Via gli sprechi per salvare la sanità | Non Sprecare
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Via gli sprechi per salvare la sanità

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Dietro le parole di Mario Monti, che considera a rischio la sostenibilità del servizio sanitario pubblico, ci sono i numeri. L’età media si alza, la vita si allunga, le prestazioni aumentano e le risorse non bastano. Secondo la Ragioneria dello Stato entro il 2060 in base a questo trend demografico e sanitario serviranno altri 16 miliardi per sostenere il sistema che intanto costerà qualcosa come l’8 per cento del prodotto interno lordo. Questi soldi non ci sono. E allora? La prima strada da battere, sulla quale l’azione del governo è stata ancora troppo timida, è quella di una lotta senza quartiere agli sprechi della sanità pubblica.

Guardiamo le statitistiche, e ci rendiamo conto che l’Italia è sempre ai primi posti quando si tratta di spese per prestazioni sanitarie. Siamo i primi consumatori in Europa di medicinali, di prestazioni diagnostiche (molto costose), di antibiotici. E siamo in cima alla classifica anche per quanto riguarda i tempi medi di degenza, un altro spreco di risorse. Chiediamoci con franchezza: perché? Per il semplice motivo che tutto ciò finora è stato consentito e coperto dai soldi dello Stato che, invece, adesso mancano. E’ lo Stato, per esempio, che paga quel miliardo di pillole che gli italiani gettano nel cestino in quanto scadute.

E dietro al sistema ci sono i nostri stili di vita spreconi, le complicità di medici dalla ricetta facile e di case farmaceutiche sempre pronte a vendere i loro prodotti anche quando non servono. E c’è la fatica di rompere il muro delle lobby e delle corporazioni per contenere alcuni costi, come nel caso dei farmaci generici che in Italia continuiamo a considerare medicine di serie B.

E’ dentro le pieghe degli sprechi che possiamo trovare le risorse indispensabili a salvare il sistema sanitario nazionale italiano che, nonostante tutto, resta un’eccellenza e una conquista del nostro Paese. Infine, tra gli sprechi dobbiamo comprendere anche un principio non più sostenibile, e cioè il “tutto a tutti“. Il sistema sanitario non può permetterselo e il conto della sostenibilità va addebitato sulle spalle dei più forti e non in modo orizzontale a carico di tutta la popolazione. Mentre Monti lanciava il suo allarme, in un importante ospedale napoletano il direttore sanitario firmava una disposizione per autorizzare i ricoveri sui materassi. La sanità sprecona e ingiusta funziona così: i ricchi hanno le medicine e l’assistenza gratuita, i poveri finiscono sui materessi.