Sprechi, viaggio nell'Italia delle note spese | Non Sprecare
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Sprechi, viaggio nell’Italia delle note spese

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Note spese e rimborsi, in Italia, sono da sempre le briciole del potere, il pangrattato del privilegio, l’ umile vinello da tavola di una nomenklatura al tempo stesso malinconica e arraffona. Il viaggetto ministeriale in Svezia, ad esempio, che poi a Stoccolma si mangia anche male: cosi’ rispose alle critiche l’ arguto ministro capo della spedizione di 150 funzionari con famigliole. La mini-piscina fatta costruire sul terrazzo dell’ appartamento della Banca d’ Italia: ma no,e’ una Jacuzzi, protesto’ l’ allora direttore generale, futuro ministro e presidente del Consiglio. Le oltre 200 telefonate, anche bollenti, per un totale di 52 ore, effettuate su cellulari di servizio della Farnesina dal grande ambasciatore in fregola. A volte reati, piu’ spesso peccati. Sapienti adagi consigliano di menzionare il peccato e non il peccatore. E tuttavia, pure a costo di sembrare omissivi, conviene qui esplicitare che si tratta di peccati veniali rispetto alle piu’ estesee tecnologiche ruberie dell’ eterna tangenteide nazionale. Minuzie a confronto dei tanti misfatti resi perfettamente legali da tabelle amministrative, norme di attuazione, vere e proprie leggi dello Stato. Piccole miserie umane dei tanti che ai vari livelli comunque ci provano, “ci marciano”, ci fanno la cresta, ne approfittano: avidi e perfino poetici filibustieri dell’ arte d’ arrangiarsi, invisibili e ingenui portabandiera dell’ accumulazione selvaggia nelle casse pubbliche. Cosi’ pensi alle note spese e subito i ricordi si accavallano, ma alla fine viene in testa la Rai, ciclicamente funestata da audaci sperperi, epiche furbate e regolari tempeste moralizzatrici che, individuato qualche capro espiatorio, pian pianino si placano per lasciare che i sacrificati trovino altrove le vie del successo.

Se ne ha traccia in una ormai cospicua bibliografia che fin dall’ inizio marca la questione con la piu’ allegra tolleranza, per cui il grande inviato nell’ Africa nera venga ribattezzato Sciupone l’ Africano; mentre altre sintomatiche spese di inviati di guerra, ma sempre definite astronomiche e faraoniche, tolsero il sonno ai professori che tra il 1992 e il 1994 si trovarono a gestire il baraccone di viale Mazzini, decretando infine qualche blando provvedimento. Li’ dentro, si direbbe per tradizione, vanno in scena eventi e manifestazioni di ordinaria e sgangherata venalita’. Nel recentissimo La piovra Rai (Bompiani) Denise Pardo racconta di quando, un bel giorno, nel cortile della sede di via Teulada comparvero alcuni operai con aria indaffarata che mescolavano acquae cemento nelle loro carriole. Con il passare dei giorni, senza tracce di lavori in giro, c’ e’ chi si insospetti’ e si mise a pedinare le maestranze. Scopri’ dunque che, varcato quatti quatti il cancello d’ uscita, quei muratori raggiungevano la villa del potente manager:e li’ alacremente lavoravano a una megaristrutturazione, com’ e’ ovvio a spese dell’ azienda. Da questo punto di vista, almeno nell’ ottica italiana, e’ certamente la casa – argomento di cruciale insoddisfazione e quindi esposto al massimo di risentimento sociale – a catalizzare su di se’ la maggior parte di queste magagne. Lo dimostra il periodico dipanarsi e disvelarsi di vicende variamente rubricabili come “affittopoli”: appartamenti concessi o acquistati a basso prezzo da figurea loro modo eccellenti. E allora e’ un continuum di giornalisti che si attaccano ai citofoni, sordi dinieghi o spiegazioni imbarazzate da parte degli illustri inquilini, alcuni dei quali si sono visti costretti a commiserarsi per la propria condizione abitativa e condominiale anche spostando quadri e indicando macchie di umido a riprova che dopo tutto non avevano fatto un grande affare. Chissa’ se poi gli credono. Certo, per buscare in proprio, qualche pezza d’ appoggio bisogna pur sempre trovarla. A tale riguardo l’ esperienza insegna a diffidare delle due classiche motivazioni che di solito vengono invocate per giustificare le piu’ fantasiose e misere nefandezze. Una e’ la cosiddetta “via europea”, cioe’ si dice o si fa dire che quella certa cosa non e’ sconveniente perche’ viene praticata anche a Londra, o a Parigi, o in Lussemburgo, comunque all’ estero.

L’ impiccio diventa cosi’, piu’ che un atto dovuto, una virtuosa conquista. Ma assai piu’ efficace, per togliersi di torno qualsiasi remora, e’ l’ uso della sicurezza. C’ e’ sempre un pericolo, infatti, che aiuta a superare di slancio il confine scivoloso tra necessita’ e pretesto, imbroglio e ricompensa. A tale riguardo si consiglia vivamente la lettura di un libro di Paola Bolaffio e Gaetano Savatteri significativamente intitolato Premiata ditta Servizi Segreti (Arbor, 1994). Si narra qui con ampia casistica e dovizia di particolari come, piu’ che acchiappare i terroristi, il Sisde provvedesse in realta’ a soddisfare i bisogni di ministri e capi di partito della Prima Repubblica, a Roma, al paesello e anche nelle case di vacanza: opere murarie, impianti elettrici, schermi blindati, opere di falegnameria, arredi vivaistici, tappezzeria e tendaggi, antenna tv, manutenzione straordinaria dell’ ascensore, opere di pulizia. C’ era pure un mezzo albergo in campagnaa disposizione, anche se i potenti frequentatori non hanno mai capito bene se fosse conveniente pagare, sia pure con i dovuti sconti, ma con la carta di credito. Questo evoluto sistema di pagamento si rivelo’ foriero di amare sorprese per i furbi del Palazzo e dintorni, all’ epoca dell’ ennesimo scandalo delle Ferrovie (allora dello Stato). I giudici dragarono la mefitica palude del Consiglio d’ amministrazione: ristoranti, acquisti in pellicceria e tanti di quei viaggi da far risuonare nei corridoi, riecheggiando la sigla dell’ agenzia turistica di Stato, il grido felice Cit! Cit! Hurra’!. Coni soldi dell’ azienda, ironia della sorte, un consigliere s’ era fatto murare una cassaforte a casa; un altro aveva fatto addirittura beneficenza. Ma gia’ non erano piu’ rimborsi spese. A volte le disperde il vento, le briciole del potere. Briciole, poi, fino a un certo punto.

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