Da trash food a green food | Non Sprecare
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Da trash food a green food

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Da un’indagine dell’ADOC risulta che ogni famiglia italiana butta nella spazzatura cibo per un valore di 560,00 euro all’anno. Secondo una ricerca americana pubblicata da PloS ONE, negli USA il 40% del cibo comprato viene poi gettato. I consumatori occidentali comprano troppo cibo, il sistema di produzione ne produce troppo. In questo modo si crea un circolo vizioso difficile da interrompere. Lo spreco si accumula e si autoalimenta, creando un buco nero che inghiotte cibo ancora commestibile e danneggia l’ ambiente.

Nel 2008, le 187 tonnellate di latticini buttate via dalle famiglie britanniche hanno determinato un’emissione di 640.000 tonnellate di Co2. Cifre preoccupanti, che vanno moltiplicate per numero di Paesi e combinate con gli effetti dello sfruttamento di migliaia di ettari di terreni usati per produrre cibo che nessuno consumera’. Nel suo libro “Sprechi: il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare”, edito in Italia da B. Mondadori, Tristram Stuart denuncia gli sprechi alimentari e le ripercussioni sull’ambiente ad esso connesse.

Tristram – laureato a Cambridge e freegan, ovvero divoratore di quanto e’ gettato via nei cassonetti- , riporta una serie di dati da lui stesso raccolti nel corso di una ricerca che lo ha portato dalla Gran Bretagna al Giappone, attraversando mezzo mondo. Tristram spiega che lo spreco si accumula lungo tutta la filiera alimentare, comincia dalla produzione e termina nelle pattumiere dei consumatori. Nel suo libro presenta tra gli altri i dati ottenuti dall’esame di duemila cassonetti di abitazioni private, effettuato in Gran Bretagna dal Waste and Resources Action Programme (WRAP): pane, frutta ammaccata ma commestibile, e vasetti di yogurt vengono giornalmente gettati in quantita’ allarmanti. Per dimostrare che il cibo scartato e’ nella maggioranza dei casi ancora buono e sano, Tristram e’ passato dalla teoria alla mobilitazione di massa.

Il 16 dicembre 2009 ha organizzato a Trafalgar Square, nel cuore di Londra, un pranzo al quale hanno partecipato 5.000 persone.

Si e’ trattato di un pranzo a km 0 e a costo zero, preparato con cibo di scarto che i grandi supermercati britannici come Sainsbury’s, Waitrose o Tesco avrebbero distrutto perche’ vicino alla data di scadenza (ma non scaduto!) o esteticamente non perfetto? In quell’occasione sono state servite 3.500 porzioni di curry, 3 tonnellate di frutta e verdura cruda e circa mezza tonnellata di frullati: la folla presente era stupita che tanto bendiddio fosse in realta’ cibo di scarto.

La replica di questo pranzo e’ avvenuta lo scorso 11 aprile, all’Arcola Theatre sempre a Londra, con lo stesso successo. Tristram ha organizzato questi pranzi per lanciare un grido di allarme e dimostrare se le nazioni ricche smettessero di buttare via cosi’ tanto cibo, oltre alla fame, diminuirebbe la pressione esercitata sugli ecosistemi naturali del pianeta. A tutti gli effetti lo spreco di cibo e’ si’ un problema etico e politico, ma in primis una questione ambientale, strettamente connessa ai meccanismi di produzione, trasporto e smaltimento dei prodotti alimentari.

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