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Fumare non fa dimagrire

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di Martina Saporiti

 

Nel mondo occidentale, sempre più coscienzioso e frustrato dal senso di colpa, gli ex fumatori diventano ogni giorno più numerosi. A fare loro compagnia sono gli obesi, eletti a cattivo simbolo delle ricche società moderne. Se due più due fa quattro, potremmo essere tentati di affermare che qualche boccata di sigarette aiuta a mantenersi in forma (almeno sulla bilancia). A confermare questa teoria era stato anche un recente studio condotto dai ricercatori di Yale e pubblicato su Science. La ricerca mostrava che la nicotina agisce sui centri nervosi del piacere, donandoci una sensazione di benessere simile a quella provata dopo aver mangiato un buon piatto di pasta, e concludeva che il fumo sarebbe quindi una specie di surrogato del cibo: regalerebbe una sensazione di sazietà che libera dal desiderio di mangiare.

A mischiare le carte in tavola però arriva ora uno studio della Nordic School of Public Health (Svezia) secondo cui fumare non garantisce affatto un corpo longilineo. Un colpo di grazia per i fumatori (soprattutto donne) che non rinunciano al vizio delle sigarette accampando scuse come la paura di ingrassare.

L’autrice della ricerca, Lisa Webb, ha misurato l’ indice di massa corporea (IMC, cioè il rapporto tra peso e altezza di un individuo, normale se compreso tra 18,50 – 24,99, preoccupante oltre 30) e il rapporto vita fianchi (WHR in inglese, che dovrebbe essere inferiore a 0,95 per gli uomini e 0,8 nelle donne) di circa 6 mila persone tra i 25 e i 65 anni di età, tra cui erano compresi fumatori, non fumatori ed ex. I dati sono stati raccolti in quattro anni diversi: 1985, 1990, 1995, 2002.

Le analisi hanno mostrato che i fumatori, donne e uomini, hanno un rapporto vita fianchi superiore a quello degli ex e non fumatori. Questo significa che i viziosi della sigaretta tendono ad accumulare più grasso nella zona addominale (assumendo la cosiddetta forma a mela). Tendenza questa allarmante perché può portare all’insorgenza di malattie cardiovascolari, all’ ipertensione, al diabete e molto altro. In più, almeno per le fumatrici, il WHR è aumentato nel corso degli anni dello studio. Per quanto riguarda l’ indice di massa corporea, invece, le donne che fumano tendono ad averlo più basso delle colleghe salutiste, mentre per gli uomini non è emersa alcuna differenza significativa tra le due categorie.

Da questi risultati Webb conclude che la preoccupazione di ingrassare se si smette di fumare non ha fondamenti certi. Sebbene per le donne WHR e IMC siano contrastanti, infatti, il fatto che negli uomini non ci siano differenze fondamentali tra fumatori e non in relazione all’indice di massa corporea, significa che il fumo non è sinonimo di magrezza. Il caso non è ancora chiuso, altre variabili dovrebbero essere prese in considerazione in questo tipo di studi, sia genetiche sia ambientali, ma rimane certo il fatto che fumare fa male, indipendentemente da quello che dice la bilancia.