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Beni delle mafie: così si sprecano

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Magistrati e forze dell’ordine hanno sequestrato a Cosa Nostra, Camorra e ‘ndrangheta 20 miliardi di euro. Un patrimonio però ostaggio delle banche. Da mesi, infatti, l’Agenzia nazionale per i beni confiscati fa i conti con gli istituti di credito: il 65% del patrimonio è gravato da ipoteche. Un blocco che ne impedisce la riassegnazione alla società e che di fatto rappresente un enorme spreco di risorse immobilizzate. Questi i dati portati alla luce dall’inchiesta di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti per Repubblica.

UN PATRIMONIO IN OSTAGGIO. Aziende, società, edifici, case, magazzini, terreni, auto di lusso, barche. Il prefetto Giuseppe Caruso, da sette mesi direttore dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, lotta per gestire al meglio il patrimonio ottenuto dei beni delle mafie. Ma sulla sua strada ha trovato le banche. L’80 per cento di questi beni è sostanzialmente ingestibile, al 65 per cento per i gravami ipotecari avanzati da decine di istituti di credito sui quali adesso Caruso ha deciso di fare chiarezza.

IPOTECHE E DANNI: COSì I BOSS DIFENDONO I LORO BENI IMMOBILI. In testa ci sono le regioni meridionali. Tra terreni, giardini, ville e appartamenti detengono il primato dei beni sottratti alle cosche. Negli ultimi anni i boss, sapendo di essere sotto inchiesta, hanno acceso mutui sui loro beni immobili a rischio sequestro, incassando così soldi liquidi più facili da riciclare e rendendo estremamente complicata l’assegnazione definitiva di un bene. In alternativa c’è anche chi rende inutilizzabile l’immobile o chi lo occupa.

LA DISFATTA. Quando un’azienda passa allo Stato iniziano i problemi di gestione. In fase di sequestro le banche revocano i fidi, i clienti ritirano le commesse e la regolare fatturazione porta ad un inevitabile innalzamento dei costi di gestione. Inoltre spesso gli amministratori giudiziari sono incompetenti. Ci sono poi decine di casi in cui le attività sono ingestibili perché il provvedimento della magistratura riguarda il patrimonio societario ma non le azioni.

L’inchiesta completa su repubblica.it