Il nucleare sicuro non esiste

La scoperta dei ricercatori americani ha fatto gridare al nucleare pulito che potrebbe risolvere tutti in problemi energetici del mondo. Balle. I tempi sono troppo lunghi

FUSIONE NUCLEARE

IL NUCLEARE SICURO NON ESISTE

Il nucleare sicuro non esiste. Ogni volta che qualche governo prova a riaprire il dossier sul nucleare, dimenticando i referendum con i quali gli italiani hanno sepolto questa energia, torna in ballo la fake news sul “nucleare sicuro”. In realtà le nuove centrali, di quarta generazione, grazie a un processo di fissione, non producono emissioni di C02. Ma non per questo sono sicure, in quanto non esistono certezze scientifiche sulle scorie prodotte da queste centrali che ancora non sono operative, anche nei paesi che sottomettono su questa fonte energetica.

Il contagioso entusiasmo con il quale è stata accolta, anche in Italia e senza troppi approfondimenti, la notizia della fusione nucleare realizzata dai ricercatori americani, dimostra ancora una volta quanta demagogia e ignoranza, entrambe avvolte nelle nubi della malafede, circolino attorno a questo argomento.

FUSIONE NUCLEARE 

Per il momento i ricercatori sono riusciti a fondere due nuclei di idrogeno per crearne uno di elio, ricavando più energia di quella usata nel processo. La notizia è ottima, con prospettive per il futuro molto incoraggianti, e con opportunità ancora tutte da decifrare. Ma da qui a dire che, grazie a questa scoperta, avremo il nucleare pulito e sicuro che risolverà i problemi strutturali dei rifornimenti energetici e farà uscire il mondo dalla dipendenza dal carbone e dal petrolio, il passo non è affatto breve. E anzi, facendo confusione si rischia solo di creare false speranze e di alimentare fake news.

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FUSIONE NUCLEARE VANTAGGI E SVANTAGGI

Sicuramente questa tecnologia appena scoperta, e quindi ancora in una fase embrionale di ricerca e sviluppo, consente di produrre pochi residui radioattivi, non emette gas serra e azzera i rischi di incidenti, quelli che più spaventano le pubbliche opinioni quando si parla di nucleare. Ma i vantaggi di questo presunto miracolo che oggi possiamo considerare sicuri e spendibili per il cambio di paradigma energetico, finiscono qui. E semmai iniziano altri interrogativi che al momento non hanno alcuna risposta certa e rassicurante.

FUSIONE NUCLEARE E CRISI CLIMATICA

Il primo problema riguarda i tempi. Serviranno decenni, e lo dicono gli stessi autori della scoperta, prima che la nuova fusione nucleare possa tradursi in una produzione su larga scala di energia, in modo sicuro e affidabile. Decenni. E invece il mondo deve fare i conti con scadenze ben più ravvicinate. Per limitare l’aumento delle temperature globali a 1,5 gradi, obiettivo minimo per non essere travolti dalla crisi climatica, entro il 2030, le emissioni totali di anidride carbonica dovrebbero essere dimezzate entro il 2019 e quelle nette dovrebbero azzerarsi entro il 2050. Anche un bambino capisce che questi tempi sono incompatibili con l’eventuale progresso della fusione nucleare e della sua ricaduta a cascata sulla produzione energetica su scala mondiale.

FINANZIAMENTI PER FUSIONE NUCLEARE

Un secondo aspetto critico che dovrebbe mettere a tacere i cantori a buon mercato del salvifico nucleare, è il tema dei costi. Enormi. Non possiamo certo immaginare che i progressi sulla fusione nucleare più sicura e senza emissioni siano tutti a carico degli Statu Uniti. E se vogliamo stare in partita, dobbiamo mettere mano al portafoglio. Cosa che la Commissione europea ha già fatto in modo discutibile e poco trasparente: 5,6 miliardi di euro della spesa complessiva per la protezione del clima sono stati destinati alla ricerca sulla fusione nucleare. E sono stati così sottratti ad altri ambiti, per esempio gli incentivi alle rinnovabili. Tutto ciò è conveniente per noi europei? O rischiamo soltanto di sprecare soldi, e tanti?

FUSIONE NUCLEARE E REFERENDUM

Infine, per noi italiani c’è una questione molto delicata ma altrettanto chiara. Il nucleare è stato bocciato due volte, e con un voto a larghissima maggioranza, da due referendum popolari. Gli italiani non vogliono il nucleare. Punto. E non ci sarà mai un governo così autolesionista da sfidare l’opinione pubblica e riaprire davvero, al di là di qualche fumoso annuncio o auspicio, il capitolo del nucleare. Una scelta del genere segnerebbe la sua fine, e ciò significa che il nucleare in Italia è un discorso archiviato. Al momento, per sempre.

QUANTO COSTA UNA CENTRALE NUCLEARE

Prima di parlare della tecnologia, i sostenitori a buon mercato del ritorno al nucleare dovrebbero fare una riflessione sui costi. Non esiste un calcolo unitario per sapere la spesa necessaria per la costruzione di una nuova centrale, ma ci sono alcuni parametri. La Francia non ha mai abbandonato il nucleare e tra le ultime centrali, ancora non ultimate, c’è quella di Flamanville. iniziata nel 2007, non costerà meno di 12-13 miliardi di euro, e darà energia a una popolazione pari ai residenti nella città di Parigi. Domanda: qualcuno può davvero pensare che l’Italia abbia le risorse per un investimento del genere?

CENTRALI NUCLEARI DA SMANTELLARE

Intanto continuiamo a sprecare soldi con uno smantellamento delle centrali, previsto dopo il referendum del 1987, che procede a passo di lumaca. Il percorso doveva completarsi entro il 2019, con una spesa di 3,5 miliardi di euro, ma appena un terzo delle centrali sono state smantellate. Il carrozzone della Sogin, la società pubblica incaricata di guidare il processo di smantellamento, è ancora in piedi, con stipendi e appalti da distribuire. E le centrali sono ancora dove stavano quando funzionavano.

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