Il molti paesi, specie del nord Europa, e anche in America, si parla della possibilità di riconoscere il lavoro domestico sulle spalle delle donne e di retribuirlo con una forma di salario minimo. Secondo una ricerca della Oxfam, se le donne americane ricevessero un mini-stipendio per i lavori domestici, guadagnerebbero qualcosa come 1.500 miliardi di dollari all’anno. Già nel 2015 Melinda Gates aveva lanciato un appello per unire le donne in questa battaglia a favore del riconoscimento di un lavoro oggi del tutto sommerso. E aveva presentato un conto molto interessante: se tutte le donne che si occupano di lavoro domestico e di assistenza ai familiari costituissero una nazione, sarebbe la quarta economia del mondo. E un libro di grande successo in America è stato Getting to 50-50, how working parents can have it all (Arrivare a 50-50, come i genitori che lavorano possono avere tutto) scritto da Sharon Mears e Joanna Strober. Qui trovate una serie di consigli per ottenere, con chiarezza e senza necessariamente scatenare conflitti, la parità uomo-donna nel lavoro domestico, che rappresenta un altro meccanismo per riconoscere e retribuire le attività femminili in casa. La cosa più interessante di questo libro è la scoperta, con un’indagine sul campo, che la parità nei carichi del lavoro domestico rende la coppia più serena e più stabile. La relazione si allunga.
L’Italia non è l’America, e le donne sembrano persino più rassegnate all’idea di uno squilibrio così ingiusto dei carichi domestici. Raramente si lamentano persino del «secondo turno», ossia il lavoro che devono fare dopo l’attività svolta all’esterno delle loro case. Però, chissà, nel tempo questo lavoro extra potrebbe essere meno scontato, e magari retribuito in qualche modo. Intanto è utile sottolineare quanto sia retorico parlare di parità di genere e di diritti delle donne in un Paese dove le distanze, a partire dai nostri stili di vita domestici, sono così marcate e in aumento. E quanto sia necessario prendere esempio da diversi paesi, non solo del Nord Europa, come la Finlandia, ma anche dell’area mediterranea, come la Spagna, che prevedono lezioni di Economia domestica già dalla scuola media. Per tutti, femminucce e maschietti. Insegnare a un ragazzino il cucito o l’uso di una lavatrice, magari all’interno dei programmi di Educazione civica, è un primo passo per formare un uomo che non dia più per scontato che i lavori domestici in casa siano tutti sulle spalle delle donne.
Nei paesi del Nord Europa, a partire da Svezia, Norvegia e Finlandia, è impensabile che ci sia una differenza di carichi di lavoro, all’interno del nucleo familiare, tra uomini e donne a proposito dei lavori domestici e delle cure dei figli piccoli. Tutto è diviso in perfetta parità, come viene insegnato già nella scuola primaria. In Svezia, per esempio, secondo le statistiche di Eurostat, il 70 per cento delle donne svolge lavori domestici, ma lo fanno anche oltre il 60 per cento degli uomini. Stesso discorso per la cura dei bambini piccoli: se ne fanno carico il 96 per cento delle donne svedesi, ma anche il 90 per cento degli uomini.
Il primo modo per riconoscere fino in fondo il valore del lavoro domestico è quello di dare alle donne, in termini di servizi, ciò di cui hanno bisogno per accudire la famiglia di origine e la famiglia dove si è madre e moglie: asili, incentivi per i congedi parentali dei padri al lavoro, assistenza a domicilio per le persone anziane non autosufficienti, baby sitter e badanti. Questi servizi, che oggi tracciano una linea di demarcazione tra paesi civili ed evoluti e paesi meno civili e meno evoluti, devono aumentare, e i soldi ci sono specie se si tagliano gli sprechi della spesa pubblica, come giusta ricompensa indiretta del lavoro domestico monopolizzato dalle donne. La seconda soluzione, ancora più veloce e possibile della prima, è quella di coinvolgere in modo frontale e diretto i maschietti. O con le braccia o con il portafoglio. L’uomo, che tra l’altro fa carriera e guadagna grazie alle spalle coperte in casa dalla donna, deve scegliere. O condivide questa attività, e ne prende in carico una parte, alleggerendo i pesi e le fatiche delle donne, oppure mette mano al portafoglio e tira fuori uno stipendio, sì: uno stipendio, per la moglie, la compagna, la convivente, che si fa carico dei lavori domestici nella casa dove si vive insieme. E considerando i precedenti e alcuni vizietti del noto popolo dei maschi, mi viene da dire alle donne: metteteci con le spalle al muro, le mani in alto, e il portafoglio poggiato sul tavolo. Non per rapinarci, ma per fare in modo che finalmente sia riconosciuto in modo concreto, e non teorico, il valore del lavoro domestico femminile.
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