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Claudio Bisio e la passione per la bicicletta

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Ce l’ha un po’ la faccia del ciclista, Claudio Bisio. I modi, il portamento. Si intuisce che è uno che ama la bici e non solo perché la bici è politically correct, ma anche perché dà libertà e non inquina.

Dunque, Bisio, confessi: lei è ecologista…
«Sì, ma non significa bucolico! Essere “verde” non vuol dire “La donzelletta vien dalla campagna…”. I grattacieli mi piacciono. Ma pensiamo a New York: uno skyline mozzafiato e parchi incredibili. Se mi danno Central Park, qui a Milano, poi facciano tutti i grattacieli che vogliono…».

Quando le manca un po’ di verde che fa?
«Fuggo in un borgo in Toscana. Sento il bisogno quasi fisico del verde».

E così pedala liberamente?
«Sì, da sempre ho la passione per le due ruote. Da ragazzo avevo la Roma Sport con il sellino lungo. Poi a 14 anni il motorino. E poi la moto».

Insomma, no alle quattro ruote, sì alle due.
«Le due ruote mi danno un senso di indipendenza, di libertà. Si può fendere l’aria».

E questo rinnovato amore per la bicicletta come le è arrivato?
«Mi avevano proposto di fare una fiction su Pantani e così per “studiare” comprai una bici da corsa usata. L’ho provata e ho fatto anche qualche caduta. Ma da allora mi è piaciuto molto e appena posso ci vado. È difficile guidare bene la bici da corsa».

E la fiction?
«Non si fece perché nel frattempo anche la Rai aveva annunciato che ne avrebbe fatta una simile».

A parte il borgo in Toscana, a Milano è bello e facile andare in bicicletta?
«Be’, insomma, le piste ciclabili son quello che sono… Mi piace pensare che la Moratti abbia perso la rielezione a sindaco anche per la politica sbagliata sulla ciclabili… Direi che la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono stati i lavori in corso Buenos Aires: un marciapiede larghissimo e non hanno pensato alla pista ciclabile. In Italia manca proprio la cultura della bicicletta».

Il sindaco Pisapia ha promesso cento chilometri di piste a Milano.
«Lo so bene e siamo pronti a criticarlo se non lo farà».

Questa sua sensibilità ecologica quando è arrivata?
«Quando sono nati i figli: 15 anni fa, vivendo a Milano, mi sono accorto dei tubi di scappamento ad altezza carrozzine… Ecco, lì ho continuato ad amare Milano, ma anche a odiarla perché non è a misura di bambino. È una città perfetta dai 18 ai 35 anni, prima e dopo no».

Però non è fuggito.
«No, ho cercato di tamponare… in tutti i sensi. Diciamo che mi è nata una maggior sensibilità e ho cominciato a contribuire a inquinare meno l’aria. Usando pochissimo la macchina per esempio».

Faccio l’avvocato del diavolo: ci sono in giro tanti ciclisti maleducati… Non siete solo angeli verdi…
«È verissimo. Infatti insegno ai miei figli a mettere il casco, a non andare sui marciapiedi, a rispettare i segnali stradali».

E loro sono bravi ecologisti?
«Be’, lo sentono molto il tema dell’ambiente. E purtroppo non perché a scuola se ne parli. Scoprono sulla loro pelle come si stia bene nel verde e come sia difficile e rischioso per loro muoversi in bicicletta a Milano».

Lei però, tra una pedalata e l’altra, continua a fare l’attore. Il 21 ottobre esce Bar sport, tratto dal libro di Stefano Benni.
«Sì, un libro fatto di racconti, con una scrittura per allitterazioni, metafore, umorismo. È stato difficile. Ma sono felice di averlo girato. È quasi un film sperimentale, ed è zeppo di effetti digitali. Li abbiamo pensati perché era l’unico modo per tenere vivo l’umorismo di Benni che altrimenti sarebbe andato perso».

A Benni è piaciuto?
«È venuto sul set, sì gli è piaciuto molto».

Su Sky in questo periodo danno spesso Benvenuti al Sud e continua a riscuotere grandissimo successo…
«Be’, Bossi ci ha dato una mano: il giorno della conferenza stampa del film, Bossi disse “Spqr”. Se ho immaginato un successo così? No, non così tanto».

Tanto che a gennaio arriverà Benvenuti al Nord.
«Sì, e lo trovo ancora più divertente. Tra l’altro mentre Benvenuti al Sud era un remake di un film francese, questo è originale, la nostra vera prova. C’è Paolo Rossi, fa il mio capo-Brunetta, tagliatore di teste».

In termini seri: cosa pensa di questa eterna querelle Nord-Sud, di Padania e secessione?
«Farei domattina il referendum, così lo perdono e la finiamo con questa storia. La maggioranza del Nord non è secessionista».

A gennaio torna anche Zelig che ormai ha proprio il suo volto.
«Senza nulla togliere al cinema e al teatro, “Zelig c’est moi”. Dico sempre che è l’ultimo anno, poi non ce la faccio. Mi diverto troppo».

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La Hunziker ha rivelato di essersi presa una cotta per lei anni fa, la Incontrada non riesce a guardarla in tv quando la vede con un’altra donna. Bisio-sex symbol: lo sapeva?
«Mi piacciono le donne. Mi rammarico che lo dicano sempre dopo. Se me lo dicevano prima… La verità è che io sul lavoro ho con le donne un rapporto cameratesco, in modo asessuato. Ma evidentemente pare di no…».