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Caos nucleare: Spenderemo (?) nove miliardi ma non sappiamo come, dove, quando e perche’

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Messa in sicurezza delle barre di combustibile, trasporto e deposito all’ estero, demolizione delle centrali e degli impianti, identificazione e realizzazione del Deposito nazionale e infine rientro in Italia del materiale stipato oltre confine: per uscire dal nucleare il costo è di 9 miliardi di euro (1,7 dei quali già impiegati negli ultimi 10 anni). E, se le previsioni della Sogin, l’ azienda dello Stato del post-atomo, fossero rispettate e il tutto si concludesse entro il 2025, anche 38 anni di attesa dal referendum del 1987, quando gli italiani per la prima volta dissero no alle centrali. «Il tallone d’ Achille sono le autorizzazioni», dice l’ amministratore delegato di Sogin, Giuseppe Nucci, che ha presentato il piano industriale 2011-2015. Fino al 2015 Sogin impiegherà 400 milioni, ma per la fase più intensa serve l’ individuazione del Deposito nazionale, il cimitero delle scorie, che non sono solo residui del passato, ma scarti della medicina e della diagnostica, come TAC e radiografie, dell’ industria e della ricerca: 500 metri cubi di rifiuti all’ anno, custoditi in diversi depositi temporanei, al momento in «sofferenza». La Sogin ha individuato una cinquantina di siti, ma la decisione è politica e la necessità del Deposito si fa più stringente: tra il 2020 e il 2025 si prevede il ritorno in Italia delle barre di combustibile delle vecchie centrali spedite in Francia, e c’ è il vincolo Ue di dotarsene entro agosto 2015. Inoltre «serve un arbitro», dice Nucci. Quale deve essere l’ Agenzia Nucleare (Umberto Veronesi si è dimesso a settembre) o l’ Ispra?