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Educazione civica, sì alla legge per farla tornare materia di insegnamento a scuola. Firmate con noi

Bisogna raggiungere 50mila firme per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare. In campo i sindaci. Il 68 per cento degli italiani è favorevole. E ci sono già disegni di legge in Parlamento

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EDUCAZIONE CIVICA A SCUOLA

Aderiamo senza se e senza ma alla raccolta di firme, promossa dall’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), per presentare una legge di iniziativa popolare che consente di reintrodurre nelle scuole l’educazione civica (qui la proposta di legge e le indicazioni sui Comuni che hanno aderito all’iniziativa). Per sostenere la legge di iniziativa popolare promossa dall’Anci, e partecipare alla raccolta firme, bisogna rivolgersi al proprio Comune di residenza. 

Bisogna raccogliere 50mila firme per sbarcare in Parlamento, tutti i nostri lettori sono avvertiti, e riuscire così a riportare nel perimetro della formazione delle scuole primarie e secondare questa fondamentale materia. La proposta prevede almeno 33 ore per ogni anno scolastico e il riconoscimento dello status di una vera e propria materia autonoma. Non ciò che oggi esiste, ovvero un surrogato facoltativo, fatto di un generico insegnamento di «competenze per la cittadinanza e sulla Costituzione».

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LEGGE EDUCAZIONE CIVICA

Il percorso di questa battaglia culturale è appena iniziato (tra l’altro siamo in buona compagnia, visto che tra i firmatari ci sono anche il maestro Riccardo Muti, diversi rettori italiani e il filosofo Massimo Recalcati)  ma c’è molto entusiasmo, come dimostra il fatto che, per esempio, a Firenze, su iniziativa del sindaco Dario Nardella, sono stati messi dei gazebo in strada proprio per la raccolta delle firme. Con ottimi risultati. «Siamo in presenza di una svolta, dobbiamo tornare a insegnare ai ragazzi, il prima possibile, che cosa significa e quale sia il valore del vivere insieme, della comunità, della collettività» dice Matteo Biffoni, sindaco di Prato e presidente dell’Anci «Non si può costruire una società migliore pensando soltanto all’Io, e se tutti i nostri sindaci si mobilitano davvero per questa legge di iniziativa popolare non ci sarà alcun problema a raggiungere il tetto delle 50mila firme necessarie».

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L’Italia aveva un’ottima tradizione nel campo dell’educazione civica. Fu introdotta nel lontano 1958 dall’allora ministro dell’Istruzione, Aldo Moro, che affidò ai professori di storia, sia delle medie che delle superiori,  questa materia, con l’obbligo di fare almeno due ore di lezioni al mese. Poi il vento malandrino e le tossine del ’68 hanno fatto sì che, con straordinaria demagogia, l’educazione civica fosse spazzata via, considerandola una forma arcaica e reazionaria di educazione.  Così un beffardo e provinciale modernismo ha eliminato una materia che oggi (il dato è di una ricerca dell’Eurispes) il 67,8 per cento dei cittadini chiede a gran voce e che finalmente si sta riaffacciando, almeno come intenzioni, nelle aule parlamentari. Con una forte spinta popolare, non a caso dal basso, da quei sindaci che hanno il polso della vita quotidiana dei cittadini, delle loro esigenze e delle loro reali domande, e non vivono nella bolla del ceto politico nazionale.

FIRME PROPOSTA DI LEGGE EDUCAZIONE CIVICA A SCUOLA

Ma perché il ritorno dell’educazione civica come materia scolastica è così importante? La risposta a questa domanda è nei fatti. Abbiamo una abbassamento davvero preoccupante delle relazioni di base delle nostre comunità, facciamo sempre più fatica a stare insieme, a occuparci del “bene comune”, di ciò che appartiene alla collettività e non solo al sindaco. Basta dare un occhio a ciò che avviene nelle strade, nei marciapiedi, negli spazi verdi, delle nostre città. Degrado, abbandono, mancanza elementare di rispetto delle regole. Spazzatura ovunque, roba ancora gettata dai finestrini delle auto, biciclette prese in affitto e poi scaricate in qualche fiume.

Di educazione, e non solo civica, ne abbiamo bisogno come il pane. Tutti i giorni e a dosi massicce. E suggerisco agli autori della proposta di legge di non stare troppo a giocare con la riffa dei nomi, rincorrendo un presento cambiamento attraverso le sigle. Non c’è bisogno di cambiare nome all’educazione civica, chiamandola per esempio con un generico educazione alla cittadinanza; non bisogna inventare novità, ma solo lavorare per fare diventare legge una domanda che sale dalla maggioranza degli italiani. Tra l’altro, accanto alla legge di iniziativa popolare, per la quale l’Anci si è fatta carico di raccogliere le firme, in Parlamento giace già una proposta di legge, firmata dai deputati della Lega Massimiliano Capitanio e Giulio Centemero, che più o meno ha gli stessi contenuti della proposta Anci. Sarebbe il caso di accorpare le proposte, farne solo una, anche per avere un canale privilegiato per l’approvazione in Parlamento, e riportare così l’educazione civica nel perimetro della scuola italiana. Da dove è stata stupidamente espulsa.

QUALCHE IDEA PER RILANCIARE LA NOSTRA SCUOLA