Come si riconosce il cibo ammuffito che non si può mangiare

Macchie, puntini e colorazioni anomale. Odore stantio, acido e pungente. Parti molli o viscide in alimenti che dovrebbero essere sode. Che cosa fare

Cibi ammuffiti: come riconoscerli e che cosa fare

Il cibo ammuffito si riconosce osservando aspetto, odore, consistenza e sapore (anche se assaggiarlo è sconsigliato). Sono questi i segnali principali, tenendo presente che la muffa non sempre è visibile.

I segnali del cibo ammuffito

L’aspetto del cibo ammuffito ha le seguenti caratteristiche:

  • Macchie o peluria bianca, verde, grigia, nera o blu
  • Puntini o patina polverosa sulla superficie
  • Colorazioni anomale rispetto al normale
  • Superficie viscida o opaca

Attenzione: alcune muffe non sono immediatamente visibili a occhio nudo.

Quanto all’odore, invece:

  • Odore di muffa, terra, cantina o stantio
  • Profumo insolitamente acido o pungente

Altri segnali molto importanti per individuare un cibo ammuffito sono la consistenza e il sapore:

  • Parti molli o viscide in alimenti che dovrebbero essere sodi
  • Zone secche o friabili dove non dovrebbero esserlo
  • Gusto amaro, acido o comunque diverso da quello che si assapora mangiando di solito l’alimento sospetto.

Perché il cibo ammuffisce

Generalmente la muffa è sintomo di un’alterazione dell’alimento dal punto di vista organolettico. Ovvero del suo odore, del suo sapore, della sua consistenza e perfino del suo colore. Ma anche di potenziale rischio per la salute. Essendo le muffe dei funghi microscopici, le condizioni ideali per lo sviluppo sono una temperatura compresa tra i 15 e i 30°C ed un tasso di umidità superiore al 65%. Ciò non esclude però (e molti di noi lo sanno bene) che la muffa possa interessare gli alimenti nel frigorifero. Chiarito che la muffa in genere nasce dall’umidità, c’è da tenere presente che le spore di muffa sono ovunque: nell’aria, sulle superfici e sugli stessi alimenti. Una volta che si depositano sul cibo, iniziano a crescere e svilupparsi, rendendo il cibo immangiabile. La maggior parte delle muffe muore ad alte temperature ma alcune sono resistenti anche alla cottura.

Che fare con il cibo ammuffito

Il cibo ammuffito non va mai mangiato, ma tempestivamente gettato via prima che venga ingerito (sputatelo subito se, per errore, ne avete ingerito una piccola quantità), anche inavvertitamente, da un componente della famiglia, in particolare dai bambini. Ciò premesso, non limitatevi ad eliminare la parte deteriorata: la muffa rimane nell’alimento e potrebbe interessare anche parti dello stesso che sembrano essere rimaste intatte.

I cibi con la muffa, specie se mangiati con porzioni abbondanti e in modo continuativo, possono portare a intossicazioni a livello del fegato, dei reni, dei centri nervosi o del tratto digestivo. E possono portare anche a intossicazioni cancerogene.

Cibi più esposti al rischio muffa

Gli alimenti ai quali prestare particolare attenzione per il rischio muffa sono ricchi di zuccheri, carboidrati e acqua, come i cereali (pane e derivati), la farina, il latte, i dolci e la frutta secca. Ma anche frutta, specie se già tagliata, e succhi di frutta. Tali alimenti possono sviluppare la patulina, una muffa molto pericolosa che può provocare danni ai reni.

Altri cibi molto esposti al rischio muffa sono i formaggi molli e grattugiati, e quelli conservati troppo a lungo, come nel caso di sughi, riso e minestre.

La marmellata è uno dei cibi sui quali vediamo comparire più spesso una patina superficiale di muffa. Ed è anche uno di quelli che ci mettono maggiormente in crisi. Ma in questo caso basta eliminare lo strato ammuffito e consumare il resto. Ciò è spiegato dal fatto che lo zucchero della marmellata si lega con l’acqua impedendo la formazione di tossine. Anche in questo caso c’è un’eccezione, e riguarda le marmellate dietetiche. Queste, proprio per il basso contenuto di zucchero, se ammuffite vanno gettate.

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