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Ecco i dieci punti contro lo smog

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La Società europea di medicina respiratoria è uscita oggi con un documento che si potrebbe definire storico. Lo sforzo, infatti, è stato quello di mettere in fila le prove principali della nocività dell’inquinamento atmosferico e di riconoscere questa come la causa principale di nocività di origine ambientale in Europa. Alla diagnosi, segue un decalogo di consigli per far valere le ragioni della prevenzione ambientale in campo europeo.

IL MESSAGGIO – Il messaggio, pubblicato sulla rivista European Respiratory Journal, è indirizzato in primo luogo ai legislatori della Unione europea, e chiede di tener conto di questo grido d’allarme quando si dovrà rimetter mano nei prossimi mesi alla Direttiva europea che fissa i limiti degli inquinanti nell’aria e delle nuove politiche anti-smog. Ecco, in sintesi, i dieci punti del documento, firmato dai più noti epidemiologi ambientali, fra cui Bert Brunekreef dell’Università di Utrecht e Francesco Forastiere del Servizio sanitario del Lazio.

IL DECALOGO
1 – I cittadini europei hanno diritto a un’aria sana, tanto quanto ne hanno al cibo e all’acqua priva di rischi sanitari. Detto così sembra una banalità, ma gli specialisti europei fanno notare che la direttiva europea che fissa attualmente i limiti di legge degli inquinanti (la 2008/50) non tutela in realtà la salute, ma è piuttosto un compromesso fra il voler minimizzare il danno sanitario e obiettivi realistici di tipo politico e tecnologico. Basti dire che il limite (che vale anche per la legge italiana) di 25 microgrammi /metro cubo per le polveri più sottili (2,5 micron) non è sufficiente a proteggere da rischi di tumori e infarti. Le linee guida dell’OMS, peraltro, sono di due volte e mezzo più restrittive, e anche la legislazione statunitense è più cautelativa. Senza contare che, in grandi città come Milano e Roma, i limiti di legge vengono costantemente superati. Stesso discorso vale per l’ozono: il limite in vigore in Europa è di 120 microgrammi/metro cubo (che non può essere superato per più di 25 giorni all’anno). Ebbene, questo limite è molto lontano dalla soglia precauzionale fissata dall’OMS (100 microgrammi/metro cubo), anch’esso peraltro non esenta da conseguenze sanitarie.
2 – Con i limiti consentiti attualmente in Europa (e i noti sforamenti), l’OMS ha stimato una perdita media di vita di 8,6 mesi pro capite (da un minimo di 3 mesi in Finlandia a un massimo di 13 mesi in Belgio e in Italia). Un conto pesantissimo, inaccettabile, che deve convincere le autorità nazionali ed europea a porre la riduzione dell’inquinamento atmosferico fra le priorità di salute pubblica.
3 – Ma su cosa conviene concentrare le nuove politiche? Gli esperti europei individuano due sostanze killer principali: il particolato fine (PM2,5) e l’ozono. E a sostegno della loro tesi citano una stima dell’American Cancer Society statunitense, pari a un incremento del 6-8% di mortalità a lungo termine per ogni aumento di 10 microgrammi/metro cubo di particolato fine. In soldoni, questo equivale (negli Stati Uniti, ma in Europa potrebbe valere qualcosa di simile) a più 130.000 morti in più all’anno a causa del particolato e 23.700 morti in più per l’esposizione all’ozono.
4 – Ci sono poi sostanze inquinanti scoperte relativamente da poco che hanno un effetto nocivo molto vicino alle fonti inquinanti, e che dunque esercitano il massimo danno nelle strade più trafficate e nelle residenze (e scuole) limitrofe. Sono le polveri ultrasottili e il Black Carbon, cioè il carbonio incombusto che esce dai tubi di scarico delle automobili.
5 – Anche le polveri più grossolane che vengono sollevate dalle auto da terra, e che sono frutto dall’usura di freni e pnuematici, esercitano un danno, soprattutto respiratorio. Vanno meglio studiate nei loro effetti, e minimizzate sia con opportuni miglioramenti tecnologici e trattamenti delle strade, sia evitando, per esempio, di spargere sui fondi stradali sabbie e altre sostanze che vanno ad alimentare l’inquinamento complessivo dell’aria.
6 – Un’altra fonte di inquinanti sono i motori Diesel, anche quelli dotati di filtri antiparticolato. Per complessi meccanismi chimico-fisici succede infatti che questi motori, soprattutto nelle condizioni di guida urbana, rilascino quantità notevoli di biossido di azoto, ben al di sopra dei limiti di legge, con danni notevoli a cuore e polmoni.
7 – Dobbiamo poi fare i conti con l’effetto combinato dell’aumento di temperatura dovuto al cambiamento climatico e lo smog. Le sempre più frequenti ondate di calore portano alle stelle le concentrazioni di ozono, con effetti consistenti in termini di mortalità, ricoveri e riacutizzazioni di asma nei bambini e nella popolazione più suscettibile alle allergie respiratorie. Non solo, il caldo favorisce anche gli incendi boschivi e le velenosissime nuvole di inquinanti che questi generano.
8 – Un’attenzione particolare va riservata anche alla combustione delle biomasse, sdoganate anche in Italia come fonti energetiche “sostenibili”, ma in realtà spesso molto inquinanti. Da temere sono soprattutto gli impianti più piccoli e senza controlli e filtri adeguati. Meglio, secondo gli esperti costruire centrali a biomasse più grandi e tecnologicamente avanzate.
9 – I limiti dettati dalle leggi nazionali antismog ingenerano nella popolazione un falso senso di sicurezza. Non si creda che rispettando questi non si abbiano conseguenze sulla salute. Purtroppo i limiti di sicurezza per il particolato, l’ozono, gli idrocarburi incombusti, gli ossidi di azoto, sono molto, ma molto bassi. Ben lontani, ancora da quelli che quotidianamente respiriamo, e che attualmente sono responsabili di 625 milioni di giorni di malattia all’anno nel vecchio continente.
10 – Ed ecco allora l’ultimo punto, il più politico del documento della Società europea di medicina respiratoria, un vero ultimatum lanciato agli amministratori, a partire dagli euroburocrati: le prossime leggi e direttive devono essere molto più cautelative e stringenti, gli investimenti molto più consistenti, e la qualità dell’aria deve diventare una priorità per la salute pubblica. Come in parte lo è diventata nelle più draconiane leggi statunitensi. Tutto ciò avrà costi straordinari? «E’ vero» conclude il coordinatore del decalogo Bert Brunekreef. «Ma ancora più straordinari saranno i risparmi sanitari e i disagi e le malattie risparmiati alla popolazione».