Camoscio d'Abruzzo: questa volta rischia l'estinzione a causa dell'emergenza climatica | Non sprecare
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Camoscio d’Abruzzo: questa volta rischia l’estinzione a causa dell’emergenza climatica

Manca l'acqua e in primavera c'è carenza di erba fresca. L'habitat naturale dei camosci più belli del mondo sta andando in tilt. Mettendone a dura prova la sopravvivenza

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Sono in fuga, verso l’alto. Ma non basta per garantirsi la sopravvivenza della specie. I camosci più belli del mondo, quelli in generale dell’Abruzzo e in particolare del Gran Sasso, che un secolo fa erano estinti e poi sono tornati a ripopolare le cime dell’Appennino, adesso devono fare i conti con un altro pericolo: l’emergenza climatica. Questi animali hanno un corpo su misura per la vita in alta quota, con enormi muscoli e unghie robuste per saltare tra le rocce, ma le variazioni climatiche hanno mandato in tilt il loro habitat naturale. Nella primavera manca l’acqua e tra aprile e maggio c’è carenza di erba fresca, che colpisce in particolare i camosci più piccoli. Risultato: c’è una flessione nella dinamica del popolamento dei camosci abruzzesi.

CAMOSCIO D’ABRUZZO

Il camoscio d’Abruzzo, considerato il più bello del mondo per la sua eleganza, per le tipiche, lunghe corna a uncino, e per il mantello corto e rossiccio d’estate e folto e scuro d’inverno, ha vinto nell’ultimo secolo il braccio di ferro con i bracconieri, riuscendo a sopravvivere. E adesso deve affrontare quello con l’emergenza climatica. Al momento, tra le varie zone delle montagne abruzzesi se ne contano 3.500 esemplari , dei quali 1.000 vivono sul massiccio del Gran Sasso dove erano stati eliminati a fucilate.

DOVE SI TROVANO I CAMOSCI?

Troviamo i camosci in molte montagne europee del centro e del sud (Alpi italiane, Alpi francesi, Alpi austriache, Alpi svizzere, Slovenia ecc.). Vivono negli ambienti alpini a quote tra i 1.000 e i 2.800 m di altitudine tra pendii erbosi e anfratti rocciosi. Grazie agli zoccoli ungulati molto allungati di cui sono provvisti, riescono infatti a muoversi anche nelle zone più rocciose e impervie.

Il Camoscio d’Abruzzo però è una specie endemica dal corpo decisamente più slanciato rispetto ai camosci alpini, che normalmente vive in ambienti di alta quota tra praterie e pareti scoscese, scendendo nei boschi solo in inverno.

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COME NASCONO I CAMOSCI?

I camosci solitamente si riproducono da fine ottobre a dicembre incluso, periodo durante il quale tendono a raggrupparsi formando branchi più numerosi del solito. La gestazione dura 160-170 giorni e i cuccioli solitamente nascono tra maggio e giugno. Di solito le femmine partoriscono un solo cucciolo, a partire dai 3 anni in poi. Mentre i maschi maturano dal punto di vista sessuale verso il 18esimo mese di vita.

Il parto avviene lontano dal gruppo, ma subito dopo le femmine si riuniscono sui pascoli alpini tutte insieme, accompagnate dai cuccioli, che accudiscono fino alla fine del primo anno di età.

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COSA FA IL CAMOSCIO

Come spiega Guide Dolomiti, i camosci maschi e femmine vivono separati per gran parte dell’anno, fatta eccezione per il periodo riproduttivo. Le femmine, accompagnate dai capretti, formano gruppi di varie dimensioni, i maschi invece vivono isolati oppure in gruppi più piccoli, spostandosi spesso sul territorio.

COME SI NUTRE IL CAMOSCIO

Il camoscio è un animale erbivoro che si nutre prevalentemente di:

  • erba fresca e secca
  • cortecce tenere di alberi
  • arbusti
  • licheni
  • germogli.

Ama molto il sale che recupera dai sali minerali delle rocce. Ma a causa delle variazioni climatiche che stanno mandando in tilt il loro habitat naturale, riducendo l’erba fresca in primavera (e persino l’acqua), i camosci abruzzesi, soprattutto i più piccoli, si ritrovano senza sufficienti risorse per la sopravvivenza.

IL CAMOSCIO È PERICOLOSO?

Il camoscio non è un animale pericoloso, ma in quanto selvatico ha paura dell’uomo e fugge se si sente minacciato. È sempre consigliabile non avvicinarlo (cosa peraltro molto difficile). Nel Parco Nazionale d’Abruzzo esistono aree faunistiche dov’è possibile osservarlo in semilibertà all’interno di zone recintate, che hanno sia funzione scientifica che un ruolo educativo.

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