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Al mare d’inverno come quando l’Italia era povera

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Le finestre che si riaprono. La crisi si vede anche da questo: una, dieci, alla fine centinaia di luci che da Sestri Levante a Sanremo si accendono ogni venerdi’ sera per rispegnersi la domenica sera. Gli italiani tornano sulle spiagge del mare nostrum, ripopolano le seconde case che per anni erano state quasi dimenticate (secondo le prime, approssimative, stime, si parla di un piu’ dieci per cento). Via, una spolverata ai mobili e ai ricordi, si tirano fuori i vestiti dagli armadi e si rimettono nei cassetti i progetti di weekend nelle grandi capitali del mondo. I giornali parlano della straordinaria migrazione di rapaci che proprio ieri portava sui cieli di Imperia e Savona migliaia di falchi. Ma nella Riviera ligure sembrano piu’ interessati a un’altra migrazione, quella annunciata da file di fari ai caselli delle autostrade. Cosi’ le cittadine della Liguria ritornano a vivere, scoprendo il mare prima ancora che arrivi la primavera. E le vie, troppo a lungo desertificate dalle seconde case che sfiorano la meta’ del totale, ritornano finalmente a essere abitate. Certo, con un occhio al risparmio, tirando dritti davanti alla boutique di vestiti che espone invitante il cartello sconti, e magari puntando verso il supermercato invece che sul ristorante per comprare la cena.

Ma nei vicoli si sentono di nuovo voci, profumi. E guardando le spiagge affollate viene da controllare il calendario: si’, e’ davvero marzo, non e’ ancora estate. In acqua, pero’, Matthias, un ragazzone tedesco di trent’anni che deve avere la pelle spessa come una foca, si tuffa e prende il largo con bracciate ampie. Freddo? Macche’, dalle nostre parti neanche d’estate e’ cosi’ caldo. Lucia e’ distesa sulla sdraio, un po’ si spalma la crema, un po’ guarda l’orizzonte forse pensando al ragazzo cui dedica l’abbronzatura. Poi il suono secco del pallone sulla sabbia e una frazione di secondo dopo l’urlo dei bambini: Gol. Vita da spiaggia, insomma. Un dettaglio, pero’, confonde il quadro: dalle cabine arriva un suono profondo, cupo, quello di un phon. Ma non e’ soltanto una questione meteorologica, anche se ieri il termometro segnava venti gradi sulla spiaggia e quindici in acqua. Se la stagione atmosferica e quella turistica non coincidono piu’, ci sono altre ragioni. C’e’ che la parola crisi, tanto astratta, piano piano comincia ad avere effetti concreti, e dalle borse arriva agli ombrelloni. E allora addio ai biglietti aerei, si carica la macchina: dalla Pianura Padana, code permettendo, basta un’ora e mezzo (e un’ottantina di euro tra benzina, autostrada e panini all’autogrill) per raggiungere il mare. Ma soprattutto per pronunciare la fantomatica parola: vacanza.

La bolla finanziaria si sgonfia e gonfia gommoni e salvagenti. Nasce il turismo da austerity. Ma non e’ soltanto questo. C’e’ che gli italiani, per necessita’, ma anche per scelta stanno scoprendo il mare d’inverno: soltanto in Liguria all’inizio di marzo sono aperti oltre quaranta stabilimenti balneari. Domenica scorsa sulla spiaggia c’erano centinaia di persone, racconta Mauro Rebonato, il titolare dello stabilimento Garibaldi di Finale Ligure. Io ho fatto il bagno mezzora fa, l’acqua e’ tiepida, giura. E spiega: Noi teniamo aperto dodici mesi l’anno. Anche a marzo offriamo gli stessi servizi di agosto: lettini, giochi per bambini, cabine. Non sono i soli: ad Alassio il comune ha attrezzato una spiaggia con sdraio stile norvegese. C’e’ una specie di capote che ti ripara dal vento. All’inizio parlavano di elioterapia, cioe’ la cura del sole, ma non e’ piu’ soltanto questo. Destagionalizzazione, la chiamano gli operatori turistici. In concreto, come racconta Riccardo Borgo presidente nazionale del Sindacato italiano balneari (Sib), significa che l’eta’ media dei bagnanti invernali e’ scesa, non ci sono piu’ soltanto anziani, ma anche giovani. Si gioca a carte, ma anche a calcio. Magari si balla.

Certo, non e’ come ad agosto, quando le camere piene negli hotel della Liguria sono oltre l’80 per cento, ma si sfiora comunque il 50 per cento. Un traguardo importante, non soltanto per gli alberghi, ma anche per negozi, ristoranti, bar, discoteche. Almeno sulla carta, perche’ poi guardando la cassa non c’e’ troppo da essere allegri. Americo Pilati, presidente ligure di Federalberghi, sbuffa: I turisti non si contano soltanto, si pesano anche, come i voti di cui parlava Giulio Andreotti. Per restare competitivi dobbiamo offrire tariffe stracciate nella bassa stagione, meno di cento euro a persona per un quattro stelle. E in un bed&breakfast siamo a cento euro la coppia, assicura Pilati. Marina se ne sta di vedetta sulla porta del suo negozio di abbigliamento a Varazze. E scuote la testa: Vede? la gente c’e’, guarda le vetrine, ma poi tira dritto. E dire che noi ce la mettiamo tutta: quest’anno abbiamo fatto saldi pazzeschi, anche del cinquanta per cento. Adesso offriamo sconti del venti, trenta per cento, ma e’ proprio dura. Ma un primo risultato positivo c’e’ di sicuro: i paesi della Liguria, che ha il record italiano di case vuote (65 mila) in rapporto agli abitanti, quest’anno sono piu’ vivi. Intanto sulle spiagge si continua a tenere un occhio puntato sulle previsioni del tempo. E l’altro sui risultati della borsa, anche da questo barometro ormai dipende l’andamento del turismo.