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Gioco d’azzardo, il governo batte un colpo senza il coraggio di scelte forti. E cede alla lobby dei biscazzieri

La proposta di riordino dell’intero settore, presentata a regioni, comuni, e associazioni, non convince. Ce la stiamo prendendo troppo comoda per diminuire le slot machine: c’è puzza di melina. E la distanza di 150 metri è ridicola.

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REGOLAMENTAZIONE DEL GIOCO D’AZZARDO IN ITALIA –

Il governo prova a battere un colpo sullo scandaloso spreco, di vite umane prima che di soldi, del gioco d’azzardo, protetto e coccolato dallo Stato biscazziere, e tenta di trovare un accordo per riordinare l’intero settore. Un accordo che passa, giustamente, per un’intesa con i comuni, le regioni e le associazioni (dal movimento No Slot a Slot Mob, a tante altre sigle sparse in tutta Italia) promettendo una nuova legge entro giugno. Vedremo.

Intanto dico subito le cose che non mi convincono di questa proposta del governo, e ancora meno convincono le associazioni che stanno spingendo i comuni a respingere qualsiasi intesa con il governo. Primo: c’è una promessa, l’ennesima tra le tante non mantenute, di dimezzare, entro i prossimi tre anni, i circa 98mila punti di gioco (record mondiale). Perché bisogna andare tanto per le lunghe? Che cosa stiamo ancora aspettando per rottamare, come era stato promesso, macchinette che sono comparse dappertutto, come i funghi durante la loro stagione, grazie all’impunità garantita alla lobby del gioco d’azzardo (innanzitutto le società concessionarie). Secondo: la riforma, preparata dal sottosegretario Pier Paolo Baretta, prevede una distanza di 150 metri delle slot machine, una dall’altra, e la protezione dei “luoghi sensibili” (per esempio: scuole, ospedali): i comuni chiedevano almeno 500 metri (previsti, tra l’altro, dalla legge regionale della Lombardia). Poco coraggio e ancora meno chiarezza sui “luoghi sensibili” che andrebbero definiti meglio e in maniera estensiva. Un parco pubblico, per esempio, frequentato da ragazzi, famiglie e studenti, accidenti se non è un “luogo sensibile” dal quale tenere a distanza le slot machine.

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, molto impegnato sul fronte No slot, parla di «passo avanti» e di «partita aperta» e giustamente ricorda che tutte le battaglie, per essere vinte, devono poi risolversi con un punto di equilibrio. Ma la lotta al gioco d’azzardo, se reale e non virtuale, non può essere fatta solo dai sindaci volenterosi e coraggiosi, mentre governo e Parlamento continuano a fare il gioco delle tre carte.  Altrimenti diventa solo una battaglia contro i mulini a vento, persa in partenza. Nell’indifferenza generale per questo spreco scandaloso di vite, di soldi, di salute, e di benessere per intere comunità.

LEGGI ANCHE: Spreco del gioco d’azzardo, in un anno persi 17 miliardi. Scommettono 1 milione di giovani

ORDINANZA NO SLOT MINERBIO –

La storia che vi racconto è emblematica. Lorenzo Minganti, sindaco di Minerbio, un comune di 8 mila abitanti alle porte di Bologna, nell’ottobre scorso si è iscritto di diritto nel club dei sindaci “no slot”, piuttosto diffuso nei piccoli comuni italiani. Con una semplice ordinanza ha previsto la possibilità di funzionamento delle slot machine soltanto dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 22. Apriti cielo. Proteste dei commercianti, proteste dei baristi e dei tabaccai, e degli stessi giocatori. Minganti ha resistito, sapendo che così rischiava di perdere il posto per impopolarità. Ma poi è crollato di fronte al fatto che i giocatori di Minerbio si sono semplici trasferiti in altri comuni limitrofi, dove non ci sono sindaci “no slot”, e hanno continuato a giocare. Consumando, tra una scommessa e l’altra, anche articoli e prodotti delle tabaccherie e dei bar della zona.

RITIRO ORDINANZA ANTI SLOT MINERBIO –

Da qui la protesta in casa è diventata ancora più dura contro Minganti, in quanto i commercianti di Minerbio gli hanno presentato un doppio conto: per le mancate entrate derivanti dal gioco d’azzardo vietato, e per il crollo dei ricavi in generale, visto che i clienti si sono spostati di qualche chilometro, secondo le regole dei migranti dell’azzardo. E a questo punto Minganti ha dovuto fare marcia indietro, e dall’inizio di quest’anno ha ritirato l’ordinanza ed anche nel suo comune il gioco d’azzardo è tornato libero e bello, per tutti ed a tutte le ore.

PER APPROFONDIRE: Basta! Il gioco d’azzardo in Italia lo protegge lo Stato. Interessato solo a incassare i soldi

DANNI DEL GIOCO D’AZZARDO –

Ne abbiamo parlato più di una volta sul nostro sito: i danni del gioco d’azzardo sono enormi. E colpiscono i più deboli, i giovani, le coppie e le famiglie più fragili. Un vero spreco, di soldi, di risorse e purtroppo talvolta di vite. In tutto il Paese, secondo le statistiche delle Asl sul gioco azzardo Italia, ci sono 800mila persone colpite dal virus del gioco d’azzardo.

L’Italia fai da te, dal basso, si sta muovendo nella giusta direzione, e rappresentano ormai una valanga i sindaci che scendono in campo per contenere il fenomeno. E limitare i danni. Esiste perfino un’associazione, www.noslot.org, che informa con molta accuratezza sui mezzi per contrastare il gioco d’azzardo e su leggi e normative in materia.

PER APPROFONDIRE: Sindaci fermino slot machine e gioco d’azzardo

CONCESSIONARI GIOCO D’AZZARDO IN ITALIA –

E poi ci sono i concessionari. Qui entriamo nel campo minato di interessi enormi, a proposito di gioco e di numeri. Per fare un esempio, una grande azienda come Lottomatica, specializzata in poker, scommesse, Bingo, riesce a fatturare circa 2 miliardi di euro (solo in Italia) anche grazie alla concessione in esclusiva da parte dello Stato italiano del gioco del lotto (dal 1993) e delle lotterie istantanee e differite (dal 2004).

COME FERMARE LA DIPENDENZA DAL GIOCO D’AZZARDO:

1 Comment
  • Darkhalo
    02.12.2015

    La soluzione può essere solo culturale. Se si dovessero vietare le slot, senza eliminare il mercato, si darebbero solo regali alle mafie, esattamente come avviene adesso per la droga, o come avvenne per l’alcol nel periodo proibizionista americano.