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Mense scolastiche, i vantaggi della “filiera corta”

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Alla fine l’hanno capito pure gli americani che non conviene far arrivare sulla loro tavola frutta e verdura degli antipodi. I vantaggi della filiera corta sono balzati all’occhio ad alcuni ricercatori della Michigan State University andando a valutare alcune esperienze d’oltreoceano: si tratta di mense scolastiche che hanno intrapreso programmi di collaborazione con aziende agricole vicine, per offrire ai ragazzi cibi migliori e pure meno costosi. Per una volta, pero’, l’Italia sta gia’ percorrendo da tempo questa strada: ci sono tanti esempi di mense che propongono solo cibi di stagione, acquistati a pochi chilometri di distanza dalla scuola. E c’e’ perfino una mensa scolastica con il bollino di Slow Food.

STUDIO AMERICANO ? Anche se dalle nostre parti ci si e’ gia’ pensato, come spesso succede il dato nero su bianco arriva dagli Stati Uniti, dove c’e’ chi si e’ preso la briga di studiare il fenomeno con uno studio ad hoc appena uscito sul Journal of Nutrition Education and Behavior. Scoprendo che i motivi piu’ frequenti per l’uso nelle mense scolastiche di prodotti che arrivano da aziende agricole vicine sono tre: gli studenti li apprezzano di piu’, i prezzi sono piu’ bassi, si sostiene l’economia locale. Tutti sacrosanti motivi, che si aggiungono a un effetto non di poco conto, visto che i giovani in eta’ scolare oggi introducono un terzo dei nutrienti giornalieri proprio mentre sono a scuola: la dieta dei ragazzi ci guadagna, perche’ i prodotti a filiera corta sono meno trattati e mantengono migliori caratteristiche nutrizionali. In Italia non sono poche le mense che hanno fatto propria la filosofia. E c’e’ pure una mensa che e’ stata scelta da Slow Food come esempio di eccellenza nazionale: e’ quella delle scuole di Bagno a Ripoli, un Comune in provincia di Firenze.

MENSA SLOW FOOD ? Le mense scolastiche del Comune propongono da anni prodotti della tradizione, quasi sempre provenienti da aziende della zona. Luciano Bartolini, sindaco del paese, racconta un episodio emblematico: Durante un incontro fra i produttori e l’azienda che offre il servizio mensa nelle nostre scuole (una societa’ mista pubblico-privato che porta i pasti anche agli ospedali della zona) chiedemmo chi poteva venderci grosse quantita’ di basilico. Si alzo’ un agricoltore che coltiva la terra a 300 metri da noi e che scoprimmo essere gia’ il nostro fornitore. Ma gli compravamo il basilico dopo che lui lo aveva porzionato, confezionato e portato al mercato centrale ortofrutticolo. Ora lo acquistiamo da lui senza intermediari: e’ piu’ comodo, spendiamo meno e l’ambiente, acquistando a “chilometro zero”, ci guadagna. Cosi’ a scuola si mangia la carne di bovini maremmani, il pomodoro costoluto fiorentino o l’olio Reto di Montisoni, magari rielaborati attraverso le ricette della tradizione locale: lo scorso dicembre, per il primo Terra Madre Day promosso da Slow Food, e’ arrivata in tavola la carabaccia, una zuppa con cipolle della Valdelsa e patate rosse del Pratomagno.

VANTAGGI ? La scelta della filiera corta e’ vantaggiosa, secondo Bartolini, per due motivi principali: Il cibo e’ cultura e salute: in questo modo diamo ai nostri studenti alimenti di maggior qualita’ e li educhiamo a conoscere le tradizioni locali. In piu’, sosteniamo l’agricoltura del territorio perche’ riteniamo che sia un ricchezza da non disperdere: offriamo 7 mila pasti al giorno, ai produttori che lavorano per noi possiamo garantire certezze. L’esperienza di Bagno a Ripoli e’ stata scelta da Slow Food anche perche’ rafforza la cultura del cibo: periodicamente vengono organizzati corsi di cucina per genitori e bambini, in cui si impara tutti insieme a preparare piatti della memoria, come la pappa al pomodoro o la ribollita, a partire dalle ceste di prodotti portate in classe dal contadino. La mensa, insomma, come momento altamente educativo.

ORTO ? Perfino i piu’ piccini apprezzano entusiasti, come racconta Nicoletta Zazzeri, insegnante della scuola materna: Da vent’anni, per tenere alla larga dolcetti e merendine, la scuola offre la merenda dando frutta, pane con l’olio, schiacciate: crescendo, i piccoli continuano a preferire uno spuntino “sano” ? dice Zazzeri ?. Ai bimbi piace moltissimo soprattutto l’orto “in classe”: ne abbiamo uno didattico in funzione da 7 anni, adesso abbiamo dissodato la terra per farne un altro vicino a una delle nostre cucine, per portare direttamente in tavola cio’ che i bambini avranno contribuito a produrre. I piccoli cosi’ imparano che occorre prendersi cura della terra perche’ dia buoni frutti, ascoltano i nonni contadini dare consigli riappropriandosi di un rapporto con loro e imparano soprattutto a mangiare meglio: tanti non amano le carote, ma dopo averle viste crescere decidono di provarle. E le apprezzano. Che passi proprio dalla scuola il modo per insegnare ai nostri figli a mangiare come si deve? Forse si’, visto che anche il Ministero della Salute ha da poco lanciato il progetto “Forchetta e scarpetta”, dove forchetta sta per mangiar sano e la scarpetta e’ l’attivita’ fisica: dovrebbero essere coinvolti 50 mila studenti di 2.600 scuole elementari in tutta Italia, a cui verra’ dato un kit multimediale di educazione a uno stile di vita sano.