Greenpeace ha pubblicato una nuova indagine (che aggiorna le precedenti sullo stesso tema) dalla quale risulta che:
- IKEA contribuisce in modo determinante alla pressione sulle foreste antiche dei Carpazi in Romania
- i fornitori di IKEA hanno tagliato aree ad alta biodiversità (anche foreste secolari)
- circa 59 chilometri quadrati di foreste sono a rischio o già degradate in modo irreversibile
- la Romania è uno dei punti più critici in Europa per il disboscamento legato alla filiera del legno IKEA
La difesa di Ikea è basata su questi argomenti: tutto il legno raccolto in Romania è tracciato e certificato e i fornitori del gruppo sono tenuti al rispetto delle normative dei paesi dove operano.
La Romania ha la fortuna di ospitare una delle più importanti foreste primigenie del mondo. Qualcosa di unico in termini di habitat ed ecosistema. La protezione delle foreste è stata molto rigorosa durante tutto il periodo del regime comunista, custode, attraverso la catena montuosa dei Carpazi, della metà delle foreste secolari in Europa. Così mentre nell’Unione europea meno del 4 per cento delle aree boschive è rimasto intatto, la Romania ha conservato integre le sue foreste di abeti, faggi e querce.
Per avere un’idea di quanto è accaduto in Europa, basti pensare che ormai, all’interno del perimetro dei paesi dell’Unione, le foreste primarie, ancora integre, occupano il 3,1 per cento dei 159 milioni di ettari dell’intera superficie boschiva. Purtroppo, dopo la caduta del Muro nel 1989, anche la Romania è entrata nella lista nera dei paesi travolti dalla deforestazione, con selvagge forme di privatizzazioni che hanno riguardato anche il mercato degli alberi. Un mercato ricco, dove ha puntato gli occhi Ikea, visto che i mobili a basso costo si fanno innanzitutto con il legno ricavato da abeti e faggi.
Ogni anno Ikea ha bisogno di 2 milioni di alberi in più rispetto ai dodici mesi precedenti. Una crescita esponenziale di materia prima. La zona grigia delle foreste in Romania si presta benissimo a operazioni opache, in quanto tutta la catena, dal taglio degli alberi alla trasformazione in legname, è fuori controllo. In pratica: non esiste alcun tracciamento dell’albero trasformato in legname. Gli alberi tagliati vengono portati in un deposito, venduti a una segheria e trasformati in cippato e truciolato. Soltanto a questo punto interviene Ikea che acquista direttamente il legname mettendo poi il suo marchio.
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