Come Tv e smartphone possono provocare il Disturbo da deficit di attenzione (ADHD) nei bambini

Gli studi scientifici che mettono in evidenza le possibili implicazioni. Il problema riguarda il 5 per cento dei bambini, ma anche il 2,5 per cento della popolazione adulta.

Adhd disturbo da deficit di attenzione e iperattività

Il disturbo ADHD è riconosciuto nel manuale del DSM V (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), ossia il manuale di riferimento a livello internazionale per le patologie mentali, come un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e degli adolescenti in giovane età.Oggi è considerato una condizione di salute mentale pediatrica.

Chi colpisce

Nell’età pediatrica il disturbo ADHD viene ormai considerato il  più frequente dell’infanzia: colpisce il 5 per cento dei bambini,m in generale, e il 7-8 per cento in età scolare: In età adulta, invece, la popolazione affetta da ADHD è pari al 2,5 per cento del totale e il 70 per cento sono adulti che avevano una diagnosi di ADHD da bambini e continuano a presentare una compromissione funzionale. 

Sintomi

 I sintomi del disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività si caratterizzano per la

L’intensità sintomatica è variabile, soprattutto in base a fattori:

  • Ambientali
  • Sociali
  • Comportamentali
  • Biochimici
  • Genetici

Prevalentemente, si sostiene, anche in base ai tanti studi a disposizione, che siano le condizioni ambientali e familiari a interferire maggiormente con l’intensità dei sintomi.

Per comprendere i sintomi sotto la lente d’ingrandimento, un bambino con ADHD manifesta:

  • Difficoltà a completare attività che richiedono concentrazione
  • Apatia nell’ascoltare ciò che gli viene detto
  • Vivacità eccessiva: corre o si arrampica, salta sulle sedie
  • Un’estrema facilità nel distrarsi
  • Loquacità oltre i limiti, rispondendo anche prima di ascoltare il tutto
  • Irrequietezza estrema, difficoltà anche nell’aspettare in coda
  • Problemi di natura emotiva, dovuti anche a insuccessi scolastici e difficoltà relazionali

Ma non è tutto, i sintomi possono essere anche altri, a seconda del livello di gravità della patologia. In caso si pensi che il bambino possa soffrire di ADHD, è bene rivolgersi a uno specialista, dal pediatra allo psicologo o al  neuropsichiatra infantile.

Cause genetiche

Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato che i familiari di bambini con ADHD hanno un rischio maggiore di sviluppare a loro volta il disturbo. In particolare, i bambini con un genitore che ha l’ADHD hanno probabilità significativamente più alte di manifestare lo stesso disturbo rispetto ai bambini con genitori senza ADHD.

  •  Le ricerche sui gemelli monozigoti (identici) e dizigoti (non identici) hanno dimostrato che l’ADHD ha una componente ereditaria. Se un gemello monozigote ha ADHD, c’è una probabilità molto più alta che anche l’altro gemello lo sviluppi. Questo suggerisce che la genetica gioca un ruolo importante, anche se l’ADHD non è dovuto solo alla genetica.
  • Gli studi familiari che esaminano le famiglie di persone con ADHD hanno evidenziato che i genitori e i fratelli di un bambino con ADHD sono più propensi a mostrare sintomi simili, confermando l’esistenza di una predisposizione genetica.

Le cause collegate alla Tv

 Molte ricerche, negli ultimi anni, hanno approfondito il collegamento tra il Disturbo da deficit di attenzione dei bambini e l’eccessiva esposizione agli schermi televisivi. Tra questi studi, uno dei più importanti, che ha fatto epoca e ha dato una svolta alle ricerche in questo, è lo studio pubblicato nel 2014 sulla rivista Pediatrics, intitolato Early Television Exposure and Subsequent Attentional Problems in Children, firmato dai ricercatori del Children’s Hospital and Regional Medical Center di Seattle,.
Gli studiosi hanno scoperto che ogni ora in più di televisione al giorno durante la prima infanzia (dai 1 ai 3 anni) era associata a un aumento dei sintomi di disattenzione e iperattività in età scolare. Più precisamente, i bambini che hanno  trascorso più tempo davanti alla TV da piccoli tendono  a mostrare maggiori difficoltà di attenzione e maggiore impulsività quando diventano più grandi.  Inoltre, l’uso eccessivo di TV riduce il tempo dedicato ad attività fisiche o interazioni sociali, che sono importanti per lo sviluppo cerebrale del bambino.

Le cause collegate ai dispositivi elettronici

 Dopo gli approfondimenti sul rapporto tra l’espansione dell’ADHD e lo spreco dell’eccessivo tempo trascorso dai bambini davanti alla tv, che tanti genitori hanno pensato bene di trasformare in una sorta di baby sitter a costo zero, sono arrivati gli studi che invece hanno puntato il il focus  sulla relazione tra dispositivi digitali e attenzione nei bambini. Tra questi, forse il più importante e completo, e comunque quello che sintetizza benissimo la situazione arriva dalla  Harvard Medical School, ha come titolo Digital Screen Media and Cognitive Development” ed è stato pubblicato nel 2017  sulla rivista Pediatrics.  I ricercatori hanno dimostrato che i bambini che trascorrevano più di un’ora al giorno sui dispositivi mobili mostravano ritardi nello sviluppo delle abilità cognitive, con difficoltà evidenti nella capacità di concentrazione, nel controllo degli impulsi e nell’auto-regolazione. In particolare gli smartphone forniscono stimoli rapidi e continui (notifiche, giochi, social media), che possono allenare il cervello dei bambini a rispondere a stimoli immediati invece che a concentrarsi su attività che richiedono pazienza e impegno a lungo termine. Le notifiche e gli aggiornamenti dei social media, invece, possono interrompere frequentemente le attività, creando una difficoltà nel mantenere l’attenzione su compiti importanti. L’uso prolungato dei dispositivi elettronici riduce il tempo dedicato a giocare all’aperto o ad altre attività fisiche che sono essenziali per lo sviluppo equilibrato del cervello e delle capacità cognitive.

Test per fare la diagnosi di ADHD

Per ottenere una diagnosi efficace di ADHD occorre individuare la presenza di sintomi comuni con la somministrazione di test.

Lo specialista in psicologia o psichiatria infantile potrà fornire test come la Bia, questionari o scale di valutazione che hanno il compito di indagare sulla qualità e sull’intensità dei sintomi.

Oggi ancora non vi è un test unico per diagnosticare il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Quindi, la valutazione necessita dell’utilizzo di diversi strumenti. Questo accade perché ogni bambino diagnosticato con ADHD può avere un profilo neuropsicologico anche tanto differente l’uno dall’altro, il che richiede un’attenta valutazione.

I test per la diagnosi di Adhd richiedono anche altri interventi esterni come:

  • Il coinvolgimento di genitori
  • L’ausilio degli insegnanti
  • La presenza di figure vicine al bambino

Questo serve a verificare se i problemi si riscontrano solo in un determinato contesto o in diversi. Di fatto, l’ADHD è diagnosticata al bambino solo se certi sintomi sono presenti in numerosi contesti di vita e non solo se si manifestano in 1 o 2 contesti.

Cure e terapie

Le cure per l’ADHD possono essere di diverso tipo. Un approccio può essere quello terapeutico, attraverso un processo di terapia psicologica personalizzata. D’altro canto, il trattamento può prevedere anche la somministrazione di farmaci specifici, in particolar modo, il Ritalin®, che ha come principio attivo il metilfenidato. Altre medicine possono essere alcune anfetamine.

L’approccio preferito è il trattamento teraupetico, privo di rischi o effetti collaterali, e soprattutto, utile anche per tempi prolungati. Il miglior metodo non esiste, deve essere studiato per ogni singolo paziente in base alle difficoltà personali. Questo metodo deve avere un buon equilibro che sappia leggere tra i benefici e i rischi, così da condurre il bambino affetto da ADHD verso uno sviluppo più sano.

Ricorrere ai trattamenti farmacologici, invece, deve essere una soluzione ben studiata e derivata da una diagnosi attenta, basata su numerosi test, questionari, interviste e impiego di altri strumenti per valutare le condizioni del bambino. In questo modo, si valuterà qual è il miglior farmaco da somministrare e in che dosi, così da diminuire al minimo i rischi del trattamento.

Al momento attuale esistono terapie e trattamenti farmacologici che possono attenuare e ridurre i sintomi dell’ADHD. Essendo, tuttavia, una condizione cronica, gli effetti funzionano fino a quando le terapie sono in atto. Dal momento che si smette con le cure, i sintomi dell’iperattività riemergeranno poiché sopiti e controllati dal trattamento. Eliminati i farmaci, la condizione clinica permane. Al momento, gli stimolanti e l’atomoxetina risultano i più efficaci nel ridurre la gravità dei sintomi dell’ADHD, ma il loro effetto sulla qualità della vita non viene considerato significativo.

Risulta, quindi, indispensabile essere a conoscenza dei maggiori fattori di rischio e cercare di ottenere una diagnosi precoce, prima che possano verificarsi problemi, anche nel lungo tempo. Quanto a terapie non farmacologiche, sono molto usate la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia dialettica comportamentale, il training cognitivo e gli interventi di neurostimolazione. Altre tecniche che si stanno testando, talvolta con discreti risultati, sono quelle di mindfulness.

Prevenzione

Il disturbo dell’attenzione si può provare a prevenire con un serie di interventi che riguardano gli adulti, i bambini e persino i neonati prima, durante e dopo la gravidanza.

Gli interventi più efficaci sul piano preventivo sono:

  • Avere relazioni umane intense, dense e costanti. Sia da bambini sia da adulti.
  • Ridurre allo stretto necessario, e sulla base dell’età, l’esposizione dei bambini davanti alla Tv, cercando di guardarla in compagnia dei genitori o dei fratelli e sorelle grandi.
  • Seguire le indicazioni dei Pediatri italiani e delle comunità scientifiche:  evitare assolutamente  l’uso di smartphone, tablet e altri dispositivi digitali nei bambini sotto i 6 anni e da quel momento consentire solo un uso limitatissimo , e controllato, fino a 13 anni; considerare l’età minima di 13 anni per attivare un profilo social.
  • Coltivare un buon rapporto con il sonno, che pulisce il cervello e riduce i rischi di deficit di attenzione.
  • Studiare e lavorare in ambienti che siano il più possibile accoglienti.
  • Durante la gravidanza è importante che le donne in gravidanza seguano uno stile di vita sano, evitando il consumo di alcol, tabacco e droghe, e limitando l’esposizione a sostanze tossiche, poiché queste possono influenzare negativamente lo sviluppo cerebrale del feto.
  • Interventi precoci: se un bambino mostra segni di difficoltà nell’attenzione o nel comportamento, è utile intervenire precocemente. Gli interventi psicopedagogici, come tecniche di gestione del comportamento e strategie per migliorare la concentrazione, possono essere utili.
  • Educazione positiva e supporto emotivo: un ambiente familiare positivo, dove il bambino riceve amore, supporto e attenzione, può contribuire al suo benessere psicologico. Le tecniche di educazione positiva possono aiutare a gestire i comportamenti difficili e prevenire un peggioramento dei primi sintomi.

Leggi anche:

Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?