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«Cuore stanco» per un over 65 su due

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Gli italiani con più di 65 anni hanno il «cuore stanco»: non ha ancora dato segni evidenti di «cedimento», ma non funziona più come una volta. È un cuore nell’anticamera dello scompenso cardiaco, che pure è abbastanza frequente fra gli italiani: ne soffre il 6.5 per cento degli over 65, il 13 per cento di chi ha più di 70 anni.
 

PREDICTOR – Sono i risultati dello Studio Predictor, discussi poco tempo fa a Firenze al congresso «Conoscere e curare il cuore 2011» del Centro per la Lotta contro l’Infarto- ONLUS . Lo Studio Predictor è stato condotto nel Lazio su 2000 persone fra 64 e 84 anni, rappresentative della popolazione generale: tutti i partecipanti sono stati visitati e sottoposti a elettrocardiogramma ed ecocardiogramma, un esame fondamentale per riconoscere la presenza di una disfunzione ventricolare cardiaca. Inoltre, si è anche misurato nel sangue il BNP, o peptide natriuretico, che è fortemente indicativo di scompenso: se il valore è normale, l’eventualità di scompenso può essere esclusa con certezza. I dati raccolti sono molto interessanti perché fotografano il cuore degli anziani italiani: il 6.5 per cento degli over 65 è risultato avere uno scompenso già manifesto, con i classici sintomi come affanno, tosse, edema: nella popolazione con più di 70 anni la percentuale sale al 13 per cento. Ma quello che più colpisce è la massa di persone con una disfunzione cardiaca lieve, senza sintomi, che però prelude allo sviluppo di uno scompenso vero e proprio: ce l’ha il 45 per cento degli over 65, il 60 per cento degli ultrasettantenni. «C’è poi un 8-10 per cento di pazienti con una disfunzione moderata o grave, molto vicina allo scompenso, che però non dà ancora sintomi», aggiunge Alessandro Boccanelli, direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma e coordinatore della ricerca.
 

DIAGNOSI PRECOCE – Boccanelli, snocciolando i dati raccolti, spiega che gli anziani italiani presentano molti fattori di rischio per lo scompenso: «Lo sono l’ipertensione, il diabete e le malattie cardiovascolari. Ebbene, il 57 per cento del nostro campione è risultato iperteso, il 36 per cento ha alterazioni del colesterolo e dei trigliceridi, il 19 per cento soffre di diabete. Abbiamo trovato precedenti malattie cardiovascolari in una persona su tre; l’11 per cento degli over 75 ha la fibrillazione atriale, l’8 per cento degli uomini e il 3 per cento delle donne hanno già avuto un infarto». Questo significa che dopo i 65 anni tanti hanno le premesse per poter andare incontro allo scompenso, che infatti non è per nulla raro. Ed è molto più serio di quello che si può credere: «Quando lo scompenso cardiaco si manifesta con sintomi, l’aspettativa di vita è inferiore a quella di chi si ammala di uno dei più comuni tipi di cancro – spiega Boccanelli –. Lo scompenso è la principale causa di ricovero dopo il parto, costa tantissimo alla società. Ma i nostri dati dimostrano che sarebbe possibile «intercettarlo»prima che diventi grave: se infatti identifichiamo i pazienti con disfunzione cardiaca lieve possiamo curarli e impedire che il problema si aggravi, regalando loro anni di vita». Come riconoscere chi ha una disfunzione lieve, visto che non dà sintomi? «Il medico di base deve selezionare fra i suoi pazienti quelli che hanno le caratteristiche che potrebbero far supporre un inizio di scompenso: chi ha la pressione alta, è diabetico, ha avuto un problema cardiovascolare e così via – risponde il cardiologo –. Questi soggetti andrebbero quindi sottoposti ai test che anche noi abbiamo fatto nel nostro studio: ecocardiografia, un test del BNP nel sangue. In questo modo si potrebbe identificare quell’anziano su due che ha il cuore stanco e salvare tanti dall’insufficienza cardiaca».