molti di noi probabilmente no. Infatti, proprio quando le temperature esterne sono più rigide, si tende a restare più a lungo in ambienti chiusi e riscaldati. E, secondo una revisione pubblicata da Obesity Reviews, proprio la progressiva riduzione dell’esposizione al freddo, che si è verificata negli ultimi decenni, potrebbe essere uno dei fattori che ha contribuito al dilagare dell’obesità. Tale comportamento, infatti, porta a ridurre sia la necessità di ricorrere alla termogenesi (produzione di calore da parte dell’organismo), sia la capacità di effettuarla. In altre parole, si riduce la capacità dell’organismo di produrre calore e quindi anche la spesa energetica necessaria per farlo.

 

Questo adattamento sembra coinvolgere tutti i fenomeni di termogenesi, che non avviene solo in risposta al freddo, ma anche quando mangiamo (termogenesi indotta dalla dieta). «In effetti — commenta Patricia Iozzo, ricercatore dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa — il comfort ci protegge da alcune malattie ma ci espone al rischio di svilupparne altre, come il sovrappeso. Quando la nostra capacità di effettuare termogenesi si riduce, bisogna mangiare meno o muoversi di più e ricordarci che le bevande alcoliche sono ricche di calorie e non aiutano a scaldarsi. Una strategia sulla quale molti esperti stanno lavorando è quella di aumentare la quantità o l’attività dei tessuti che hanno una grande capacità termogenetica, come il grasso bruno, presente in modeste quantità nell’età adulta, che ha la caratteristica di attivarsi con il freddo e produrre termogenesi consumando calorie.

Uno studio, appena pubblicato su Nature, suggerisce che l’attività fisica possa favorirne la formazione perché porterebbe il muscolo a produrre un ormone, “irisina” , che determina la trasformazione del grasso bianco in grasso bruno. «In inverno, dunque, dedicare una mezz’ora al giorno a una passeggiata, coperti ma non più del necessario, ha dunque un triplice valenza: alle calorie spese per l’attività fisica, si aggiungono quelle spese dal grasso bruno per produrre termogenesi, e per di più si incrementa la quantità stessa di questo prezioso grasso» conclude Saverio Cinti, direttore del laboratorio di anatomia e biologia cellulare dell’Università di Ancona e coautore dello studio pubblicato da Nature.