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L’anticiclone subtropicale sempre molto persistente
È il fattore meteorologico più importante per l’Italia. Diverse volte quest’estate l’alta pressione subtropicale si è espansa dal Nord Africa verso il Mediterraneo, portando aria molto calda, cieli sereni e pochissimo ricambio d’aria. A Ferragosto, per esempio, l’anticiclone subtropicale ha nuovamente inglobato l’Italia. L’alta pressione fa anche da “coperchio”: ostacola la formazione di nuvole e la discesa di aria più fresca dal Nord. In particolare l’ anticiclone Caronte, che arriva dal Sahara per poi spostarsi nei paesi dell’Africa del Nord e nell’area del Mediterraneo, si è rafforzato sia nel 2025 sia nel 2026, anche se in periodi diversi nel corso dei mesi estivi.
Il terreno è sempre più secco
Questa è una cosa fondamentale e spesso sottovalutata. Quando il terreno contiene acqua, una parte dell’energia solare viene utilizzata per far evaporare l’acqua, sottraendo energia al riscaldamento dell’aria. Quando invece il suolo è secco: il sole genera energia con un riscaldamento diretto del terreno e dell’aria, e quindi il caldo tende ad auto-intensificarsi. La persistenza delle condizioni secche è stata associata alle ondate di calore europee del 2026. È uno dei motivi per cui dopo settimane di caldo, 30–35 °C possono diventare molto più facili da raggiungere rispetto all’inizio dell’estate.
Il Mediterraneo è bollente
Il mare caldo significa che l’atmosfera sopra il Mediterraneo parte già da una temperatura elevata e contiene molta più energia e umidità. Inoltre, durante la notte, un Mediterraneo caldo riduce il raffreddamento delle zone costiere. Copernicus ha rilevato già a giugno condizioni di marine heatwave nel Mediterraneo occidentale, contemporaneamente alla grande ondata di calore europea. Ed è uno dei motivi per cui abbiamo tante notti tropicali: non basta che di giorno faccia 38 °C; se il mare e l’aria rimangono caldi, la temperatura fatica a scendere anche dopo il tramonto.
L’effetto della crisi climatica
ll riscaldamento globale è causato dall’aumento dei gas serra (come CO2 e metano) nell’atmosfera, che a loro volta trattengono il calore, facendo aumentare la temperatura media del pianeta. Immaginate che un’ondata di calore sia una montagna. La configurazione atmosferica determina quanto è alta la montagna, ma il riscaldamento globale ha sollevato tutto il terreno su cui quella montagna poggia. Per questo la stessa configurazione meteorologica che 40–50 anni fa avrebbe potuto produrre 35 °C oggi può produrne 38–40 °C.
Copernicus sottolinea proprio che il rapido riscaldamento dell’Europa sta rendendo le ondate di calore più frequenti e intense; l’Europa si sta riscaldando circa il doppio della media globale.
Effetto domino
Significa una sequenza di eventi che possiamo riassumere in questa progressione:
Clima più caldo
↓
Mediterraneo più caldo
↓
più calore e umidità nell’atmosfera
↓
ondate di calore più intense
↓
terreno più secco
↓
il terreno assorbe più energia e si scalda maggiormente
↓
temperature ancora più alte
↓
il caldo dura più a lungo
Tutti questi meccanismi possono rafforzarsi reciprocamente, secondo un fenomeno che viene chiamato più propriamente retroazione positiva (positive feedback). Si crea così una sorta di circolo vizioso che si può spezzare soltanto in presenza di eventi di segno opposto a quelli che si sono sommati durante l’estate: se arriva, per esempio, una perturbazione atmosferica che porta pioggia e aria più fresca, il terreno può tornare umido e il meccanismo di amplificazione del caldo può indebolirsi.
Quanto conta El Niño
Non possiamo attribuire il caldo record in Italia del 2026 semplicemente a El Niño, il fenomeno che determina il surriscaldamento del Pacifico, anche se il suo peso nel futuro andrà aumentando.
Il ruolo dell’Antartide
L’atmosfera terrestre è un sistema globale, quindi esistono teleconnessioni: un’anomalia in una regione può modificare la circolazione atmosferica anche molto lontano. Gli inverni più caldi in Antartide hanno determinato l’estensione delle banchise (la superficie dei ghiacci galleggianti) ai minimi storici.
Isole di calore in città
Nelle aree urbane il caldo si amplifica in quanto il cemento e l’asfalto assorbono calore, la vegetazione di solito è minore e alcuni fattori tipicamente urbani (l’uso dei climatizzatori, il traffico delle auto e le attività produttive e commerciali) producono ulteriori ondate di calore. ll comune di Milano, per esempio, ha segnalato che l’isola di calore può creare differenze fino a circa 5 °C tra alcune aree urbane di Milano; l’analisi mostra inoltre che l’intensità del fenomeno è aumentata nel tempo. Nel luglio 2026, durante una nuova ondata di caldo, ARPA Lombardia prevedeva nelle grandi città notti tropicali, con minime generalmente sopra 20–22 °C e in alcuni casi oltre 25 °C, proprio perché il calore accumulato dall’ambiente urbano si disperde più lentamente.
Nel futuro a breve non andrà meglio
Le proiezioni stagionali indicano ancora una tendenza a temperature sopra la media nel trimestre agosto-settembre-ottobre, con una pressione persistente nei prossimi mesi. Un insieme di otto sistemi di previsione che contribuiscono al Servizio Copernicus sui cambiamenti climatici indica condizioni di siccità ben al di sotto della media in gran parte d’Europa da luglio a settembre, soprattutto nell’Europa centro-occidentale e nella Scandinavia meridionale. Si prevedono, tuttavia, condizioni di umidità superiori alla media nelle aree del Mediterraneo.
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