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Calabria, fondi Ue per dighe fantasma

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Come si spendono i soldi in Calabria? Se dovessimo utilizzare il parametro della Sanita’, con un buco record di oltre 1,7 miliardi di euro, la risposta sarebbe molto netta: malissimo. Il neo governatore Giuseppe Scopelliti, commissario ad hoc per la Sanita’ calabrese, ha appena promesso al governo un risparmio di 230 milioni l’anno per rientrare gradualmente da un deficit insostenibile. Ma per centrare l’obiettivo, Scopelliti ha bisogno di fare cio’ che finora i suoi predecessori hanno sempre evitato: chiudere ospedali e reparti, compresi quelli fantasma. Come a Palmi, a Nicotera, a Gerace. Luoghi dello spreco per eccellenza, con piante organiche gonfiate di primari, dirigenti amministrativi, infermieri che non lavorano.
La spesa sanitaria e’ un paradigma significativo per leggere in filigrana la cattiva amministrazione degli enti locali nel Mezzogiorno. Ma non e’ l’unico parametro. Con i fondi europei, infatti, allo spreco si abbina il ritardo burocratico, la lentezza delle erogazioni e la scarsa trasparenza nelle assegnazioni. Il primo rubinetto europeo, i Fas (1 miliardo e 773 milioni di euro), e’ solo virtuale. La pratica per sbloccare in fondi e’ bloccata da quasi nove mesi al ministero dell’Economia in attesa di un via libera che non arriva visto che i progetti sono definiti dispersivi e incoerenti rispetto alle necessita’ del territorio. Le cose vanno leggermente meglio con il secondo rubinetto, il Fse (Fondo sociale europeo) per il quale la Calabria dispone di quasi 900 milioni di euro: di questi ne ha impegnati il 10 per cento e ne ha pagati il 6 per cento. Il Fondo europeo per lo sviluppo regionale, infine, presenta una capienza di circa 3 miliardi di euro, con impegni al 30 per cento e pagamenti al 6 per cento. Ma a parte la quantita’, lascia molto perplessi la qualita’ della spesa. Nel calderone dei fondi europei, infatti, confluiscono spese di diversa natura e alcune sono di fatto incomprensibili. Come, per esempio, gli 8 milioni di sponsorizzazione alla Nazionale di calcio per il solo fatto che tra i suoi convocati, tra l’altro in panchina, compariva il calciatore calabrese Rino Gattuso, simbolo di una regione che produce e ha successo. Oppure come lo stillicidio dei pagamenti per cantieri infiniti, dove e’ quasi impossibile distinguere spese coperte fondi dello Stato da quelle finanziate con i soldi dell’Unione. Gli amministratori della Calabria sono diventati famosi anche a Bruxelles per la loro specialita’ di mettere in cantiere dighe-fantasma. Nella regione ne sono state programmate 36, e soltanto 6 sono state ultimate: se tutte fossero consegnate, la Calabria si ritroverebbe con una diga ogni 50mila abitanti. Intanto, la giunta regionale ha annunciato la fine dei lavori della diga del Menta entro il mese di dicembre del 2011: la prima pietra e’ stata posata nel 1985, ventisei anni fa, e l’opera costera’ 270 milioni di euro, salvo ulteriori varianti.
D’altra parte la qualita’ della spesa regionale in Calabria, che puo’ contare su un bilancio ordinario di oltre 9 miliardi di euro, e’ compromessa in partenza da tre fattori molto significativi per capire il buco nero della classe dirigente meridionale aggrappata all’albero della cuccagna dei soldi pubblici. Innanzitutto i centri di spesa: nella regione si contano ben 21 societa’ partecipate, tutte in perdita, nessuna liquidata. Per ogni aeroporto della regione c’e’ una relativa societa’ di gestione, con tre consigli di amministrazione e una selva di incarichi e consulenze: nonostante le mille promesse nessun assessore e’ riuscito a semplificare questa filiera di sprechi. In secondo luogo, la spesa pubblica calabrese alimenta un intero ceto sociale. Dai forestali che, nonostante gli ultimi tagli, ingoiano quasi 100 milioni di euro l’anno, ai finti gestori di pescherecci, denunciati dall’ultima relazione della Corte dei Conti di Catanzaro che ha accertato danni erariali per 150 milioni di euro, agli imprenditori che intascano i contributi senza aprire lo straccio di una fabbrica. Dai 400 portaborse pagati dai vari uffici del Consiglio regionale alla manovalanza della n’ndrangheta, appena chiamata in causa con una maxi retata di 52 arresti per gli appalti inquinati nei cantiere della Salerno-Reggio Calabria. Il cerchio si chiude, nel peggiore dei modi, con i fondi che il ceto politico si auto-assegna senza badare a spese. Per i suoi 50 consiglieri regionali la Calabria spende 78 milioni di euro l’anno, l’Emilia Romagna con lo stesso numero di rappresentanti del popolo se la cava con meno della meta’, 37 milioni di euro l’anno; le spese di rappresentanza in Calabria si traducono in uscite per quasi un milione di euro, in Emilia Romagna bastano 265mila euro. In sole due riunioni del Consiglio regionale, appena eletto nella scorsa primavera, sono stati decisi tagli dei costi della politica regionale per 5 milioni di euro. Non e’ una cifra stratosferica, specie se confrontata con alcuni degli sprechi che ho citato, ma serve per capire che, volendo, anche al Sud i soldi si possono risparmiare e spendere meglio. Preparandosi cosi’ al federalismo che tagliera’ gli ultimi alibi delle classi dirigenti meridionali in materia di spesa pubblica.