Questo sito contribuisce all'audience di

Tenete a distanza il pregiudizio, prendete tempo prima di valutare. Allontanatelo con forza, prima che diventi una irrefrenabile non verità

Il pregiudizio sta vincendo il braccio di ferro con il giudizio. Diceva Einstein: «È più facile scindere un atomo che abolire un pregiudizio». E invece gli antidoti ci sono: ecco quelli che suggeriamo. Ricordando Cechov che ha parlato perfino di un’utilità del pregiudizio. E segnalando un libro che aiuta a capire come nasce e come si sviluppa.

Condivisioni

COME COMBATTERE IL PREGIUDIZIO

Il pregiudizio sta vincendo il braccio di ferro con il suo contrario, il giudizio. Nel secondo, infatti, si esercita il senso critico, si guardano tutti gli angoli e gli spigoli di una cosa prima di provare a dare una valutazione, si respira profondamente e non si parla per slogan. Il pregiudizio, invece, si alimenta con la semplificazione, anche di cose per loro natura complesse, e con l’idea di fare battute a effetto, dando risposte più emotive che reali. Il giudizio, se pacato e convinto, avvicina. Il pregiudizio allontana, e dunque separa.

LEGGI ANCHE: Bufale sul web: la guerra è iniziata. Ecco come si vince e come si combatte

COME EVITARE IL PREGIUDIZIO

Già l’etimologia della parola ci aiuta a capire quanto sia labile il confine tra il pregiudizio e la realtà. E quindi tra la bugia e la verità. La parola deriva dal latino prae, che di fatto significa prima, e iudicium, ovvero giudizio. Insomma: il pregiudizio in qualche modo è una sorta di giudizio anticipato, costruito su basi non veritiere, e quindi come tale non attendibile. Ma è pur sempre a un passo dal suo contrario, quel giudizio che invece ha bisogno di riflessione, conoscenza e senso critico. Perfino Albert Einstein, di fronte al pregiudizio tendeva ad alzare le mani e diceva: «È più facile scindere un atomo che abolire un pregiudizio». Io penso invece che il pregiudizio si possa sconfiggere, e ci sono anche degli antidoti molto efficaci, come provo a dimostrare in questo articolo. A condizione però che innanzitutto siamo in grado di riconoscerlo.

Il pregiudizio è come un virus. Meno funzionano gli anticorpi e più si espande, fino ad assumere sembianze tali da renderlo endemico. D’altra parte, tutti, nessuno escluso, siamo soggetti a rischio, specie in un tempo contemporaneo scandito dalla fretta e\o dalla velocità e da quella assoluta mancanza di tempo e\o di voglia di approfondire, verificare, confrontare. Tutti antidoti del pregiudizio.

COME ELIMINARE I PREGIUDIZI

Un originale lavoro editoriale è riuscito a declinare il pregiudizio, abbinato alla sua componente propulsiva, ovvero il luogo comune, in una sorta di catalogo, con commenti affidati di volta in volta a singoli autori: da qui un libro (Il Pregiudizio universale, edizioni Laterza, a cura di Giuseppe Antonelli) a più voci, unificate però dalla stessa idea. Smontare il pregiudizio, il luogo comune, e dimostrane, in modo sintetico, l’infondatezza.

Il meccanismo di demolizione funziona bene quando i pregiudizi analizzati rasentano l’assurdo o il ridicolo. Tipo: Gli africani sono pigri, Le biblioteche sono luoghi noiosi, La donna è mobile, Gli uomini sotto tutti uguali, I clandestini sono tutti delinquenti. Diverso, invece, il discorso che tocca pregiudizi altrettanto radicati ma che in questo libro vengono smontati con argomenti troppo liquidatori, contrapponendo, ovviamente in modo involontario ma con un effetto paradosso, un pregiudizio a un altro pregiudizio. Faccio due esempi. Un capitolo è dedicato a provare, con argomentazioni forti, quanto sia infondata l’idea, pure condivisa da tanti, di un Nord che ha colonizzato il Sud. Dalla nascita dello Stato unitario. Inutile dire che stiamo parlando di un tema complesso, e come tale difficile da sintetizzare in poche pagine, ma nel libro si mettono in fila alcune considerazioni che dovrebbero, da sole, smontare il pregiudizio. Il sistema agricolo del Nord era più evoluto, l’alfabetizzazione era più alta, le infrastrutture erano migliori, il credito più accessibile. E allora? Bastano questi punti di osservazione, tra i quali ne manca uno che non è proprio un dettaglio (l’alto livello di industrializzazione di alcune zone del Sud) per negare che il Mezzogiorno abbia subito una forma di colonizzazione, e quindi di separazione, della quale, poi, non si è mai più liberato?

Il secondo esempio riguarda l’idea, qui bollata come un pregiudizio-luogo comune, che Leggere i libri rende migliori. L’autore del capitolo nega la possibilità che il libro possa, in qualche modo, modificarci, in un senso o nell’altro. Considera la lettura quasi un fatto neutrale nella nostra formazione (questa idea non rischia di essere un pregiudizio?). E senza scivolare nella retorica del piacere della lettura, del libro che «rende liberi», forse è il caso di ricordare la quantità di ricerche scientifiche che dimostrano miglioramenti concreti, molto concreti, nell’uomo grazie ai libri. Leggere fa bene al cervello, potenzia i neuroni, migliora la memoria, incentiva le relazioni umane, può incidere perfino sulla felicità. Non si tratta di cose tali da poter dire, senza scivolare nel luogo comune, che Leggere libri rende migliori?

PER APPROFONDIRE: Troll sul web, i professionisti dell’insulto online sono ormai il 30% degli utenti in Italia

COME SUPERARE I PREGIUDIZI

Da qui, tornando alla genesi del pregiudizio, vale la pena riflettere, e questo libro aiuta in modo significativo a farlo, sulle cause, sulla genesi del pregiudizio, sui motivi per i quali siamo così circondati, quasi assediati, da un dibattito pubblico e da mini-conversazioni private infarciti di luoghi comuni. Senza neanche renderci conto di come questo meccanismo alimenti effetti collaterali, tipici di un virus: le generalizzazioni, la superficialità abbinata alle semplificazioni, l’assenza di senso critico. Non solo. Il pregiudizio, impacchettato nel luogo comune, esclude il dubbio, considerato un segnale di debolezza: e invece si tratta di una leva essenziale per essere forti, solidi, efficaci e convincenti di fronte alla complessità che ci accompagna come una protesi del corpo.

COME LIBERARSI DEI PREGIUDIZI

C’è però un elemento da serendipità che può modellare il pregiudizio fino a farlo diventare qualcosa che ci consente altre, preziose scoperte. Lo aveva capito bene Anton Cechov quando scriveva: «I pregiudizi, come tutte le brutture della vita, sono utili, perché con il tempo si trasformano in qualcosa di utile, come il letame in humus». In pratica: dal pregiudizio può nascere una discussione, un’analisi, che porta a dubbi e quindi a giudizi più che a nuovi pregiudizi. Con il tempo, dice Cechov. Peccato che noi purtroppo ne abbiamo davvero poco, e spesso lo utilizziamo male o lo sprechiamo: anche per questo, come dei naufraghi in un mare in tempesta, ci appoggiamo, anima e corpo, alla zattera del pregiudizio-luogo comune.

RIMEDI NATURALI CONTRO IL PREGIUDIZIO

Ci sono alcuni rimedi naturali, molto semplici, per tenere lontano il rischio del pregiudizio. Si tratta di piccoli comportamenti, talvolta banali, ma molto efficaci specie quando diventano abitudini, stili di vita. Per esempio: il perciolo del pregiudizio si azzera quando si ha la capacità di mettere in discussione innanzitutto la propria opinione e se stessi, dandosi uno sguardo autocritico e non autoreferenziale. Così come il pregiudizio si smonta da solo, quasi non riesce a comparire, quando la mente e il cuore si aprono, non fuggono dai contatti, non si spaventano della diversità con gli altri. Anche in amore si varca spesso la linea di confine tra il giudizio e il pregiudizio. Non ti amo più, è il giudizio che diventa una presa d’atto della realtà. Siamo troppo diversi, è una forma sottile, un tantino eduolcorata, di pregiudizio. Nel tentativo di non scivolare nella palude del pregiudizio, esercitando continuamente il dubbio, scoprirete una particolare creatività e anche un desiderio di abbandonarvi all’incontro, a non restare chiusi nella solitudine. A vivere respirando l’ossigeno che arriva dalla relazione con gli altri.

TUTTO QUELLO CHE AIUTA A RIFLETTERE: