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Allarme in Giappone: nel 2011 gia’ 3.281 suicidi

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Benedetta Fallucchi

Stampa, tivù e osservatori stranieri in generale hanno espresso stupore e ammirazione per il contegno dei giapponesi di fronte all’enorme catastrofe che si è abbattuta su di loro. È l’attitudine racchiusa nel gaman, parola che, come molte altre in giapponese, è difficilmente traducibile. Tuttavia, il suo significato diventa immediato se si pensa alla sopportazione, al controllo, alla pazienza riflessa nei volti delle vittime del terremoto e dello tsunami. Uno stoicismo consustanziale alla cultura giapponese.
IMPENNATA DI SUICIDI. Un carattere che cela in sé un altro aspetto, ben più inquietante. Nel report sulla prevenzione dei suicidi, che il governo giapponese pubblica ogni anno, si legge infatti che il numero dei suicidi nel paese ha avuto un’impennata negli ultimi due mesi: nel solo maggio 2011 si sono tolte la vita 3.281 persone, 499 in più rispetto allo stesso periodo del 2010. L’incremento è stato del 18% su scala nazionale, ma ben del 39% nella prefettura di Miyagi (una delle più colpite dallo tsunami).

Dalla recessione a Fukushima, i motivi per togliersi la vita

Secondo l’Oms, organizzazione mondiale di sanità, il Giappone ha uno dei tassi di suicidi più elevati al mondo. Nel 2009 era il secondo dopo la Russia. È un indicatore che accompagna i momenti più traumatici della storia nazionale. Non a caso è cresciuto dalla fine degli Anni ’90 a oggi, passando da 25 mila a oltre 30 mila casi, in coincidenza dello scoppio della cosiddetta bolla giapponese e dell’inizio di una lunga recessione. Ora si aggiungono il terremoto, lo tsunami e la tragedia di Fukushima.
CONTADINI A RISCHIO. Tra le categorie a rischio ci sono i contadini e quanti, prima di Fukushima, vivevano grazie all’agricoltura. Subito dopo la messa al bando della verdura proveniente dalla prefettura colpita, a fine marzo, un agricoltore di 64 anni si è tolto la vita. Pochi giorni fa un imprenditore agricolo di Soma ha lasciato un messaggio di addio inciso con il gesso sulle pareti di uno dei suoi granai: «Vorrei che non ci fosse nessuna centrale nucleare. La mia resistenza ha raggiunto il limite».
 TUTELARE I BAMBINI. Anche i bambini sono fortemente esposti alle conseguenze di un trauma così potente. L’associazione World Vision ha allestito nella città di Minamisanriku un programma per i più piccoli, per consentire loro di giocare in un ambiente sereno, rilassato. Perché lo choc dello tsunami resta più facilmente impresso nella memoria dei bambini ed è difficile da rimuovere. La Croce Rossa giapponese considera la salute mentale come una delle «maggiori preoccupazioni» e si sta adoperando per assicurare al Paese più esperti e professionisti nel supporto psicologico, specialmente per le 91 mila persone ancora senza casa.

I rischi per la salute e la sfida per la sopravvivenza

Nei centri di raccolta dove risiedono ancora in molti, c’è chi passa le notti tormentato dagli incubi, come l’82enne Katsuo Takahashi della città di Ishinomaki. «Ho visto gente spazzata via di fronte ai miei occhi», ha detto l’anziano, «una persona mi implorava di aiutarla, ma io non potevo fare nulla».
A giocare a sfavore è l’atteggiamento di molti giapponesi riguardo alla salute mentale: per non essere giudicati dei deboli da una società a cui, secondo loro, non interessa conoscere i dolori altrui, tendono a nascondere le sofferenze.
CARENZA DI PSICOTERAPEUTI. Ci sono anche questioni pratiche. Sarebbero pochissimi gli psicoterapeuti specializzati nelle terapie di cura del disturbo post-traumatico da stress. Mentre il numero di potenziali pazienti è altissimo. Secondo il professor Jun Shigemura, dell’Accademia di medicina militare, le persone colpite potrebbero essere decine di migliaia.
Il report sottolinea inoltre che per avere un quadro chiaro e comprensibile della situazione bisognerà aspettare dati certi e informazioni dettagliate; in ogni caso si tratta di una sfida impegnativa per il Giappone. In gioco c’è la salute mentale e, conseguentemente, la sopravvivenza di chi ha già subito il trauma della devastazione materiale e della perdita di congiunti e amici.