Questo sito contribuisce all'audience di

Plastica anche nell’acqua, pessima scoperta. La soluzione è una sola: ridurne l’uso. E non è difficile

La scoperta arriva da alcune università americane. Non aspettiamo sempre le decisioni degli altri per evitare, per esempio, che in mare ci siano 32 rifiuti di plastica ogni chilometro quadrato. Possiamo fare molto, tutti i giorni. A partire dall’eliminazione di alcuni oggetti inutili.

Plastica anche nell'acqua, pessima scoperta. La soluzione è una sola: ridurne l'uso. E non è difficile
Come ridurre la plastica
di
Condivisioni

COME RIDURRE LA PLASTICA

Anche nell’acqua del rubinetto. Dopo il mare, gli oceani, le spiagge, i giardini, i marciapiedi, e potrei continuare a lungo nell’elenco, adesso sappiamo che la plastica si è infilata anche nell’acqua dei nostri rubinetti. Quella che usiamo per lavarci e, come noi suggeriamo spesso, perfino da bere.

FIBRE DI PLASTICA NELL’ACQUA POTABILE

Lo sappiamo grazie a un’autorevole onlus, si chiama Orb Media, che ha prodotto un vero e proprio studio su ben 159 campioni di acqua potabile, presi in diversi paesi del mondo, in collaborazione con alcune università americane. Quindi, siamo nel perimetro della documentazione scientifica, e non delle suggestioni o degli allarmi da integralisti dell’ambientalismo a buon mercato. Ricercatori talmente seri che, dopo avere annunciato la scoperta, hanno aggiunto due avvertimenti su ciò che invece ancora non sappiamo. Primo: quali sono i reali danni alla salute per queste microscopiche fibre di plastica ritrovate nell’acqua potabile (materia tutta da approfondire). I pesci, ad esempio, con le microplastiche ingoiate in mare ci rimettono anche la pelle, ma sull’uomo ancora non conosciamo i veri effetti. Secondo: da dove arriva la plastica nell’acqua. Dai tessuti sintetici di qualche vestito? Dallo smaltimento improprio di pezzi di arredamento della casa? Le risposte a queste domande non ci sono ancora, ma vedrete che presto arriveranno.

Intanto l’allarme sulle microfibre di plastica nell’acqua dei rubinetti, rilancia, in modo forte e chiaro, la lotta a uno spreco enorme che facciamo ogni giorno: dobbiamo ridurre il consumo di plastica. Qualcosa che possiamo davvero fare tutti, ovunque, quotidianamente, e senza grandi sforzi. Non abbiamo più bisogno di racconti, di immagini, di allarmi, di analisi scientifiche. Sappiamo bene quanto la plastica ci invade, anche inutilmente, e quanto sia entrata nel nostro quotidiano, prima con prepotenza, e poi con la nostra solita arrendevolezza di persone poco responsabili.

LEGGI ANCHE: Raccolta differenziata della plastica, tutto quello che c’è da sapere

CONSIGLI PER RIDURRE LA PLASTICA

Ci indigniamo, protestiamo, gridiamo alla solita Apocalisse, alla Fine del mondo, ma facciamo poco, quasi nulla, per ridurre, con piccoli e normali gesti da stili di vita quotidiani, il consumo, e quindi lo spreco della plastica. La stessa che poi, tanto per fare un esempio, si traduce in 32 rifiuti (di plastica) per ogni chilometro quadrato del nostro mare.

La riduzione della plastica dovrebbe essere un obiettivo-comandamento scolpito nelle nostre teste. Dovrebbe essere insegnata nelle scuole, a partire dagli asili e dalle elementari. Dovrebbe diventare una sorta di narrazione del cambiamento. Anche con la famosa risata che seppellisce i peggiori, cioè chi ancora abusa, in modo indifferente e compulsivo, di questo materiale. Dovrebbe, appunto. Intanto, e guardate quanto è semplice, andiamo dritti all’obiettivo di diminuire l’uso, e quindi lo scarto e l’eventuale (molto eventuale…) riciclo, della plastica. In tre mosse.

Prima mossa: eliminiamo dai nostri consumi oggetti come le cannucce, anche nei bar, le buste della spesa (senza neanche andare troppo a capire se siano “ecologiche” o “finte ecologiche”), le posate di plastica, che tra l’altro sono un pugno nello stomaco all’estetica. Una cena con forchette, coltelli e bicchieri di plastica diventa triste per definizione, anche se i commensali sono le persone più allegre e divertenti del mondo.

Seconda mossa: modifichiamo alcuni paradigmi degli acquisti. Se scopriamo un negozio alla spina che ci garantisce buoni prezzi, buona qualità dei prodotti, e risparmio reale (e in questo sito ne abbiamo selezionati alcuni in diverse regioni italiane), facciamolo diventare un punto stabile dei nostri acquisti. Come i mercatini a chilometro zero.

Se ci riusciamo, utilizziamo i pannolini lavabili. O l’acqua minerale in bottiglie di vetro, e meglio ancora, l’acqua del sindaco. Cerchiamo, cioè, di considerare la riduzione della plastica una sorta di filtro attraverso il quale fare passare le nostre decisioni in termini di modi di consumare.

Terza mossa. Sentiamoci tutti, uno per uno, degli agenti promotori di questa battaglia. Immaginate: come se ognuno di noi avesse una spilla attaccata alla giacca, al pullover, alla camicia, con la semplice scritta: No plastica. Ma più che con un accessorio da abbigliamento, la nostra funzione di agenti si dovrebbe tradurre nell’obiettivo di contaminare chiunque abbia rapporti o relazioni con noi (di lavoro, di amicizia, di famiglia). Favoriamo, per esempio, l’ingresso della lotta allo spreco della plastica nelle scuole, attraverso la voce delle famiglie in dialogo con i professori e con i presidi. Diamo qualche buon esempio, su come a casa nostra abbiamo ridotto la plastica, e raccontiamolo, amplifichiamolo, facciamolo circolare. Scansiamo quelle bottigliette di acqua che in alcune parti del mondo sono perfino fuorilegge. E se il salumiere per un etto di prosciutto ci riempie di plastica, tra fogli e buste, avvisiamolo con garbo: No, grazie, a me non serve. Con il passaparola, la piccola testimonianza, il gioco dell’imitazione, vedrete che la riduzione della plastica non sarà più una velleità tardo-ambientalista, ma diventerà uno stile di vita condiviso e utile.

QUALCHE BUONA IDEA DI RICICLO DELLA PLASTICA:

Ultime Notizie: