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Il foodj: oggi si cena con i prodotti scaduti

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Uno chef molto particolare, che porta la sua battaglia per il buon cibo e per la purezza degli alimenti in giro per l’Italia e nelle menti delle persone grazie alla musica e agli insegnamenti della bisnonna. Riprendiamo questa interessante intervista di Puntarella Rossa, pubblicata sul sito de Il Fatto Quodidiano, che parla di un personaggio al quale un po’ tutti potremmo ispirarci. 

Un Che Guevara in cappello e divisa da chef campeggia accanto allo slogan “la rivoluzione economica si fa a tavola” sul manifesto del Fooding Social Club. Nicola Difino, il fondatore del movimento, né è convinto. “Quando scegliamo un pomodoro a chilometro zero oppure made in Sud America stiamo facendo una scelta chiara e dettiamo le sorti dell’economia e dell’ambiente”.

Nick Difino è un 45enne giramondo pugliese, ex insegnante di inglese, pr di professione, cuoco e foodj per passione o come preferisce definirsi lui “un rivoluzionario, un militante per la difesa del cibo buono e salutare”.

Quali sono gli ingredienti necessari alla rivoluzione?

Per migliorare il mondo basterebbe orientarsi sui cibi a chilometro zero, consumare meno carne, ridurre il packaging, consumare locale ossia fare la spesa al negozietto sotto casa anziché al supermercato per incentivare la cultura e l’economia del territorio, leggere sempre le etichette e dedicarsi all’autoproduzione (non solo l’orto sul balcone, ma anche farsi il pane o la pasta a casa). Una tecnica fantastica suggerita dal professor Franco Berrino, oncologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è questa: Quando andate a fare la spesa, immaginate di avere accanto la vostra bisnonna: tutto quello che lei non riconoscerebbe non è un alimento”. Questo vuol dire che è necessario ridurre tutto all’osso, andare alla purezza di quello che mangiamo.

L’ultima sua performance è stata qualche giorno fa al Ricrea Festival, un appuntamento itinerante tra Lazio e Puglia dedicato ai piaceri della tavola, che nella tappa leccese ha avuto come tema centrale “Il riuso a tavola”. Anche il non spreco fa parte della rivoluzione?

Sto lavorando da tempo sul concetto di riuso e obsolescenza programmata, motivo per cui a gennaio ho fatto una cena con prodotti scaduti per aprire la mente delle persone e togliere qualche convenzione radicata. Ci sono alimenti che in verità non scadono; certo c’è un abbassamento della curva del valore organolettico, ma ci sono delle zone d’ombra in cui si può operare oltre la data indicata. A parte i prodotti freschi, gli altri sono flessibili. La cena è stata una provocazione, ovviamente. A Ricrea invece ho cucinato un pasto con ingredienti presi da quello che viene buttato alla chiusura del mercato. Ho preparato muffin al cavolo e formaggio, ratatouille di verdure, torta all’ananas e ciambella allo yogurt. Con la crisi la gente si sta ingegnando. Questo è il momento giusto per intervenire. La crisi è anche un’opportunità per rieducare le persone al cibo, al recupero (per esempio con i last minute market) e al riuso. La percentuale di cibo buttato è ancora troppo alta, dobbiamo imparare a reinventare gli alimenti a tavola.

Questi concetti li esprimi anche nei tuoi show cooking in giro per l’Italia, performance in cui ti presenti come foodj, in cosa consistono queste rappresentazioni?

È una formula in cui intervisto dei personaggi dello spettacolo in cucina, chiedo loro di portare dei dischi (preferibilmente dei vinili) e parliamo di tutto: musica, cibo e futuro. L’idea viene chiaramente dal programma di Andrea Pezzi di qualche anno fa, “Kitchen”, ma noi invece che andare in tv andiamo in mezzo al pubblico. La musica e il cibo sono due piaceri interconnessi ed ancestrali, in pratica è la gastrofonia teorizzata da Roy Paci: le note danno al buon cibo un’ulteriore vibrazione positiva. (Foto Ricrea Festival)