Attenti al cibo che arriva dalla Cina: è inquinato e non esistono controlli | Non Sprecare
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Attenti al cibo che arriva dalla Cina: è inquinato e non esistono controlli

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Ravioli infestati dai vermi, gamberetti agli antibiotici e fragole contaminate: direttamente dalla Cina sulle nostre tavole.

Come leggiamo su Internazionale, il paese dove vengono cuciti i nostri vestiti, dove si assemblano i nostri smartphone e i giocattoli dei nostri bambini è ormai anche uno dei più grandi fornitori di prodotti alimentari. Nessun paese al mondo è in grado di tenere testa alla Cina. A Qufu, una città del sudovest, l’aria è nera di smog ma i campi valgono oro, soprattutto per la Germania. Fragole, aglio, zenzero, peperoncino ma anche mele e arachidi: in Germania arriva di tutto dalla Cina.

Tra il 2005 e il 2010 la Cina ha raddoppiato il valore globale delle esportazioni di alimenti attestandosi sui 41 miliardi di dollari e si calcola che la Germania, solo nel 2011, ha importato 1,4 miliardi di euro di prodotti alimentari cinesi. Per ora è solo un 2 per cento di tutte le importazioni alimentari tedesche ma c’è da dire che la Cina si è inserita nel settore con una rapidità straordinaria.

Sono due gli aspetti che rendono la Cina interessante per i grandi gruppi industriali: il prezzo e il volume. In Cina i campi sono sterminati come il numero dei lavoratori a basso reddito. Anche la varietà di prodotti offerti dalla Cina sembra quasi infinita. Il Paese è diventato ad esempio il primo esportatore mondiale di miele.

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Il problema principale dei generi alimentari cinesi è il contesto produttivo locale: l’inquinamento provocato dai pesticidi tossici e dall’eccessiva somministrazione di antibiotici al bestiame si associa a volte a un’assoluta mancanza di scrupoli. Nel 2008 ad esempio, un agente chimico presente nel latte in polvere ha danneggiato la salute di 300mila neonati. Per non parlare poi della verdura tinta che perdeva il colore durante la cottura o degli oli usati dei ristoranti, recuperati dagli scarichi, trattati e imbottigliati. Sono state vendute addirittura finte uova di galline. I prodotti più preoccupanti sono proprio quelli di origine animale: la carne è più remunerativa della verdura e permette di massimizzare i profitti. Per questo si è parlato anche di una strana polverina che i produttori aggiungevano alla carne di maiale per venderla come manzo.

Un tempo i contadini mangiavano quel che vendevano mentre oggi, dopo essersi resi conto degli effetti nocivi sulla salute di pesticidi e fertilizzanti, destinano una parte della loro produzione al mercato mentre per se stessi continuano a coltivare in maniera tradizionale. Alcuni cittadini, i più ricchi, hanno addirittura acquistato aziende agricole personali pur di non dipendere dall’offerta dei supermercati.

Nel 2009 il governo cinese ha approvato una nuova legge sulla sicurezza dei prodotti alimentari e ha istituito addirittura una commissione ad hoc alla quale i consumatori possono rivolgersi per denunciare le attività illegali in campo alimentare.

Ma se dalla Cina arrivano alimenti pericolosi è colpa anche dell’Europa che risparmia sui controlli: al porto di Amburgo dove arriva buona parte degli alimenti provenienti da oltreoceano, il 15 per cento delle spedizioni contenenti ingredienti di origine animale e il 20 per cento di quelle di origine vegetale provengono dalla Cina. Per il pesce, la carne, il miele e i prodotti caseari, l’importatore deve dichiarare in anticipo l’arrivo della merce all’ufficio veterinario e delle importazioni del porto di Amburgo e presentare i documenti di trasporto. A quel punto spetta all’ufficio stabilire se i prodotti possono entrare nel paese senza altri controlli. I container sigillati vengono aperti solo in caso di dubbi sul loro contenuto.

Ancora meno sorvegliati i prodotti di origine vegetale: che siano freschi, surgelati o sotto forma di conserve, in genere entrano nell’Unione Europea senza alcun tipo di controllo.

È proprio per tutti questi motivi che numerosi gruppi industriali hanno annunciato che non si riforniranno più in Cina. Catene di supermercati e industrie alimentari hanno capito di non poter più fare affidamento né sui fornitori né sui controlli statali. Per questo hanno dato vita  alla Global food safety initiative in modo da sviluppare un proprio sistema di controllo della qualità dei prodotti.

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