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Risparmiare energia per evitare il nucleare: la vera rivoluzione parte dai consumi

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Esplode su Affari il dibattito sul nucleare dopo l’intervento di Roberto Preatoni, nostro lettore e commentatore di questioni tecnologiche, che ha provocato la reazione di molti lettori. Preatoni precisa ora le sue tesi, spiegando che nel breve-medio termine il nucleare (soprattutto quello di quarta generazione) rappresenta una via d’uscita alla schiavitù del petrolio, visto che la via delle rinnovabili è perseguibile soltanto nel lungo. La vera rivoluzione, però, partirebbe dal ristrutturare il nostro stile di vita, a partire dai consumi. Si riuscirebbe così a risparmiare il 40% di energia. Consumi ora invece sostenuti dal petrolio (per il 67,3%) e dall’energia nucleare prodotta oltre confine con centrali obsolete (per il 13,3%).


L’articolo che ho pubblicato l’altro giorno sulle centrali nucleari  ha spaccato i lettori in due, i favorevoli si sono espressi condividendolo via social media, i contrari hanno preferito perlopiù esprimersi nell’ apposito forum del giornale. Devo però considerare che la stragrande maggioranza di essi, sia che fossero favorevoli o contrari, non sono riusciti a cogliere il vero punto del mio articolo. Forse ho commesso la presunzione di pensare che sarebbe bastato precisare che l’articolo era necessariamente lungo per tenere alta l’attenzione del lettore sino alla fine. O forse, qui voglio essere appositamente provocatorio, il fatto che la stragrande maggioranza dei lettori non ne abbia colto il vero senso è la conferma ai timori che avevo in merito al reale stato di decadenza della società moderna. Mi spiego velocemente ma per far ciò devo poter riassumere brevissimamente i tre punti fondamentali che componevano il mio articolo. Mi raccomando però, questa volta leggete attentamente anche l’ultimo punto!

FONTI ALTERNATIVE: saranno il futuro, ma non sono abbastanza performanti/economiche da soddisfare l’intero fabbisogno nazionale di energia. Non lo sono nè oggi nè lo saranno nel medio periodo. Infatti proprio notizia di ieri, la Germania che è molto più avanti dell’ Italia nella implementazione di fonti alternative di energia ecosostenibile, ha annunciato che sara’ pronta a produrre in tal modo l’80% della propria energia  nel 2050. Signori, ve lo ripeto DUEMILACINQUANTA-OTTANTAPERCENTO.

Un lettore faceva notare, in contrasto con le mie affermazioni, come lui produca elettricità autonomamente e che anzi, gliene avanzi pure da reimmetterla nella rete nazionale. Poi però precisa che ha un pannello di 100 metri quadri sul tetto. A parte il fatto che non tutti hanno nè la disponibilità economica nè lo spazio per ospitare un pannello di tali dimensioni, il lettore in causa si è dimenticato di calcolare il suo "energy footprint" e cioè il consumo totale di energia indotto dal suo stile di vita. Il che significa calcolare anche tutta l’energia che viene utilizzata per estrarre le materie prime che vengono poi lavorate consumando altra energia per produrre ciò che consuma.  Che poi deve necessariamente essere trasportato nelle sue vicinanze per potergli permettere di usufruirne, consumando ulteriore energia. L’utilizzo del bene spesso consuma energia ed alla fine produce un rifiuto, che deve essere smaltito. E anche quest’ultimo processo richiede energia. Il consumo energetico domestico incide infatti per un mero 24% sul consumo nazionale totale. Un plauso comunque al lettore (e a tutti quelli come lui) per aver fatto una scelta importante, sobbarcandosi il costo dei pannelli solari per rendersi autonomo quantomeno sul fronte energetico domestico.

CENTRALI NUCLEARI: Nel mio articolo ho spiegato come votare contro al nucleare oggi non significhi togliere di torno le vecchie centrali (che abbiamo dietro le Alpi e che quindi in caso di incidente è come se avessimo in casa). Significa invece precludere la possibilità per il nostro paese di adottare in futuro centrali di terza o meglio ancora di quarta generazione, quest’ ultime funzionanti anche con le scorie avanzate dalle precedenti centrali.
Qualcuno mi ha fatto (giustamente) notare che le centrali che si prevede di costruire in Italia nell’ immediato siano di terza e non di quarta generazione. Male, rispondo io. Allora discutiamo della tipologia di centrali e dei requisiti di sicurezza se il problema e’ quello. Diversi intraprendenti lettori sono riusciti a rintracciarmi attraverso i social network. Da quattro di loro e’ arrivata una interessante considerazione che a me non era venuta in mente: pur se favorevoli al nucleare avrebbero votato contro per il timore delle infiltrazioni mafiose nell’ appalto di costruzione della centrale, "…sarebbero capaci di costruirla col cartongesso" dice uno dei quattro e anche per la scarsa fiducia che hanno nella capacità gestionale e nella dirittura morale della nostra classe politica. E’ una considerazione non da poco e quella da loro evidenziata è una variabile di cui va tenuto sicuramente conto nel calcolo rischi/benefici della costruzione di una centrale nucleare in Italia. Da italiano, non posso che vergognarmene e vorrei che qualche politico trovasse uno spunto di riflessione da quanto appena scritto.

Dal canto mio posso solo aggiungere che fortunatamente nel mondo esistono solo un pugno di aziende che possiedono le competenze necessarie per fare il general contractor di un progetto nucleare e nessuna di queste è italiana. Alcuni lettori hanno fatto notare che la tecnologia di 4^ generazione non esiste e che è ancora sulla carta. In realtà la Cina ha già costruito e avviato (raggiungimento della fase critica in termini scientifici) un core sperimentale di 4^ generazione nel luglio 2010 (GUARDA) di tecnologia Fast Reactor e anche il Sud Africa, aveva già avviato la costruzione di un reattore di 4^ generazione, basato su tecnologia PBMR tedesca, a partire da un progetto partito nel 1999 la cui progettazione strutturale comincio’ nel 2008  con una data di consegna allora prevista per il 2014. Il progetto e’ stato invece congelato dal governo sudafricano nel febbraio 2010 per la mancanza di fondi indotta dalla crisi finanziaria internazionale.
Sempre nel precedente articolo ho anche spiegato che, qualora non si raggiunga l’autonomia energetica con fonti rinnovabili (e mi ripeto, è una utopia irrealizzabile nel breve-medio termine), è inevitabile che ci si ritroverà ad utilizzare volenti o nolenti energia prodotta o da centrali proprie magari di nuova costruzione o peggio ancora, come sta succedendo ora, da paesi confinanti con il nostro che la producono con centrali nucleari obsolete e ce la vendono applicandoci un sovrapprezzo, che vi piaccia o no ed indipendentemente da cio’ che pensiate.

L’alternativa nel frattempo è il continuare a consumare petrolio ma già ci stiamo punzecchiando con i paesi in via di sviluppo i quali, giustamente, vogliono averne anche loro accesso. Il prezzo lo stiamo già pagando sia in termini economici, visto che il petrolio costa sempre di più, sia in termini di vite umane, considerando i morti da inquinamento atmosferico, terrestre e marino e quelli tra i nostri ragazzi impegnati nei vari "contingenti di pace" in paesi che guardacaso sono strategici dal punto di vista petrolifero. La controprova di ciò che ho detto? L’Italia, dopo essersi umiliata ai piedi del folle Gheddafi per ragioni di interesse energetico nazionale (Berlusconi è stato costretto obtorto collo a fare quello che ha fatto con Gheddafi, non scordatevi la crisi Russia-Ukraina che un paio di anni fa aveva mandato in stallo la fornitura di gas a mezza Europa rischiando di lasciare le nostre chiappe al fresco in pieno inverno) ora è in prima linea votando non solo la risoluzione ONU per l’imposizione di una no-fly zone sulla Libia ma dichiarandosi disposta a scendere in prima linea con azioni militari. La coincidenza sarà strana, ma la Libia e’ uno dei nostri fornitori energetici principali, ve li immaginate gli europei votare per l’istituzione di una no-fly zone in Bangladesh?

Ergo, tra il petrolio ed il nucleare di nuova generazione, io preferisco immensamente di più il secondo. Chi pensa che il petrolio sia più pulito e non generi danni, scorie e morti del nucleare sta facendo il gioco della scimmietta che si tappa gli occhi e le orecchie con le mani per non vedere e non sentire.

E arriviamo finalmente al vero punto del mio articolo di ieri. Visto che "verba volant, scripta manent", per non essere tacciato di cambiare versione, vi invito ancora una volta a rileggerne la parte conclusiva, probabilmente nel vostro slancio nucleofobico ve lo siete perso. Ieri concludevo dicendo che c’è una terza via, quella del risparmio energetico. Il che non significa solo mettere i doppi vetri alle finestre, che comunque vanno messi ma significa essere pronti e consapevoli al dover necessariamente fare qualche passo indietro nella pretesa e alle abitudini di consumo. Ho spiegato come in prima persona mi sia dotato di una autovettura ibrida, pur conscio del fatto di averla pagata 10.000 euro in più di una macchina simile ma con motore tradizionale. So benissimo che quei soldi non li recupererò mai, ma è stata una auto-tassa che ho pagato volentieri. Ho anche spiegato come in famiglia io stia combattendo contro tutti gli sprechi correndo dietro a tutti per spegnere le luci. Aggiungo che ho sostitutito le tradizionali lampadine con quelle a basso consumo. Ma non lo ho fatto recentemente, ho cominciato a farlo parecchi anni fa, quando il costo dei bulbi a basso consumo era proibitivo. A me piace l’acqua leggermente frizzante, per tutta la vita ho comprato quella di una nota marca. Da due anni invece me la produco in casa con un gassificatore, così evito di pagare l’imballo e di consumare petrolio con il trasporto e per la produzione della bottiglia. Bottiglia che non esistendo, non finirà in discarica.

Ogni volta che vado a fare la spesa divento isterico quando, una volta tornato a casa, mi accorgo che dei 4 sacchetti di roba che ho comprato, uno viene immediatamente riempito con tutti quegli inutili imballi.
Ho scritto una mail alla casa produttrice del prosciutto che piace ai miei figli spiegando che avevo imposto in casa di non comprare più il loro prodotto perchè ritenevo oltraggioso che per vendere e "tenere areate" 4 fette di prosciutto, questi impiegassero oltre all’ imballo esterno praticamente un etto extra di plastica ondulata.
Ho ridotto al minimo gli acquisti non necessari, il che peraltro mi viene molto d’aiuto in questo momento dove le finanze piangono per tutti.

Concludo le mie vicende domestiche con la guerra della macchinetta del caffé: la mia consorte preferisce la macchinetta con le capsule, perchè dice che sono più buone ma anche, lo ammette lei stessa, perchè non dovendo caricare la macchina con la polvere non sporca in giro ogni volta. Io la ritengo una follia. Sprecare una capsula di metallo più il suo imballaggio ogni volta che ci si vuole fare il caffé è un insulto allo stesso universo.
Un altro lettore chiedeva se fossi in grado di giustificare la mia frase "potremmo risparmiare sino al 40% dell’energia consumata senza cambiare drammaticamente le nostre abitudini". Rispondo anche a lui: proprio in questi giorni sui circuiti Sky sta andando in onda a rotazione una bellissima serie titolata "Powering the Future" (per chi non avesse Sky ecco il link su Youtube). In uno degli episodi un ricercatore ha spiegato come, misurando il suo impatto energetico personale e implementando nel suo stile di vita pochi e saggi accorgimenti, egli abbia potuto ridurlo addirittura del 50%. Attenzione, non consumo energetico domestico ma l’intero impatto energetico personale. Cifre alla mano e rinunciando alla fine a poco.

 

Per concludere, riporto le ultime due righe del mio articolo:
"Eppure basterebbe porre un minimo di attenzione per ridurre i nostri consumi anche del 40% senza dover cambiare drammaticamente il nostro stile di vita. Ed è forse questa la risposta più immediata a tutte le nostre domande."
Se tutti facessimo così allora non staremmo qui a discutere sull’ opportunità o meno di usare il nucleare. Il punto (e a questo punto la mia accusa) è che tantissimi lettori non hanno nemmeno preso in considerazione queste mie parole. Allora vorrei invitarli a riflettere sul perchè: è stata una disattenzione, con il sottoscritto chiamato in causa come complice perchè ho scritto (come mio solito, perdonatemi) un articolo troppo lungo, oppure non avete capito il punto centrale del mio articolo perche non vi interessa rinunciare alle vostre abitudini di consumo ed è più conveniente fare orecchie da mercante? Quelle mamme che hanno inveito contro di me nel forum, mandano i loro figli a scuola con la merendina al cioccolato in tasca oppure con una mela comprata dal più vicino produttore? Cosa date da bere ai vostri figli? L’ acqua in bottiglia o quella dell’ acquedotto che peraltro in molti casi si e’ dimostrata più pulita di quella di certe note marche? Non c’e’ bisogno che mi rispondiate, la risposta datela a voi stessi.
Siccome la mia convinzione è che la società sia decadente, ho il timore che a parole tanti si dimostrino disponibili a ridurre i consumi (non tutti, per esempio la stragrande maggioranza degli americani e’ ancora contraria a prescindere al concetto ed il loro energy footprint è doppio rispetto alla media europea), però poi nei fatti facciano poco o nulla per mettere in opera ciò che dichiarano voler fare. Gli stessi pero’ nel contempo vogliono mantenere il loro diritto ipocrita di esternare uno sdegno anti-nucleare per tacitare la loro coscienza. Scusate le dure parole, chi mi conosce sa che sono un pò orso.

E allora sapete cosa succederà se tutti noi non saremo capaci di ristrutturare i nostri consumi? Che essi in Italia saranno sostenuti dal petrolio (67,3%) e dall’energia nucleare prodotta dietro casa vostra con centrali obsolete (13,3%) che vi piaccia o no ed indipendentemente da quello che avrete votato al referendum.

Roberto Preatoni