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Sprechi di cibo: perché serve una legge come quella approvata in Francia

E’ fondamentale riconoscere lo spreco di cibo come un reato e come tale sanzionarlo sul modello francese. Il fenomeno in Italia significa un costo di 8 miliardi di euro l’anno. Sì all’educazione alimentare nelle scuole

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LEGGI SULLO SPRECO ALIMENTARE –

Il Papa torna a parlare, in modo forte e chiaro, contro gli sprechi di cibo. Ricevendo in Vaticano i delegati della Fao, Papa Francesco a proposito degli sprechi alimentari ha dichiarato: “Bisogna modificare gli stili di vita e riscoprire la parola sobrietà“. Una cosa sulla quale su questo sito insistiamo molto, come l’idea di introdurre il reato di spreco alimentare.

Di fronte allo scandalo dello spreco del cibo, che in Italia vale 8 miliardi di euro l’anno e nel mondo tocca il 35 per cento dell’intera produzione, la Francia è il paese che si è mosso con maggiore determinazione, come abbiamo raccontato in questo sito. Una legge, con tanto di multe e perfino di pene detentive, vieta lo smaltimento in rifiuti dei prodotti alimentari in tutti i negozi con una superficie superiore ai 400 metri quadrati. Quel cibo deve, per legge, andare alle associazioni di volontariato che lavorano per assistere i poveri. In pratica con queste norme si introduce il reato di spreco alimentare. Qualcuno grida a un eccesso di severità, parlando di demagogia, e anche il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, sembra più orientato a una legge soft che aiuti le aziende a smaltire i prodotti in scadenza e rafforzi l’educazione alimentare. Altri, come Carlo Petrini, sono invece nettamente favorevoli alla legge francese e chiedono di riprodurla, senza esitazioni, anche in Italia. Noi siamo da questa parte, lo abbiamo detto dal primo momento. E adesso ne spieghiamo i motivi.

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Innanzitutto è giusto considerare lo spreco di cibo un reato. Tra l’altro lo dice, da un pulpito non certo giuridico, anche Papa Francesco, quando afferma: “E dare il valore di reato allo spreco del cibo serve a ricordare, a tutti, la gravità di un gesto che spesso facciamo per indifferenza, per ignoranza, o anche perché non si paga pegno“. All’opposto, proprio in Italia abbiamo una straordinaria rete di volontari che, in diverse modalità, svolgono l’attività di mettere il relazione il cibo recuperato nei punti vendita con le associazioni che ne hanno bisogno per la loro attività di assistenza. Soltanto una legge rigorosa potrà convincere tutti i supermercati, e non soltanto alcuni di essi, a fare una grande rete per rafforzare e valorizzare il lavoro del volontariato.

Sono contrario alla cultura giuridica che si illude di moralizzare il Paese attraverso una quantità di norme e di reati, e sono contro a qualsiasi uso troppo severo delle norme. Ma qui, una volta riconosciuta la gravità di un reato, è indispensabile prevedere una forma di deterrenza. Altrimenti tutto resterà come prima. E’ come se volessimo contrastare i piccoli furti, i borseggi, solo con l’educazione nelle scuole: non basta, serve abbinare al reato la possibilità di una pensa da scontare.

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Lavorare sul versante dell’educazione familiare, poi, è altrettanto importante come prevenzione, rispetto alla repressione del reato di spreco del cibo che chiediamo attraverso una nuova legge. Dunque, sì alle lezioni di lotta agli sprechi nelle scuole, come si vedono in molti paesi del Nord Europa, e sì a iniziative di formazione per le famiglie. Ma non illudiamoci. I frutti di queste politiche sul versante dell’educazione hanno tempi lunghi, mentre noi di fronte allo scandalo dello spreco di cibo abbiamo bisogno di tempi rapidi. E di qualche risultato concreto, che non sia la solita, sterile, declinazione dei numeri, da portare a casa in modo veloce. E sotto questo punto di vista l’Expo di Milano è una grande delusione: a fronte di tante parole, queste sì talvolta demagogiche, non c’è stata alcuna iniziativa concreta sul fronte della lotta agli sprechi. Quella legge francese dovevamo semplicemente proporla noi, e farla partire proprio dal mondo di Expo.

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