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Orti urbani, una rivoluzione verde si propaga in Italia: triplicate le coltivazioni in città

Una scelta urbanistica che vincola un suolo altrimenti destinato a cadere, prima o poi, nelle grinfie della speculazione edilizia, ma non solo. L'orto urbano è anche un mezzo per permettere la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e una risposta alla Grande Crisi

Orti urbani, una rivoluzione verde si propaga in Italia: triplicate le coltivazioni in città
Boom degli orti urbani in Italia: triplicati in due anni
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ORTI URBANI -

Circa 21 milioni di italiani mettono alla prova i propri pollici verdi e sempre di più decidono di farlo in città. Tanto che in redazione continuano ad arrivare segnalazioni di nuovi orti urbani che spuntano ovunque in Italia. Una delle iniziative più lodevoli è partita da Firenze, dove l’architetto Giacomo Salizzoni, con la regia dell’amministrazione comunale e della Coldiretti, ha firmato un bellissimo Community Garden, nel pieno centro della città, nella zona di Borgo Pitti. L’area era competamente abbandonata e ospitava una pista di atletica leggera, ovviamente chiusa. Oggi, invece, spuntano piante di ortaggi e di frutta contenuti in vasche in legno realizzate con materiale di riciclo. Piccoli e grandi spazi di orti urbani si stanno moltiplicando dovunque. Ricordo lo scetticismo, se non la totale indifferenza, che accompagnò la nascita del fenomeno degli orti urbani. “Piccoli omaggi ai cittadini che non serviranno a nulla e resteranno sempre un fenomeno marginale” si diceva. E adesso, con gli ultimi dati pubblicati dalla Coldiretti, si scopre la potenza degli orti in città, su spazi di proprietà comunale, che in due anni si sono triplicati. Tanto che soltanto nei capoluoghi, quelli censiti dalle indagini dell’Istat, siamo passati da 1,1 milioni di metri quadrati a 3,3 milioni di metri quadrati di spazi verdi, per seminare frutta e ortaggi, assegnati in comodato a gruppi di cittadini. Nella sola Roma, ad esempio, sono raddoppiati in un anno passando dai 90 del 2014 ai 180 del 2015.

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AGRICOLTURA URBANA -

Ma, numeri a parte, dove sta la forza rivoluzionaria di un semplice atto amministrativo che, quando c’è la volontà politica, non richiede particolari procedure? Innanzitutto l’orto urbano è un vero e proprio strumento di politica urbanistica. Semplice, chiaro, efficace. Affidando ai cittadini uno spazio verde, per coltivare l’orto o fare piccoli campi di coltivazioni dove portare a spasso i bambini, è come se un’amministrazione comunale dicesse: qui non si costruisce. Né un centro commerciale, né uffici, né residenze private. Dunque, una scelta urbanistica, che vincola un suolo altrimenti destinato a cadere, prima o poi, nelle grinfie della speculazione edilizia.

VANTAGGI DEGLI ORTI URBANI PER LA VITA PUBBLICA -

Secondo elemento di novità e di cambiamento: la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Si scrivono fiumi d’inchiostro sulla distanza tra il popolo e i ceti dirigenti politici e sul fatto che la partecipazione alla vita pubblica è sempre più bassa. Bene, l’orto urbano è uno strumento per rilanciarla. Un atto concreto per fare in modo che l’elettore partecipi alle scelte dell’amministrazione, condividendole o censurandole poi al momento del voto. Una prassi di cui abbiamo bisogno, specie in carenza di risorse pubbliche, per spingere la macchina dei servizi comunali. Pensate quanti passi avanti si possono fare nelle nostre città se interi pezzi di giardini e piante comunali fossero affidati, per la manutenzione, ai cittadini in cambio di sgravi fiscali. Questa è la rivoluzione di una società che avanza mentre la politica, la cattiva politica, arretra.

ORTI URBANI PER COMBATTERE LA GRANDE CRISI -

Infine, è innegabile che l’orto urbano, esploso in queste dimensioni, sia anche una risposta alla Grande Crisi, uno spazio attraverso il quale si cercano nuove strade per iniziative economiche e commerciali. Per non crollare sotto i colpi della recessione. Nelle città del Nord ormai l’81 per cento dei capoluoghi di provincia ha messo a disposizione dei cittadini orti urbani (in testa, tra le città, ci sono Torino, Bologna e Parma), mentre purtroppo nel Mezzogiorno il fenomeno riguarda soltanto i centri di Napoli, Andria, Barletta, Palermo e Nuoro. Troppo poco. L’Italia non può essere divisa in due anche per gli orti urbani.

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