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Dall’Ue l’etichetta contro il falso made in Italy

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Il nuovo regolamento dell’etichettatura obbligatoria, sostitutiva della vecchia direttiva del 1979 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, obbliga, infatti, ad indicare in etichetta la provenienza degli ingredienti agricoli (farina, olio, latte, ortaggi etc) qualora la descrizione e/o la illustrazione dell’alimento possa indurre in errore i consumatori sulla sua natura, identità, qualità e composizione.

L’Italian sounding – ovvero chiamare un prodotto con un nome simile a quello originale del "made in Italy" come per esempio il Parmesan – provoca danni al settore per circa 60 miliardi all’anno. A causa di limitazione dell’accesso ai mercati e alla concorrenza sleale di prodotti a basso costo che imitano quelli originali. Senza contare il danno di immagine all’estero per il made in Italy agroalimentare.

Tra le novità previste dal nuovo regolamento Ue figurano la  dichiarazione nutrizionale obbligatoria (vale a dire il contenuto energetico e le percentuali di grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale che dovranno essere indicate sull’imballaggio in una tabella comprensibile); l’evidenziazione della presenza di allergeni (che saranno evidenziati nella lista degli ingredienti per consentire al consumatore di individuarle più facilmente nei prodotti alimentari); il divieto alle indicazioni fuorvianti sulle confezioni (gli imballaggi alimentari, riguardo all’aspetto, alla descrizione e alla presentazione grafica, saranno resi più comprensibili); la dimensione minima per rendere leggibili le etichette (le diciture obbligatorie sulle etichette dovranno avere caratteri tipografici minimi non inferiori a 1,2 mm (prendendo come riferimento la “x” minuscola), oppure 0,9 mm se le confezioni presentano una superficie inferiore a 80 cm2); e la scadenza degli alimenti, che dovrà essere presente anche sui prodotti confezionati singolarmente. 

C’è un però: il nuovo regolamento entrerà in vigore non prima di cinque anni.

Viene da chiedersi cosa succederà per il vino, che contiene prodotti allergeni che non vengono oggi riportati in etichetta. Tema sul quale Ecoseven.net si è molto prodigato nei mesi scorsi. Latte e uova sono infatti usati per ammorbidirne il gusto e arrotondarne i sapori. E sebbene la direttiva 68 del 2007 dell’Unione europea sui prodotti alimentari già prevedesse di riportare in etichetta l’uso di derivati del latte (la caseina), delle uova (l’albumina), e dei cereali (il glutine) perché allergeni, da Bruxelles avevano spostato solo per il vino la scadenza al 30 giugno 2012 in attesa di valutazioni da parte dell’Efsa. Ma ora anche la nuova normativa europea "vuole" che si riporti in etichetta l’uso di ingredienti che possono dare allergia.

Ecoseven