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Usa e Ue: Kyoto è il passato

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Almeno su un punto Stati Uniti e Unione Europea sono già d’accordo: il Protocollo di Kyoto appartiene ormai al passato. L’umanità ha bisogno di un programma molto più ambizioso per frenare il surriscaldamento del pianeta, secondo Artur Rung-Metzger, il negoziatore della Ue inviato a Durban per la Conferenza sul clima con la missione di rivitalizzare l’accordo fino al 2015, anziché il 2020.

OSSO DURO – Dall’altra parte del tavolo troverà uno degli ossi più duri dell’amministrazione statunitense, Jonathan Pershing, che tiene d’occhio, senza citarla, la Cina: «Non accetteremo accordi legalmente vincolanti per gli Stati Uniti», ha chiarito, «se non saranno altrettanto vincolanti per altri Paesi di peso equivalente». La Cina, in testa alla classifica delle nazioni inquinanti, ma protetta in passato dal suo status di Paese emergente, si dichiara disponibile alla redenzione ecologica, ma non prima di aver sistemato le sue priorità socio-economiche e, in ogni caso, seguendo un’agenda propria e non eterodiretta. Il Canada è già oltre: pur non confermandolo ancora ufficialmente, il ministro dell’Ambiente, Peter Kent, ha lasciato intendere che il suo Paese abbandonerà già all’inizio dell’anno prossimo la compagnia riunita dal Protocollo di Kyoto. Un addio definitivo.

AUSPICI E ITALIA – Insomma, la conferenza non si è aperta sotto i migliori auspici per Christiana Figueres, segretaria esecutiva dell’Unfccc, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: «Sembra sempre impossibile finché non viene fatto», cerca di consolarsi citando Nelson Mandela. Dalla sua parte, a sostenere l’urgenza di un intervento drastico per ridurre le emission di gas a effetto serra, ci sono organizzazioni come il Wwf, l’Unicef, Greenpeace che, dalla sua filiale italiana, ha mandato «cartoline dal caos climatico» al nuovo ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, atteso a Durban la settimana prossima: al posto dei saluti, una vibrante raccomandazione affinché l’Italia si schieri con il rinnovo del Protocollo firmato nel 1997, «Il clima cambia. La politica deve cambiare». La Confederazione italiana degli agricoltori si schiera con il Wwf per arginare la deforestazione che cancella ogni anno 13 milioni di ettari di boschi: più dell’intero patrimonio forestale italiano, calcolato in 11 milioni di ettari, scompare ogni dodici mesi dalla faccia della terra.

AZIONE – Questa settimana i tecnici di quasi duecento Paesi studieranno come contenere il riscaldamento globale, ma dove non arriveranno le loro trattative dovranno riuscire, la settimana prossima, i negoziati politici. Altrimenti sarà la natura a far sentire la sua voce: a Durban ha già lanciato un avvertimento con una tempesta che ha provocato la scorsa notte almeno sei morti e quattro dispersi. Un tempo anomalo per il principio dell’estate australe.