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I padroni del web devono decidersi a pagare le tasse in Italia, come tutti. C’è un conto da saldare, solo per il 2018, di 190 milioni, che rischiamo di sprecare….

Anche quest'anno Apple, Google, Facebook, Amazon, potrebbero farla franca. E tirare fuori un'elemosina di tasse rispetto a 35 miliardi di euro fatturati in Italia. L'anno scorso hanno pagato 17 milioni di euro, nulla. Chi li protegge?

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WEB TAX 

Solo per l’anno in corso sono in ballo 190 milioni di euro che farebbero molto comodo per fare cose utili per tutti gli italiani e investimenti produttivi. E invece rischiamo, ancora una volta: tutti noi, di vederli sprecati e sciolti come neve al sole. Parliamo di un gigantesco buco nero che esiste nelle maglie di un Paese purtroppo molto allenato all’evasione e all’elusione: la web tax. Le tasse, non una singola tassa, che i giganti del web dovrebbero pagare, come chiunque fa impresa e utili in Italia, e che invece non tirano fuori. Barricandosi dietro una serie di protezioni, fortissime grazie al loro potere di lobby globale, e scommettendo sull’incapacità dei vari governi, in Italia come in tutta Europa, di non fargliela passare liscia, come hanno fatto finora. 
 
Nei conti del bilancio del governo italiano ci sono, finalmente, 190 milioni di euro che, in attesa di decisioni a livello internazionali (Innanzitutto l’Ecofin), i grandi marchi di Internet devono pagare come tasse sugli utili fatti in Italia nel 2018, un giro di soldi e di guadagni stratosferico. Ma per una serie di cavilli, di resistenze e di provvedimenti non completati, il rischio è che anche quest’anno i padroni della Rete la possano fare franca. E cavarsela come hanno fatto nel 2017, complessivamente, con tasse per appena 15 milioni di euro. Nulla. 
 
La web tax non è giusta, è sacrosanta. Bisogna che in Italia ci sia una svolta reale per fare pagare le tasse ai giganti tecnologici americani che non fanno altro che accumulare soldi e potere. Non pagando il fisco, almeno in Italia, a differenza di tutte le imprese normali che operano nel nostro Paese. Con un spreco enorme per il nostro Paese.

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WEB TAX: COS’É 

La web tax è giusta, e lo dimostrano alcuni, semplici numeri. Google e Facebook, padroni del web e del relativo mercato pubblicitario, nel 2015 hanno pagato in Italia 2,4 milioni di euro di tasse, pari allo 0,3 per cento dei loro ricavi. Nulla. Allo stesso tempo, il fisco italiano ha accertato evasioni fiscali per centinaia di milioni, e la stessa Google, con Apple, hanno iniziato ad abbassare la guardia, riconoscendo, con delle transazioni, il buco che hanno creato nei nostri conti pubblici.

Soltanto Google e Apple finora hanno tirato fuori oltre 600 milioni di euro per chiudere i conti con il fisco italiano. E adesso tocca ad Amazon sganciare i quattrini. Se sommate queste cifre recuperate (calcolando anche Amazon), vi accorgete che stiamo parlando di uno spreco che supera il miliardo di euro, e secondo i conti fatti dagli uffici delle Agenzie delle entrate la base imponibile complessiva di tutti i colossi della tecnologia in Italia ammonta a 32 miliardi di euro. Ciò significa che, alla fine, lo Stato italiano potrebbe incassare qualcosa come 10-15 miliardi di euro: i soldi che, per esempio, si potrebbero utilizzare per finanziare il reddito di inclusione ai poveri. O per migliorare Sanità, Istruzione, Trasporti pubblici.

PER APPROFONDIRE: Quando la tecnologia, abbinata alla finanza, ci mettono con le spalle al muro: il racconto in questo libro

WEB TAX IN ITALIA 

Infine, la web tax è giusta in quanto questa sorta di evasione palese e mai bloccata, altro non fa che confermare l’enorme potere accumulato da questi gruppi. Troppo potere e troppo concentrato, troppa onnipotenza. Nel 2006, per capirci, tra le prime cinque aziende quotate in Borsa, in America, dall’universo tecnologico proveniva solo Microsoft: le altre erano società petrolifere (Exxon Mobil), grandi holding industriali (General Electric), e banche (Citigroup e Bank of America). Adesso le prime cinque sono queste, nell’ordine: Apple, Google, Microsoft, Amazon, Facebook. E non vi sembra giusto che paghino le tasse?

(Credits immagine di copertina: Benny Marty / Shutterstock.com)

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