In America è uno dei dibattiti più popolari, specie da quando (2024) si è scoperto, grazie a uno
studio dell’università britannica di Bath e di quella Australiana di Melbourne, pubblicato sul
Journal of Marriage and family, che il 79 per cento delle donne dichiara di occuparsi dei lavori domestici, a fronte di un misero 35 per cento. In Francia, le cose vanno ancora peggio: soltanto il 7 per cento degli uomini fa qualcosa in casa e il quotidiano
Le Monde conclude una documentata inchiesta sull’argomento con questo invito: “Le donne francesi farebbero meglio a occuparsi di più di questo argomento”.
In Italia
una statistica dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) conferma quanto già sapevamo dai dati dell’Istat: il divario tra i due sessi è enorme, e insostenibile. Le donne in Italia dedicano in media circa 5 ore e 5 minuti al giorno ad attività di cura non retribuite (lavoro domestico, famiglia, accudimento), mentre gli uomini dedicano circa 1 ora e 48 minuti. Più di 4 a 1, e con questa proporzione parlare di
gender gap da colmare è pura retorica.
Soltanto nei paesi del Nord Europa (in particolare Finlandia, Svezia e Norvegia) in casa tutto è diviso in perfetta parità, come viene insegnato già nella scuola primaria. In Svezia, per esempio, secondo le statistiche di Eurostat, il 70 per cento delle donne svolge lavori domestici, ma lo fanno anche oltre il 60 per cento degli uomini. Stesso discorso per la cura dei bambini piccoli: se ne fanno carico il 96 per cento delle donne svedesi, ma anche il 90 per cento degli uomini.
Durante gli anni del Covid, quando questo problema del divario del carico del lavoro domestico, è esploso in modo lampante e molte coppie sono saltate, due libri sull’argomento hanno avuto un grande successo di pubblico. Il primo è stato Getting to 50-50, how working parents can have it all (Arrivare a 50-50, come i genitori che lavorano possono avere tutto) scritto da Sharon Mears e Joanna Strober. Qui ci sono una serie di consigli per ottenere, con chiarezza e senza necessariamente scatenare conflitti, la parità uomo-donna nel lavoro domestico, che rappresenta un altro meccanismo per riconoscere e retribuire le attività femminili in casa. La cosa più interessante di questo libro è la scoperta, con un’indagine sul campo, che la parità nei carichi del lavoro domestico rende la coppia più serena e più stabile. La relazione si allunga.
Il secondo libro, intitolato Come ho convinto mio marito a lavare i piatti (tradotto in Italia dall’editore Vallardi), scritto da Evi Rodsky è stato in testa, per alcune settimane, nella classifica dei libri di Saggistica. E da allora l’autrice non ha più mollato l’argomento. Fino a inventare un metodo, che secondo lei è imbattibile, per ottenere il risultato del riequilibrio del lavoro domestico tra donna e uomo.
Il metodo è presentato quasi come un gioco di carte, nel quale le più importanti attività domestiche vengono assegnate con una carta che le disegna:
Le attività domestiche e familiari vengono rappresentate come “carte”. Ogni carta corrisponde a una responsabilità, ad esempio:
- Preparare i pasti
- Fare la spesa
- Gestire il bucato
- Organizzare visite mediche
- Gestire le attività scolastiche dei figli
- Pagare le bollette