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Plastica, l’Europa vieta i prodotti usa-e-getta. E i consumatori risparmiano 6,5 miliardi di euro

La decisione della Commissione segna una svolta nella lotta alla plastica, che incide per oltre l'80 per cento nei rifiuti marini. Adesso si aspetta l'ok definitivo del Consiglio e del Parlamento. Intanto anche nell'acqua ci sono tracce di plastica.

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COME RIDURRE LA PLASTICA

Se l’Europa batte un colpo non c’è che da festeggiare, se poi lo fa su una materia così delicata, come la lotta all’uso della plastica, allora bisogna alzare i calici con lo champagne. La Commissione ha fatto una mossa importante (adesso dovrà essere approvata dal Consiglio e dal Parlamento, e speriamo che non si perda troppo tempo): via piatti, posate, bicchieri, cannucce, tappi e coperchietti di plastica. Via i prodotti usa-e-getta imbottiti di Pet. Via i micidiali cotton fioc. Tutti materiali che contribuiscono per oltre l’80 per cento ad accumulare i rifiuti in mare e sulle spiagge. Ed entro sette anni i Paesi dell’Unione dovranno raccogliere e riciclare il 90 per cento della plastica utilizzata, con un risparmio per i consumatori di circa 6,5 miliardi di euro. La battaglia contro la plastica, a leggere la lista della Commissione si ritrovano i prodotti sconsigliati ai lettori di questo sito, fa così un passo avanti che potrebbe risultare decisivo, mentre non mancano allarmi sulle tracce di plastica perfino nell’acqua che beviamo. Anche nell’acqua del rubinetto.

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FIBRE DI PLASTICA NELL’ACQUA POTABILE

Dopo il mare, gli oceani, le spiagge, i giardini, i marciapiedi, e potrei continuare a lungo nell’elenco, adesso sappiamo che la plastica si è infilata anche nell’acqua dei nostri rubinetti. Quella che usiamo per lavarci e, come noi suggeriamo spesso, perfino da bere.

Lo sappiamo grazie a un’autorevole onlus, si chiama Orb Media, che ha prodotto un vero e proprio studio su ben 159 campioni di acqua potabile, presi in diversi paesi del mondo, in collaborazione con alcune università americane. Quindi, siamo nel perimetro della documentazione scientifica, e non delle suggestioni o degli allarmi da integralisti dell’ambientalismo a buon mercato. Ricercatori talmente seri che, dopo avere annunciato la scoperta, hanno aggiunto due avvertimenti su ciò che invece ancora non sappiamo. Primo: quali sono i reali danni alla salute per queste microscopiche fibre di plastica ritrovate nell’acqua potabile (materia tutta da approfondire). I pesci, ad esempio, con le microplastiche ingoiate in mare ci rimettono anche la pelle, ma sull’uomo ancora non conosciamo i veri effetti. Secondo: da dove arriva la plastica nell’acqua. Dai tessuti sintetici di qualche vestito? Dallo smaltimento improprio di pezzi di arredamento della casa? Le risposte a queste domande non ci sono ancora, ma vedrete che presto arriveranno.

Intanto l’allarme sulle microfibre di plastica nell’acqua dei rubinetti, rilancia, in modo forte e chiaro, la lotta a uno spreco enorme che facciamo ogni giorno: dobbiamo ridurre il consumo di plastica. Qualcosa che possiamo davvero fare tutti, ovunque, quotidianamente, e senza grandi sforzi. Non abbiamo più bisogno di racconti, di immagini, di allarmi, di analisi scientifiche. Sappiamo bene quanto la plastica ci invade, anche inutilmente, e quanto sia entrata nel nostro quotidiano, prima con prepotenza, e poi con la nostra solita arrendevolezza di persone poco responsabili.

LEGGI ANCHE: Raccolta differenziata della plastica, tutto quello che c’è da sapere

CONSIGLI PER RIDURRE LA PLASTICA

Ci indigniamo, protestiamo, gridiamo alla solita Apocalisse, alla Fine del mondo, ma facciamo poco, quasi nulla, per ridurre, con piccoli e normali gesti da stili di vita quotidiani, il consumo, e quindi lo spreco della plastica. La stessa che poi, tanto per fare un esempio, si traduce in 32 rifiuti (di plastica) per ogni chilometro quadrato del nostro mare.

La riduzione della plastica dovrebbe essere un obiettivo-comandamento scolpito nelle nostre teste. Dovrebbe essere insegnata nelle scuole, a partire dagli asili e dalle elementari. Dovrebbe diventare una sorta di narrazione del cambiamento. Anche con la famosa risata che seppellisce i peggiori, cioè chi ancora abusa, in modo indifferente e compulsivo, di questo materiale. Dovrebbe, appunto. Intanto, e guardate quanto è semplice, andiamo dritti all’obiettivo di diminuire l’uso, e quindi lo scarto e l’eventuale (molto eventuale…) riciclo, della plastica. In tre mosse.

Prima mossa: eliminiamo dai nostri consumi oggetti come le cannucce, anche nei bar, le buste della spesa (senza neanche andare troppo a capire se siano “ecologiche” o “finte ecologiche”), le posate di plastica, che tra l’altro sono un pugno nello stomaco all’estetica. Una cena con forchette, coltelli e bicchieri di plastica diventa triste per definizione, anche se i commensali sono le persone più allegre e divertenti del mondo.

Seconda mossa: modifichiamo alcuni paradigmi degli acquisti. Se scopriamo un negozio alla spina che ci garantisce buoni prezzi, buona qualità dei prodotti, e risparmio reale (e in questo sito ne abbiamo selezionati alcuni in diverse regioni italiane), facciamolo diventare un punto stabile dei nostri acquisti. Come i mercatini a chilometro zero.

Se ci riusciamo, utilizziamo i pannolini lavabili. O l’acqua minerale in bottiglie di vetro, e meglio ancora, l’acqua del sindaco. Cerchiamo, cioè, di considerare la riduzione della plastica una sorta di filtro attraverso il quale fare passare le nostre decisioni in termini di modi di consumare.

Terza mossa. Sentiamoci tutti, uno per uno, degli agenti promotori di questa battaglia. Immaginate: come se ognuno di noi avesse una spilla attaccata alla giacca, al pullover, alla camicia, con la semplice scritta: No plastica. Ma più che con un accessorio da abbigliamento, la nostra funzione di agenti si dovrebbe tradurre nell’obiettivo di contaminare chiunque abbia rapporti o relazioni con noi (di lavoro, di amicizia, di famiglia). Favoriamo, per esempio, l’ingresso della lotta allo spreco della plastica nelle scuole, attraverso la voce delle famiglie in dialogo con i professori e con i presidi. Diamo qualche buon esempio, su come a casa nostra abbiamo ridotto la plastica, e raccontiamolo, amplifichiamolo, facciamolo circolare. Scansiamo quelle bottigliette di acqua che in alcune parti del mondo sono perfino fuorilegge. E se il salumiere per un etto di prosciutto ci riempie di plastica, tra fogli e buste, avvisiamolo con garbo: No, grazie, a me non serve. Con il passaparola, la piccola testimonianza, il gioco dell’imitazione, vedrete che la riduzione della plastica non sarà più una velleità tardo-ambientalista, ma diventerà uno stile di vita condiviso e utile.

QUALCHE BUONA IDEA DI RICICLO DELLA PLASTICA: