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Tassi d’interesse: aumentano quelli dei conti deposito, diminuiscono quelli dei Bot

Tornano a salire a fine 2013 i tassi d’interesse dei conti deposito, mentre calano quelli dei BOT: è quanto emerge dall’osservatorio di SosTariffe.it che ha confrontato i rendimenti che si ottengono dai conti deposito, dai buoni fruttiferi postali e dai Titoli di Stato.

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I tassi d’interesse dei conti deposito tornano a salire in questi ultimi mesi del 2013 e a oggi il tasso medio è del 2,38 per cento. Diminuiscono, invece, i rendimenti ottenibili da Titoli di Stato come i BOT a 12 mesi, che a dicembre 2013 presentano un tasso dello 0,71 per cento. I conti deposito offrono dunque interessi molto più alti di altri strumenti come buoni fruttiferi postali e Titoli di Stato, presi in esame dal nuovo osservatorio di SosTariffe.it che ha messo a confronto diverse forme d’investimento molto utilizzate dagli italiani.

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AUMENTO TASSI INTERESSE – Dopo il calo costante registrato da inizio anno, i tassi d’interesse offerti dai conti deposito tornano leggermente a salire e aumenta anche la differenza che intercorre con i BOT. Dal divario di circa due punti percentuali di inizio anno, si è arrivati a settembre a registrare un distacco di poco più dell’1 per cento, ma ora i rendimenti offerti dai conti deposito tornano a distanziarsi da quelli proposti dai Titoli di Stato di oltre l’1,60 per cento.

Lo studio ha permesso di capire anche che i tassi d’interesse che si ottengono per investimenti dai 3 mesi ai 5 anni sono, in tutti i casi, nettamente maggiori nel caso della sottoscrizione di un conto deposito.

Qualsiasi sia il vincolo temporale sottoscritto con la forma d’investimento scelta i tassi d’interesse annualizzati dei conti deposito mantengono un notevole differenziale con quelli dei titoli statali/postali, con un massimo raggiunto sul vincolo a 2 anni. Se da un lato parte della differenza è dovuta alla minor liquidità di questo strumento finanziario, che può essere svincolato solo a condizioni più o meno onerose, dall’altro tutti e tre gli strumenti condividono il fatto di avere un rischio molto basso: anche i Conti Deposito sono tutelati dal Fondo di Tutela Interbancario per importi depositati fino a 100.000 Euro.

IL GUADAGNO CHE SI OTTIENE CON GLI INVESTIMENTI – Ma quanto si può guadagnare da questi investimenti? Per capirlo sono stati isolati tre profili d’investimento diffusi in Italia: il single di 30 anni che può investire 10mila euro, la coppia di 45 anni con un figlio e un capitale inziale di 20mila euro e 2 pensionati di 65 anni con una somma di denaro investibile di 40mila euro.

Per ogni profilo è stato calcolato quanto è possibile guadagnare con le tre tipologie di investimento. Dai risultati di quest’indagine emerge che i rendimenti dei tre strumenti analizzati sono molto simili per diversi profili di consumo, con leggerissime differenze di prevalente natura fiscale.

Sia per i Titoli di Stato di diverso tipo e durata (BTP, BOT e CTZ) che per i buoni fruttiferi postali la situazione è molto simile: complici i tassi d’interesse molto bassi di questo periodo a livello europeo, i rendimenti sono molto bassi e probabilmente insufficienti a difendersi dall’inflazione.

IL RENDIMENTO DEI CONTI DEPOSITO – I conti deposito, invece, offrono rendimenti nettamente maggiori per tutti i periodi considerati. Nel caso di chi investe 40mila euro per un anno, ad esempio, l’interesse maturato sarebbe di circa 750 euro, a differenza dei circa 250 euro di interessi per un investimento in BOT. E’ necessario naturalmente prestare attenzione alle condizioni di svincolo: nella maggior parte dei casi è possibile liquidare l’investimento rinunciando agli interessi maturati.

In generale dallo studio si evince che i conti deposito sono molto convenienti e rappresentano, sia per i tassi d’interesse alti che questo studio di SosTariffe.it ha attestato, sia per la sicurezza che questa forma d’investimento garantisce, un’ottima alternativa ai più tradizionali Titoli di Stato e Buoni Postali per investire in modo sicuro e conveniente i propri risparmi, specialmente se non si prevede di doverli svincolare al più presto.

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