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Addio alla scrittura

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Appena possono abbandonano penne e quaderni a favore di notebook e diari elettronici. Ragazzi-stampatello che del corsivo si sbarazzano presto, nei temi prediligono pensieri brevi e ridotti all’ osso, il 50% di questi trai 14ei 19 anni possiede una pessima grafia, un’ ortografia discutibile, un italiano sempre piu’ povero, a favore pero’ di un apparato di nozioni “trasversali” impensabili ai loro coetanei di qualche anno e generazione fa. Una rivoluzione del sapere e dell’ apprendere che preoccupa studiosi e insegnanti di buona parte del mondo occidentale: i giovani natia meta’ degli anni Ottanta,e tuttii loro fratelli minori, usano infatti la penna sempre piu’ a fatica, stanno smettendo di scrivere a mano, e soprattutto hanno gettato alle ortiche l’ uso del corsivo. Quel modo di scrivere, cioe’, dove le lettere sono unite dal tratto l’ una all’ altra, e il pensiero, dicono gli esperti, riesce a fluire con armonia dalla mente al foglio. Una tecnica ormai tanto negletta che il settimanale Time ha deciso di dedicare al tema un accorato reportage, proprio sulla fine della scritturaa mano, con un titolo che parla di “lutto per la morte del corsivo”, citando quella generazione Y, per la quale un componimento e’ un insieme di sms cuciti tra di loro…. Nostalgia di adulti diffidenti di fronte al nuovo o vera emergenza culturale?

I governi di molti paesi europei sembrano orientati alla seconda ipotesi. In Inghilterra due anni fa diverse scuole hanno reintegrato l’ uso della penna stilografica, per costringere gli studentia re-imparare la bella grafia, mentre in Francia gli istituti superiori sono tornati al dettato, visto che anno dopo anno gli studenti avevano deciso arbitrariamente di decapitare dei loro accenti migliaia di parole. In Italia le cose non vanno meglio, i bambini gia’ a meta’ della scuola elementare inizianoa scrivere con il computer, se utilizzano la pennae’ per comporre parole in stampatello, ma gli effetti sui loro meccanismi di apprendimento, dice Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’ eta’ evolutiva, sono disastrosi. incredibile quanto l’ uso del corsivo al posto dello stampatello,e ancor piu’ del computer, possa influenzare la mente di un bimbo. vero, il mondo adulto non e’ ancora pronto a recepire le nuove intelligenze di questi ragazzini cresciuti con la tecnologia. Ma la perdita del corsivo e’ alla base di molti disturbi dell’ apprendimento segnalati dagli insegnanti elementari e che rendono difficile tutto il percorso scolastico. Scrivere in corsivo- chiarisce Bianchi di Castelbianco – vuol dire tradurre il pensiero in parole, in unita’ semantiche, scrivere in stampatello vuol dire invece sezionarlo in lettere, spezzettarlo, negare il tempo e il respiro della frase. Perche’ la preparazione all’ apprendimento e’ fatta sulla scrittura, e il corsivo cosi’ come lega le lettere legai pensieri, ma troppo spesso insegnanti e professori si accontentano di temi scritti in stampatello, e non hanno piu’ ne’ tempo ne’ pazienza di insegnare la bella grafia. Un esercizio dunque non finea se stesso, ma carico di significati.

quanto ritiene Monica Dengo che proprio del corsivoe della calligrafia ha fatto una specializzazione.E in un libro dal titolo “Penne in pugno”, appena tradotto anche in Francia ed edito dalla cooperativa Giannino Stoppani (un vero manuale di calligrafia per bambini), Dengo mostra quanto la “bella scrittura” sia una forma d’ arte dove le linee hanno ritmo e musicalita’. Mi capita sempre piu’ spesso di far “ritrovare” il corsivo agli adulti e di doverlo insegnare dall’ inizio ai piu’ piccoli. Ormai in molti paesi, la Francia ad esempio, sie’ capito che non si puo’ prescindere da questa tecnica, ma il problemae’ anche chei maestri non la conoscono piu’. Il vero corsivo, ad esempio, consiste nello scrivere una parola con un’ unica linea, ma in pochi ormai sanno come si fa. Ai bambini va insegnato alle elementari, altrimenti diventa troppo tardi…. I sistemi devono convivere infatti, ma la calligrafiae’ un linguaggio dell’ anima, diversifica, rende unici. Ed e’ invece proprio di questo che i giovani sembrano avere paura. Preferendo nascondersi dietro l’ omologazione dello stampatello. la tesi dell’ insegnante e pedagogista clinica Giuliana Ammannati, che per dieci anni ha analizzato la scrittura dei suoi allievi adolescenti trai 14ei 19 anni, e ha raccolto i dati in una ricerca presentata tre anni fa, che cerca di scavare dentro la motivazioni psicologiche che hanno portato all’ abbandono del corsivo. Perche’ oltre a segnalare che quasi il 50% dei teenager non sa piu’ utilizzarlo, Ammannati ha spiegato di aver incontrato grandissime resistenzea far uscirei ragazzi dal loro reiterato uso dello stampatello. Spesso- aveva affermato Giuliana Ammannati – dopo aver scritto in corsivo non riescono a rileggere le proprie parole. Cosi’ per evitare la confusione utilizzano lo stampatello….

I guasti pero’ si vedono dopo. Non soltanto al liceo ma all’ universita’, come sottolinea Franco Frabboni, ordinario di Pedagogia all’ ateneo di Bologna, e presidente della Societa’ italiana di scrittura. La grafia, il corsivo sono veicoli e fonti di emozioni. Tradiscono la personalita’, lo stato d’ animo… L’ abbandono della scrittura a mano porta a una scarnificazione del messaggio, lo vedo spesso nelle tesi dei miei studenti, povere, troppo brevi, dove la sintesi non e’ un pregio ma una incapacita’ di sviluppare il pensiero. Quasi sempre nelle mie lezioni faccio fare esercizi di scrittura, invito gli studenti a scrivere di se’, a raccontarsi,a confrontarsi con la propria biografia. E noto difficolta’ crescenti. Tornare all’ insegnamento della calligrafia e’ una battaglia fondamentale, ormai condivisa dagli studiosi di tutto il mondo. Anche perche’ – aggiunge Franco Frabboni – l’ altra faccia di questa metamorfosie’ la perdita della lettura. Sono due vasi comunicanti. Se non si impara il corsivo, i suoi tempi, le sua musicalita’, come si fara’ a concentrarsi sulle parole di un libro? chiaro che il computer e’ oggi una nostra appendice, un pezzo del nostro pensiero. Ma e’ un pensiero binario mentre la scrittura a mano e’ ricca, diversa, individuale, ci rende uno differente dall’ altro. Bisognerebbe educare i bambini fin dall’ infanzia ad annotare i propri pensieri, a capire che la scrittura e’ una voce di dentro, un esercizio irrinunciabile. Eppure i ragazzi della generazione stampatello scrivono e scrivono, mai tante parole sono circolate tra gli adolescenti dell’ era digitale, attraverso sms, mms, mail, blog, Facebook, intrecciando vite, storie d’ amore, felicita’, delusioni, tristezze. In stampatello okay, piene di acronimi e di sigle, spaventosamente abbreviate… Parole, pero’. A volte credo che gli adulti cerchino di nascondere la paura di non essere all’ altezza dei loro figli attraverso battaglie di retroguardia- dice con pacatezza Irene Bagnati, che insegna lettere alle scuole medie – e anche questo lamento sul “corsivo perduto” in qualche modo mi fa sorridere. Esiste certo un problema legato alla scrittura, e soprattutto all’ ortografia. Ma ho allievi brillantissimi che hanno una pessima grafia e non per questo il loro percorso scolastico ne risente. Utilizzano il corsivo per prendere appunti, su fogli che poi soltanto loro sanno rileggere. Ma sanno studiare, questo e’ cio’ che conta. Cio’ che a me interessa e’ che apprendano, e che scrivano in un buon italiano. Se poi al posto della penna utilizzano la tastiera pazienza, questo e’ il loro tempo….