Donne che lavorano in casa: paghiamole. Oppure dividiamo il lavoro
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Donne che lavorano in casa: paghiamole. Oppure facciamo lavorare anche i maschi: 50-50

Il due terzi del lavoro domestico è sulle loro spalle. E tante fanno il «secondo turno» dopo un normale lavoro in ufficio. La situazione è molto peggiorata con la pandemia

Ultimo aggiornamento il 15.07.2021 alle 16:25

Ci sono cose semplici, ma molto efficaci, che si possono fare per ridurre l’enorme e ingiusto spreco delle donne sul lavoro. Una doppia penalizzazione, molto ampliata dall’effetto pandemia. L’Italia ha il più basso tasso di occupazione femminile in Europa, e tra il 2010 e il 2018 la diseguaglianza tra i generi è aumentata del 10 per cento, più che in qualsiasi altro stato dell’Unione. Allo stesso tempo con il Covid-19 ben 250mila donne hanno perso il lavoro e si sono dovute dedicare in modo esclusivo alle attività domestiche, il cui carico, in termini di impegno settimanale, è cresciuto di 15 ore a settimana.

DONNE CHE LAVORANO IN CASA

Ricapitolando: aumentano l’esclusione e le diseguaglianze, diminuisce il tempo disponibile per avere un impiego. Il nuovo femminismo, più che dedicarsi al tema dei posti di potere, forse dovrebbe partire da queste esigenze più concrete e più quotidiane. Non da establishment, ma da donne normali. Nelle nostre case il carico del lavoro domestico è per il 71,5 per cento sulle spalle delle donne, mentre gli uomini tendono a fare le comparse.

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PARITÀ DOMESTICA

In America, in seguito alla pandemia e ai danni subiti dalle donne, la femminista di origine italiana Silvia Federici è diventata popolarissima con il movimento Wages for Housework (letteralmente: salario per il lavoro domestico). La Federici chiede cose molto concrete, come per esempio un target di allineamento dei lavori domestici vicino alla parità. Cinquanta e cinquanta, che significherebbe lo stesso numero di ore di attività in casa, sia per accudire figli e genitori, sia per apparecchiare la tavola e cucinare, tra uomini e donne. Poi c’è il tema salariale.

LAVORO FEMMINILE IN AMERICA

Per le donne che continuano a lavorare più degli uomini bisognerebbe introdurre una forma di salario minimo, e qui i numeri sono davvero significativi: secondo una ricerca della Oxfam, se le donne americane ricevessero un mini-stipendio per i lavori domestici, guadagnerebbero qualcosa come 1.500 miliardi di dollari all’anno. Già nel 2015 Melinda Gates aveva lanciato un appello per unire le donne in questa battaglia a favore del riconoscimento di un lavoro oggi del tutto sommerso. E aveva presentato un conto molto interessante: se tutte le donne che si occupano di lavoro domestico e di assistenza ai familiari costituissero una nazione, sarebbe la quarta economia del mondo. E un libro di grande successo in America è stato Getting to 50-50, how working parents can have it all (Arrivare a 50-50, come i genitori che lavorano possono avere tutto) scritto da Sharon Mears e Joanna Strober. Qui trovate una serie di consigli per ottenere, con chiarezza e senza necessariamente scatenare conflitti, la parità uomo-donna nel lavoro domestico, che rappresenta un altro meccanismo per riconoscere e retribuire le attività femminili in casa. La cosa più interessante di questo libro è la scoperta, con un’indagine sul campo, che la parità nei carichi del lavoro domestico rende la coppia più serena e più stabile. La relazione si allunga

DIVIDERE IL CARICO DEL LAVORO NELLA COPPIA

Ma in un paese dove sono tante le donne in carriera, anche ai vertici delle multinazionali, ha destato impressione il fatto che Sheryl Sandberg, 44 anni, amministratrice delegata di Facebook, scrivendo l’introduzione alla nuova Bibbia per la parità dei sessi abbia fatto partire una vera crociata su questa frontiera dei rapporti tra uomini e donne. “Dividere il carico dei lavori domestici non solo è giusto, ma è la cosa migliore che possa capitare a una famiglia“, scrive la Sandberg. “Permettere agli uomini di fare la loro parte in casa fa bene alla donna perché le dà più scelte, così come fa bene agli uomini ed ai figli. Il padre si sentirà più partecipe, i figli cresceranno più forti e sicuri, in un ambiente non conflittuale”.

PARITÀ TRA UOMINI E DONNE IN ITALIA

L’Italia non è l’America, e le donne sembrano persino più rassegnate all’idea di uno squilibrio così ingiusto dei carichi domestici. Raramente si lamentano persino del «secondo turno», ossia il lavoro che devono fare dopo l’attività svolta all’esterno delle loro case. Però, chissà, nel tempo questo lavoro extra potrebbe essere meno scontato, e magari retribuito in qualche modo. Intanto è utile sottolineare quanto sia retorico parlare di parità di genere e di diritti delle donne in un Paese dove le distanze, a partire dai nostri stili di vita domestici, sono così marcate e in aumento. E quanto sia necessario prendere esempio da diversi paesi, non solo del Nord Europa, come la Finlandia, ma anche dell’area mediterranea, come la Spagna, che prevedono lezioni di Economia domestica già dalla scuola media. Per tutti, femminucce e maschietti. Insegnare a un ragazzino il cucito o l’uso di una lavatrice, magari all’interno dei programmi di Educazione civica, è un primo passo per formare  un uomo che non dia più per scontato che i  lavori domestici in casa siano tutti sulle spalle delle donne.

COME AIUTARE DAVVERO LE DONNE CHE LAVORANO:

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