Più libri, niente tv: regole per la famiglia | Non Sprecare
Questo sito contribuisce all'audience di

Più libri, niente tv: regole per la famiglia

di Posted on
Condivisioni

Ora et labora. Prega e lavora. La Regola benedettina esce dai monasteri e, dopo aver sfondato tra i manager, ora entra nelle case. Perche’ se la famiglia si sfascia ? come sta accadendo in tutto l’Occidente ?, occorre correre ai ripari, anche rivisitando gli insegnamenti di san Benedetto, che da cosi’ tanti secoli presiedono egregiamente alla vita nei chiostri. l’esperimento che sta portando avanti un nutrito gruppo di famiglie: una domenica al mese si radunano all’Abbazia di Santa Maria di Farfa, nel rietino, e tra un salmo cantato e un laboratorio di immagini sacre imparano che l’ora et labora puo’ rifondare dal profondo le relazioni in casa.

Ad animare il gruppo di famiglie neo-benedettine e’ un vulcanico sacerdote, don Massimo Lapponi, che sull’argomento nel 2009 ha scritto un libro gia’ tradotto in inglese e francese (San Benedetto e la vita familiare, Libreria editrice fiorentina, pag. 128, euro 7), anima un sito web (www.abbaziadifarfa.it) e gira per l’Italia a far conoscere la sua proposta per un nuovo umanesimo familiare. Che, per la verita’, e’ piuttosto impegnativa: sulla scia di san Benedetto e della sua Regola, le famiglie devono riscoprire la centralita’ della casa come fulcro e culla degli affetti domestici, a scapito di altre attivita’ esterne, spesso dispersive e senza reale rilevanza per una sana vita familiare. Quindi accuratezza nella preparazione dei pasti, cura delle suppellettili, attivita’ manuali eseguite con gioia e dedizione.

Il tutto, spiega don Lapponi, perche’ lavorare cosi’ in casa, per la propria casa, per e con i propri cari, rivaluta l’impegno speso nell’ambiente domestico e rafforza i vincoli affettivi tra i congiunti. Ai figli si richiede ordine e pulizia, cura delle proprie cose, sveglie mattiniere e abbandono ? o perlomeno limitazione ? dei divertimenti sfrenati e delle uscite notturne. E poi collaborazione con i genitori nei lavori domestici, per imparare, esercitandole, le virtu’ della carita’, della laboriosita’, della pazienza e della cura.

Anche nel dopocena si deve privilegiare ? spiega don Lapponi negli incontri riservati alla famiglie ? cio’ che crea un clima disteso e raccolto: quindi poca (meglio niente!) televisione, e attivita’ alternative come la lettura di qualche buon libro, il dialogo tra genitori e figli, i canti e le preghiere comunitarie. Qui qualcuno storcera’ il naso: come si fa a imporre ai figli di spegnere il “Grande Fratello” e passare le serate a dipingere immagini sacre o cantare inni? Be’, la Regola e’ essenzialmente una rinuncia al proprio egoismo a favore di un bene comune piu’ grande, teorizza Flavio Rogato, che con la moglie Francesca e i tre bambini e’ un seguace della prima ora. Benedetto scrisse la Regola per una comunita’. E la famiglia e’ un modello, anzi e’ il modello per eccellenza di comunita’. Sarebbe strano il contrario, cioe’ che la Regola fosse adatta solo ai monaci. Santificarsi nella quotidianita’ con l’aiuto e l’ispirazione della Regola e’ parte della vocazione familiare.

Si’, ma nel concreto, i figli come vengono coinvolti? I nostri bambini hanno 7 e 6 anni e 8 mesi. I piu’ grandi sono coinvolti nelle preghiere giornaliere, nell’esercizio della manualita’ attraverso il disegno, modellando oggetti di ceramica, responsabilizzandoli nei servizi domestici quotidiani. Cosi’ assumono una forma mentis che sara’ l’unica roccia su cui poggiare la loro vita adulta.

La Regola, nella sua declinazione familiare, mette al centro la casa: non c’e’ il rischio di ripiegarsi su se’ stessi? No, perche’ tutto nasce dalla necessita’ di testimoniare la Buona Novella ? risponde Flavio Rogato ?: guai a noi a rimanere chiusi, a non dare frutti, a non rivolgersi al prossimo. Significherebbe fallire. La famiglia, quindi, nel suo seno partorisce una spiritualita’ che deve essere poi testimoniata all’esterno, nel mondo, nella storia. Testimoniare e’ forse la parola chiave di tutto l’esperimento di don Lapponi: perche’ se oggi la vita di famiglia e’ improntata all’anarchia, con genitori che non si fanno rispettare e ragazzi senza orari ne’ disciplina, bisogna mettere un argine alla disgregazione ripristinando regole chiare e condivise. Anzi, meglio ancora: la Regola. Crediamo che la Regola di san Benedetto sia facilmente adattabile, almeno in parte alla vita familiare ? interviene Adolfo “Rudy” Cantafio, anche lui habitue’ degli incontri all’Abbazia di Farfa con la moglie Monica e il figlio Stefano, 6 anni ? poiche’ riesce a racchiudere in precise e semplici esortazioni una disciplina di vita comunitaria basata sui valori cristiani.

La Regola puo’ essere, insomma, un buon modello di vita familiare, continua Adolfo Cantafio, ad esempio nel ridare il giusto peso al dialogo soprattutto nei momenti dei pasti, nel ridimensionare il ruolo della televisione, nel favorire l’ascolto della musica classica, lirica o anche di parte della musica leggera (quando pero’ trasmette messaggi positivi), nel dare il giusto spazio alla preghiera, nel riscoprire la bellezza di attivita’ creative comuni, e poi nel privilegiare la casa quale vero nido rispetto all’esterno dove gia’ si trascorre buona parte della giornata.

Monica, Rudy e il piccolo Stefano durante uno degli incontri mensili all’Abbazia di Farfa hanno iniziato a dipingere volti sacri su tavolette di legno: un primo esperimento di iconografia, che e’ piaciuto a tutti. In casa, poi, e’ proprio Stefano a catalizzare gli sforzi di questi genitori neobenedettini: niente televisione durante i pasti, segno della Croce a tavola, ma con somma calma ? mette la mani avanti Rudy ? perche’ come diceva san Bruno, se l’arco e’ troppo teso si spezza e cio’ vale sia per noi sia a maggior ragione per il bimbo, che potrebbe sentire certe regole come imposizioni e quindi respingerle o disapprovarle.

Ma la proposta di don Massimo Lapponi non e’ un po’ troppo impegnativa per le famiglie di oggi? Be’, indubbiamente si’. Ma bisogna pur provare a darsi una regola di vita, visto che le tentazioni di cedere al materialismo ed al relativismo sono forti e costanti. una regola per lo spirito cosi’ come ce ne sono altre per il corpo. Chi va in palestra per migliorare il proprio aspetto fisico (lo facciamo anche noi) rispetta delle regole e si sottopone a degli sforzi, ma noi abbiano anche un’anima da nutrire e rinforzare. Quantomeno ci proviamo… .