Il disturbo ADHD è riconosciuto nel manuale del DSM V (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), ossia il manuale di riferimento a livello internazionale per le patologie mentali, come un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e degli adolescenti in giovane età.Oggi è considerato una condizione di salute mentale pediatrica.
Indice degli argomenti
Chi colpisce
Sintomi
L’intensità sintomatica è variabile, soprattutto in base a fattori:
- Ambientali
- Sociali
- Comportamentali
- Biochimici
- Genetici
Prevalentemente, si sostiene, anche in base ai tanti studi a disposizione, che siano le condizioni ambientali e familiari a interferire maggiormente con l’intensità dei sintomi.
Per comprendere i sintomi sotto la lente d’ingrandimento, un bambino con ADHD manifesta:
- Difficoltà a completare attività che richiedono concentrazione
- Apatia nell’ascoltare ciò che gli viene detto
- Vivacità eccessiva: corre o si arrampica, salta sulle sedie
- Un’estrema facilità nel distrarsi
- Loquacità oltre i limiti, rispondendo anche prima di ascoltare il tutto
- Irrequietezza estrema, difficoltà anche nell’aspettare in coda
- Problemi di natura emotiva, dovuti anche a insuccessi scolastici e difficoltà relazionali
Ma non è tutto, i sintomi possono essere anche altri, a seconda del livello di gravità della patologia. In caso si pensi che il bambino possa soffrire di ADHD, è bene rivolgersi a uno specialista, dal pediatra allo psicologo o al neuropsichiatra infantile.
Cause genetiche
Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato che i familiari di bambini con ADHD hanno un rischio maggiore di sviluppare a loro volta il disturbo. In particolare, i bambini con un genitore che ha l’ADHD hanno probabilità significativamente più alte di manifestare lo stesso disturbo rispetto ai bambini con genitori senza ADHD.
- Le ricerche sui gemelli monozigoti (identici) e dizigoti (non identici) hanno dimostrato che l’ADHD ha una componente ereditaria. Se un gemello monozigote ha ADHD, c’è una probabilità molto più alta che anche l’altro gemello lo sviluppi. Questo suggerisce che la genetica gioca un ruolo importante, anche se l’ADHD non è dovuto solo alla genetica.
- Gli studi familiari che esaminano le famiglie di persone con ADHD hanno evidenziato che i genitori e i fratelli di un bambino con ADHD sono più propensi a mostrare sintomi simili, confermando l’esistenza di una predisposizione genetica.
Le cause collegate alla Tv
Le cause collegate ai dispositivi elettronici
Test per fare la diagnosi di ADHD
Per ottenere una diagnosi efficace di ADHD occorre individuare la presenza di sintomi comuni con la somministrazione di test.
Lo specialista in psicologia o psichiatria infantile potrà fornire test come la Bia, questionari o scale di valutazione che hanno il compito di indagare sulla qualità e sull’intensità dei sintomi.
Oggi ancora non vi è un test unico per diagnosticare il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Quindi, la valutazione necessita dell’utilizzo di diversi strumenti. Questo accade perché ogni bambino diagnosticato con ADHD può avere un profilo neuropsicologico anche tanto differente l’uno dall’altro, il che richiede un’attenta valutazione.
I test per la diagnosi di Adhd richiedono anche altri interventi esterni come:
- Il coinvolgimento di genitori
- L’ausilio degli insegnanti
- La presenza di figure vicine al bambino
Questo serve a verificare se i problemi si riscontrano solo in un determinato contesto o in diversi. Di fatto, l’ADHD è diagnosticata al bambino solo se certi sintomi sono presenti in numerosi contesti di vita e non solo se si manifestano in 1 o 2 contesti.
Cure e terapie
Le cure per l’ADHD possono essere di diverso tipo. Un approccio può essere quello terapeutico, attraverso un processo di terapia psicologica personalizzata. D’altro canto, il trattamento può prevedere anche la somministrazione di farmaci specifici, in particolar modo, il Ritalin®, che ha come principio attivo il metilfenidato. Altre medicine possono essere alcune anfetamine.
L’approccio preferito è il trattamento teraupetico, privo di rischi o effetti collaterali, e soprattutto, utile anche per tempi prolungati. Il miglior metodo non esiste, deve essere studiato per ogni singolo paziente in base alle difficoltà personali. Questo metodo deve avere un buon equilibro che sappia leggere tra i benefici e i rischi, così da condurre il bambino affetto da ADHD verso uno sviluppo più sano.
Ricorrere ai trattamenti farmacologici, invece, deve essere una soluzione ben studiata e derivata da una diagnosi attenta, basata su numerosi test, questionari, interviste e impiego di altri strumenti per valutare le condizioni del bambino. In questo modo, si valuterà qual è il miglior farmaco da somministrare e in che dosi, così da diminuire al minimo i rischi del trattamento.
Al momento attuale esistono terapie e trattamenti farmacologici che possono attenuare e ridurre i sintomi dell’ADHD. Essendo, tuttavia, una condizione cronica, gli effetti funzionano fino a quando le terapie sono in atto. Dal momento che si smette con le cure, i sintomi dell’iperattività riemergeranno poiché sopiti e controllati dal trattamento. Eliminati i farmaci, la condizione clinica permane. Al momento, gli stimolanti e l’atomoxetina risultano i più efficaci nel ridurre la gravità dei sintomi dell’ADHD, ma il loro effetto sulla qualità della vita non viene considerato significativo.
Risulta, quindi, indispensabile essere a conoscenza dei maggiori fattori di rischio e cercare di ottenere una diagnosi precoce, prima che possano verificarsi problemi, anche nel lungo tempo. Quanto a terapie non farmacologiche, sono molto usate la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia dialettica comportamentale, il training cognitivo e gli interventi di neurostimolazione. Altre tecniche che si stanno testando, talvolta con discreti risultati, sono quelle di mindfulness.
Prevenzione
Il disturbo dell’attenzione si può provare a prevenire con un serie di interventi che riguardano gli adulti, i bambini e persino i neonati prima, durante e dopo la gravidanza.
Gli interventi più efficaci sul piano preventivo sono:
- Avere relazioni umane intense, dense e costanti. Sia da bambini sia da adulti.
- Ridurre allo stretto necessario, e sulla base dell’età, l’esposizione dei bambini davanti alla Tv, cercando di guardarla in compagnia dei genitori o dei fratelli e sorelle grandi.
- Seguire le indicazioni dei Pediatri italiani e delle comunità scientifiche: evitare assolutamente l’uso di smartphone, tablet e altri dispositivi digitali nei bambini sotto i 6 anni e da quel momento consentire solo un uso limitatissimo , e controllato, fino a 13 anni; considerare l’età minima di 13 anni per attivare un profilo social.
- Coltivare un buon rapporto con il sonno, che pulisce il cervello e riduce i rischi di deficit di attenzione.
- Studiare e lavorare in ambienti che siano il più possibile accoglienti.
- Durante la gravidanza è importante che le donne in gravidanza seguano uno stile di vita sano, evitando il consumo di alcol, tabacco e droghe, e limitando l’esposizione a sostanze tossiche, poiché queste possono influenzare negativamente lo sviluppo cerebrale del feto.
- Interventi precoci: se un bambino mostra segni di difficoltà nell’attenzione o nel comportamento, è utile intervenire precocemente. Gli interventi psicopedagogici, come tecniche di gestione del comportamento e strategie per migliorare la concentrazione, possono essere utili.
- Educazione positiva e supporto emotivo: un ambiente familiare positivo, dove il bambino riceve amore, supporto e attenzione, può contribuire al suo benessere psicologico. Le tecniche di educazione positiva possono aiutare a gestire i comportamenti difficili e prevenire un peggioramento dei primi sintomi.
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