Ci sono tanti modi per fidelizzare i clienti, e tra questi le aziende giocano spesso la carta del green, della sostenibilità e dell’economia circolare. Riuscendo a convincere i consumatori di avere fatto allo stesso tempo un buon affare e una buona azione di carattere ambientale. Ma basta approfondire la proposta e spesso la realtà è molto diversa da come viene rappresentata.
Il servizio proposto da Ikea con l’accattivante titolo Riporta e Rivendi sembra avere proprio queste caratteristiche: a fronte di un incipit tutto ispirato al green e alla sostenibilità (testualmente: “Perché lasciare che i tuoi mobili Ikea finiscano in discarica?”), quando si scoprono le modalità della proposta, è facile intuire il rischio di sprecare tempo e soldi.
Riporta e Rivendi funziona così: chi vuole liberarsi di un mobile Ikea, attraverso l’uso di un tool della società riceve una prima valutazione, poi deve portare l’oggetto in un negozio fisico (dove la valutazione iniziale potrà essere fortemente ridimensionata, come spesso accade), e a quel punto riceverà una “Carta Reso” per l’acquisto di nuovi mobili Ikea, online oppure in uno dei suoi punti vendita. Ikea ha un doppio vantaggio dall’operazione: rendere il cliente sempre più legato ai suoi prodotti, guadagnare sulla vendita dell’oggetto ricevuto e pagato con una sorta di sconto per futuri acquisti.
E i vantaggi per il consumatori?
Liberarsi di un mobile che non serve più, questo il principale, teorico vantaggio, ma il consumatore potrebbe farlo anche vendendo l’oggetto di arredamento direttamente a un qualsiasi marketplace o anche a uno dei tantissimi mercatini dell’usato che abbiamo ovunque in Italia. Il corrispettivo non solo sarebbe maggiore, ma si tratterebbe di denaro contante, spendibile per qualsiasi acquisto, di qualsiasi marca, e non di un buono per portare a casa o in ufficio altri mobili Ikea, illudendosi di avere fatto un buon affare.
Altre controindicazioni del servizio Riporta e Rivendi sono:
- Il consumatore, in qualche modo, diventa prigioniero di Ikea. Non può cambiare fornitore, e più che vendere il suo mobile, fa una permuta, sempre con la stessa ditta.
- Una volta ricevuta la valutazione, deve recarsi di persona, ed a sue spese, presso il negozio dove deve consegnare il mobile usato. Ikea non prevede, infatti, alcun servizio di ritiro a domicilio, che renderebbe tutto più utile per il cliente. E i negozi di Ikea non sono mai nelle zone centrali delle città, e raggiungerli ha anche un costo non marginale per lo spostamento in auto. Talvolta la spesa per la benzina è più alta dell’incasso per la vendita del mobile usato.
- Il valore effettivo del mobile usato ceduto a Ikea è quasi sempre superiore a quello riconosciuto con la “Carta Reso” della società. Inoltre Ikea impone cregole molto pesanti per poter acquistare il proprio prodotto usato: a parte le ovvie “buone condizioni”, il mobile deve essere montato in modo perfetto, non avere avuto mai una modifica, pulito e con tanto di etichetta.
A fronte di tante controindicazioni, probabilmente è molto più conveniente vendere in proprio il mobile usato Ikea che si vuole eliminare, oppure riciclarlo e innanzitutto donarlo ( queste ultime sono sicuramente due scelte davvero green e sostenibili).
(Credits immagine di copertina: Fishman64/Shutterstock.com)
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