Come evitare i ritardi delle liste d’attesa

Non rassegnatevi di fronte a situazioni scandalose. La legge vi concede il diritto di ottenere la prestazione in regime privato

Tempi di attesa per visite specialistiche in Italia: uno spreco a danno della salute dei cittadini
Quello delle liste d’attesa è uno dei più grandi scandali, con relativi sprechi, della sanità pubblica in Italia. Si costringono milioni di persone a pagare (rivolgendosi a strutture private non convenzionate)  oppure a rinunciare alle cure se non possono permettersi prestazioni private (lo fa, in media, 1 italiano su 10). Ma non bisogna rassegnarsi a questo scandalo, anche perché la legge offre al paziente il diritto di chiedere che la prestazione venga offerta in regime privato presso le strutture pubbliche oppure in una struttura privata convenzionata. In questo caso il paziente deve pagare solo il ticket.

I tempi di attesa

Le liste d’attesa non sono uguali dappertutto e per tutte le patologie.

Questi sono alcuni esempi di esami che, in alcune aziende sanitarie italiane, sono stati registrati con attese superiori a 1 anno:

  • Ecodoppler cardiaca – fino a ~735 giorni di attesa in alcuni territori.
  • Colonscopia totale – oltre 600 giorni in diverse ASL.
  • Risonanza magnetica (RM) alla colonna – oltre 500 giorni in alcune zone.
  • Mammografia bilaterale – anche oltre 480 giorni in alcune strutture.

Anche molte visite di specialisti seguono ritardi significativi:

  • Visita oculistica – oltre 600 giorni in alcuni ambiti.
  • Visita endocrinologica – oltre 600 giorni in alcuni casi.
  • Visita pneumologica – oltre 350 giorni in alcune aree.

Classificazione delle prestazioni per urgenza

Le visite o gli esami urgenti vengono classificati secondo codici di priorità, spesso indicati con
  • U – Urgente: prestazione entro 72 ore
    • Patologie potenzialmente pericolose per la vita o con sintomi gravi
    • Esempi: sospetto infarto, ictus, fratture gravi
  • B – Breve: prestazione entro 10 giorni
    • Patologie con dolore intenso o rischio di complicanze rapide
    • Esempi: sospetta appendicite, emorragie minori, alcune patologie respiratorie acute
  • D – Differibile: prestazione entro 30 giorni
    • Patologie croniche che necessitano di monitoraggio ma non sono immediate
    • Esempi: diabete, ipertensione, problemi dermatologici non urgenti
  • P – Programmata: prestazione entro 60 giorni o più
    • Visite di controllo, screening, esami di routine

Categorie con diritto di priorità

Alcune categorie possono avere accesso più rapido alle prestazioni, indipendentemente dal codice clinico:

  1. Bambini e adolescenti
    • Vaccinazioni, visite pediatriche e screening obbligatori
  2. Donne in gravidanza
    • Visite ostetriche, ecografie e screening prenatale
  3. Anziani e persone fragili
    • Patologie croniche o pluripatologiche
    • Priorità per vaccinazioni e screening oncologici
  4. Portatori di handicap o invalidità riconosciuta
    • Accesso prioritario per visite specialistiche e trattamenti
  5. Malattie croniche gravi o rare
    • Spesso inserite in percorsi dedicati con accesso più rapido
    • Esempi: sclerosi multipla, fibrosi cistica, leucemia
  6. Persone con patologie oncologiche
    • Percorsi diagnostici e terapeutici rapidi, soprattutto in fase di sospetto o follow-up

La norma che prevede il diritto alla prestazione

Se l’attesa per una prestazione sanitaria si prolunga oltre il termine massimo fissato dall’azienda sanitaria locale (ASL) – cioè oltre i tempi previsti dalla classe di priorità della ricetta – il paziente ha diritto a richiedere che la stessa prestazione venga erogata nell’ambito dell’attività libero‑professionale intramuraria (in pratica dai medici dello stesso ospedale o azienda sanitaria), pagando solo il ticket dovuto per quella prestazione. o anche in una struttura privata convenzionata, e anche in questo caso l’unica spesa è il ticket.
La norma, che risale al 1998, funziona in questo modo:
  1. La ricetta del medico deve indicare la classe di priorità (U, B, D, P) e il quesito diagnostico.
  2. Se il CUP ti propone una data oltre i tempi massimi previsti per quella classe di priorità, puoi chiedere alla tua ASL:
    • di attivare il percorso di tutela e fornirti la prestazione entro i tempi (anche in un’altra struttura pubblica o accreditata),
    • o, se non riesce a rispettare i limiti, di servirsi dell’attività libero‑professionale intramuraria (o di struttura privata convenzionata) facendo pagare solo il ticket.

Il governo Meloni ha approvato un decreto urgente per la riduzione dei tempi di attesa che poi è stato convertito in legge. Le principali novità di questo pacchetto sono:

  • Piattaforma nazionale delle liste d’attesa per monitorare in tempo reale i tempi di attesa di visite ed esami su tutto il territorio nazionale.
  • Obbligo per i CUP (Centri Unici di Prenotazione) di inserire tutte le prestazioni disponibili, anche in strutture private convenzionate (per facilitare l’accesso nei tempi).
  • Potere di intervento del Ministero della Salute in caso di inadempienze regionali o locali.
  • Rafforzamento dei controlli e, in alcune interpretazioni applicative, sanzioni maggiori per mancato rispetto delle regole.

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