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Matteo e Simona: un viaggio intorno al mondo per mettersi alla prova ed entrare in contatto con nuove culture e persone da cui trarre insegnamenti e ispirazione

Uno zaino e una tenda come casa, il volontariato in Perù e Cambogia e un percorso lungo un anno per “aprire gli occhi, la mente e il cuore” e dimostrare che i limiti, qualunque essi siano, possono essere superati

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MOLLARE TUTTO E PARTIRE

Andare in moto tra le montagne rosse e le valli verde smeraldo di Quebrada de Cafayate in Argentina, perdersi tra le luci di Times Square a New York, fermarsi ad ammirare il sole che sorge sulla spiaggia di Motueka in Nuova Zelanda e il suo tramonto sull’Oceano Pacifico, rimanere incantati di fronte Machu Picchu, la città perduta degli Inca, in Perù.

(Nell’immagine: Machu Picchu)

LA STORIA DI MATTEO E SIMONA

Matteo e Simona hanno deciso di non perdersi nulla, o quasi, del meraviglioso mondo in cui viviamo: le maestose sequoie della Redwoods Whakarewarewa Forest in Nuova Zelanda, i graffiti e la street art che decora interi quartieri di Melbourne, il suggestivo Pinnacle desert a poca distanza da Perth in Australia e la pittoresca e multietnica Malacca in Malesia, patrimonio dell’umanità dal 2008, a due ore di autobus dai grattacieli della moderna e cosmopolita Kuala Lumpur. Luoghi incantevoli che ci fanno sognare ad occhi aperti, piccoli e grandi miracoli naturali e architetture in grado di togliere il fiato.

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STORIA DI UN VIAGGIO INTORNO AL MONDO

Hanno da poco lasciato il Giappone, la terra del Sol Levante, famoso per il sushi ma soprattutto per la sua cultura millenaria, i templi dai tetti dorati, il silenzio e la raffinatezza dei santuari, i colori accesi dei kimono, i sakura in fiore durante la primavera e i paesaggi da cartolina, e ora, zaino in spalla, dopo una breve tappa in Cambogia, terra dai pittoreschi villaggi galleggianti, stanno sfidando il caldo afoso della Thailandia, alla scoperta della grandiosità dei suoi templi e dell’accoglienza della sua gente.

Entrambi calabresi, di Catanzaro, e giovanissimi: Matteo, marketing assistant presso un’azienda alimentare e Simona, medico con un dottorato di ricerca ad Oxford, dopo aver festeggiato il loro matrimonio, hanno deciso di mettere in pausa il lavoro e la carriera per un anno, hanno salutato parenti e amici e sono partiti per la loro luna di miele intorno al mondo.

SIMU MATTI

Un’avventura e un’occasione unica per mettersi alla prova, vivere nuove esperienze, scoprire di avere abilità che mai avrebbero pensato di possedere, entrare in contatto con nuove culture e persone da cui trarre insegnamenti e ispirazione. “Aprire gli occhi, la mente e il cuore” come Matteo e Simona spiegano su “SimuMatti”, il blog che non solo riprende i loro nomi ma anche il dialetto catanzarese (Siamo Matti) e quella decisione presa su due piedi, da veri “matti”, di mollare tutto e vivere un’esperienza così importante.

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IL VIAGGIO INTORNO AL MONDO DI MATTEO E SIMONA

Attraverso il blog e i social raccontano le loro avventure e, giorno per giorno, ci permettono di assaporare quella meravigliosa sensazione di libertà che si prova percorrendo la Route 66, di rimanere incantati di fronte alla maestosità del Perito Moreno, l’enorme ghiacciaio del Parco Nazionale Los Glaciares della Patagonia Argentina, di perderci nella straordinaria natura selvaggia della foresta amazzonica con la sua vegetazione fittissima e di visitare, da lontano, le piantagioni del tè in Malesia.

(Nell’immagine: il ghiacciaio Perito Moreno)

Un viaggio lungo un anno per dimostrare che i limiti, qualunque essi siano, possono essere superati: basta un pizzico di coraggio e tanta forza di volontà e per mostrare che non serve accendere un mutuo per viaggiare. Agli hotel, Matteo e Simona hanno preferito l’accoglienza delle persone conosciute lungo il loro cammino, il coachsurfing e le notti in tenda. E poi tanti chilometri a piedi, in bicicletta e in autostop: un modo di viaggiare che ha riservato loro innumerevoli sorprese. E per i voli che permettono di muoversi da un Paese all’altro tengono sempre sotto controllo il budget, alla ricerca dell’offerta migliore.

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Li abbiamo raggiunti fin in Thailandia, a Sukhothai, e ci siamo fatti raccontare come si organizza un viaggio intorno al mondo senza spendere una fortuna, i momenti più belli che hanno segnato il loro percorso e gli insegnamenti che porteranno a casa al termine di questa incredibile esperienza. 

  • Matteo e Simona, cosa significa per voi viaggiare? E cosa vi ha spinto a intraprendere questo viaggio di un anno intorno al mondo?

Viaggiare è scoperta. Si può anche credere di viaggiare mentre ci si trova dall’altra parte del mondo, ma se non si è disposti a calarsi nel contesto ci si è solo spostati da un luogo fisico all’altro. Al contrario, viaggiare significa uscire dalla propria comfort zone, abbracciare il cambiamento e, talvolta, riscoprire sé stessi in stili di vita diversi.

Per noi sono state due le forze motrici di questa “follia”: la passione comune per questo tipo di viaggi-scoperta e l’amore. So che suona melenso ma l’amore infonde una forza pazzesca. Abbiamo affrontato momenti difficili. È solo grazie all’amore che li abbiamo superati.

  • È possibile organizzare il giro del mondo senza spendere una fortuna? Come vi siete organizzati per limitare le spese?

Assolutamente sì. Anzi, una nostra missione era quella di dimostrare che viaggiare costa meno di quanto si creda, a patto di adattarsi e scendere a compromessi. Per noi risparmiare è stato il mezzo con cui avere le maggiori gratificazioni, per dare a questa luna di miele un sapore diverso, autentico. Agli ostelli abbiamo preferito il contatto con le persone del luogo utilizzando Couchsurfing – una community di viaggiatori disposta a ospitare gratuitamente altri viaggiatori. In questo caso, anche se il risparmio è importante, il piacere di conoscere altre persone è un fattore di gran lunga superiore. Ai trasporti pubblici abbiamo spesso preferito l’autostop, conoscendo persone meravigliose. Alla soluzione facile e costosa abbiamo sempre preferito quella più scomoda ed economica. Ci sono sempre piaciute le sfide e risparmiare è stata la “scusa” per affrontarle tutte di petto.

Poi ovviamente subentra il proprio budget. Avendo lasciato lavoro e non volendo lavorare durante questo anno per sfruttare al massimo il tempo a disposizione, sapevamo di avere un tetto massimo di spesa (frutto dei nostri risparmi dai precedenti lavori). Abbiamo quindi pianificato il nostro itinerario in funzione del budget, trovando un equo compromesso tra Paesi con stili di vita costosi (USA, Australia, Nuova Zelanda, Giappone) ed economici (Perù e Bolivia, Sudest Asiatico in generale). Dopodiché abbiamo espressamente tagliato fuori le spese superflue e altri lussi da luna di miele.

Matteo: In questo sono stato un vero sergente, a costo di resistere agli sguardi languidi di Simona di fronte alle pasticcerie e ai negozi di souvenir. Per fortuna lo zaino mi ha dato una mano. Impossibile portare con noi qualcosa che non fossero delle cartoline. L’unico vero lusso che ci siamo concessi è stato un piatto di street food in più la domenica. Ma attenzione: preciso che non ci siamo fatti mancare nulla. Più che una luna di miele è stata un’avventura, ma non per questo ci sentiamo di aver perso qualcosa. Anzi, risparmiare ci ha dato la possibilità di vivere esperienze – è proprio il caso di dirlo – di lusso: un weekend in montagna, una cena a base di sashimi e whisky giapponese, un alloggio in camera excelsior in hotel con piscina e palestra private. In un anno avremo collezionato sì e no 10 giorni di vera luna di miele, tanti quanti una luna di miele “normale”. E così anche Simona non può obiettare che tecnicamente non sia stata una luna di miele.

  • Qual è il posto che porterete sempre nel cuore e quello che vi ha più emozionato

Abbiamo amato tutti i posti visitati. Anche il Perù, dove siamo stati derubati. Ma prima ancora abbiamo amato le persone che abbiamo incontrato sul nostro cammino. Abbiamo visitato posti lontani dal nostro itinerario solo per il piacere di conoscere un personaggio bislacco. Il nostro criterio di scelta è: si tratta di una persona interessante? Andiamo! Non importa che si trovi in un angolo sperduto del mondo, perché quell’angolo ci è comunque sconosciuto.

Personalmente il Messico occupa il gradino più alto del podio. Che storia, che colori… e che sapori! Ci aspettavamo tanto da questo Paese pur non conoscendone nulla. E abbiamo trovato la forza di andare via solo per il piacere di scoprire altro. Quello del viaggiatore è un cuore infedele: non si ama mai un posto abbastanza, perché prevale sempre il piacere di andare oltre.

Poi è arrivato il Giappone. Sognato, pianificato a lungo e infine portato a termine con successo: 28 giorni di fuoco, tra Couchsurfing e autostop lungo tutto il Paese. Non fosse per la lingua saremmo rimasti lì a viverci. Ma torneremo, eccome se torneremo!

(Nell’immagine: Vinicunca, la Montaña de Siete Colores in Perù)

  • Su “Simu Matti” scrivete che uno tra i principali obiettivi del vostro viaggio è quello di entrare in contatto con le persone, conoscere le loro storie, lasciarsi ispirare e dimostrare che si può avere fiducia nel prossimo. Un incontro speciale che ha segnato il vostro cammino?

Uno solo? Ancora adesso siamo in contatto con quasi tutte le persone incontrate e sono tante. Amiamo le storie, ne divoreremmo a iosa. E ogni persona incontrata ha nutrito questa nostra passione. Ma lasciate che vi raccontiamo questo aneddoto.

Siamo partiti con l’idea di sfruttare questo viaggio per trovare il luogo in cui andare a vivere e mettere in piedi una famiglia. Da ingenui eravamo alla ricerca del posto perfetto per i nostri futuri bambini, in termini di stile di vita e di educazione. Poi abbiamo incontrato Herbert, un arzillo pensionato alle prese con la sua piccola fattoria di mele in un terreno sperduto a Nerrena, Australia. Vive con la figlia Alex, un gioiello di ragazza, che ancora adolescente durante le vacanze scolastiche lavora come cameriera in una pizzeria italiana per contribuire ai bisogni della famiglia. E possiede un’educazione invidiabile, resa possibile dagli insegnamenti del padre, dai viaggi e dai libri. Un modello perfetto a cui ispirarsi.

Un giorno, passeggiando nella sua campagna, abbiamo raccontato a Herbert i nostri dubbi e chiesto se l’Australia fosse un bel posto per fare crescere dei bambini. Non dimenticheremo mai la sua risposta: “Prima di trovare un luogo che possa andare bene ai vostri futuri bambini, cercate un posto che renda felici voi”. Da quel giorno il nostro punto di vista è cambiato completamente. Grazie Herbert!

(Matteo e Simona con Herbert e Alex)

  • Sulla vostra pagina Facebook sostenete inoltre che “la vera felicità consiste nella condivisione”, un concetto caro anche a noi di Non sprecare …

Matteo: Deformazione professionale? Forse. Prima di lasciare il lavoro avevo a che fare con il marketing digitale (social inclusi). Sono sempre stato a favore del condividere pubblicamente la propria vita, con raziocinio ed entro un certo limite. Poi ho visto il film “Into the wild” e ho abbracciato la filosofia di quel grande viaggiatore che è stato Alexander Supertramp: la felicità è reale solo quando condivisa. Verissimo!

Matteo e Simona: In questo viaggio abbiamo imparato a estendere il concetto di condivisione alla vita in generale, soprattutto al tempo. Il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo, e quando le persone hanno voluto trascorrerne con noi, che fosse anche solo per una cena, ci siamo sentiti straordinariamente fortunati. Abbiamo ricevuto tanto aiuto e disponibilità da parte delle persone e speriamo, quando avremo una casa, di poter ricambiare ospitando a nostra volta, condividendo il nostro spazio.

Conosciamo il valore dei soldi e sappiamo quanto sono importanti. Siamo matti, ma fino a un certo punto, e quando si parla di famiglia sentiamo di avere delle responsabilità. Ma abbiamo visto molte più persone felici nella loro povertà che ricche e terrorizzate dalla paura di perdere tutto.

  • Quali sono state le difficoltà peggiori incontrate fino ad ora? Se ci sono state, e come le avete fronteggiate

Fin dall’inizio la nostra più grande paura era… noi stessi. Non il budget, non il viaggio, non i millemila dubbi del giorno prima della partenza. Sapevamo che non sarebbe stato facile ma che avremmo saputo affrontare tutto con spirito di adattamento. Ma se il viaggio, anziché unirci, ci avesse separati? Questa era la nostra paura più grande.

Trascorrere 24 ore su 24 insieme significa rinunciare ai propri spazi e alla possibilità di rimandare una discussione. Sapevamo che era un rischio ma abbiamo deciso di accettarlo. Nella gioia e nel dolore, giusto? Le difficoltà ci sono state, soprattutto perché viaggiare in questa maniera (low-budget, senza spazi personali, con poca intimità) rende il tutto più ostico. Tuttavia, maggiore è la difficoltà maggiore è il premio. Questo viaggio è stato una prova di vita insieme e ci sentiamo di dire che l’abbiamo superata. Adesso sappiamo che esistono le basi per mettere in piedi una famiglia.

  • Sempre su Facebook, scrivete che bisogna avere il coraggio di “vivere le avventure e lasciarsi andare. L’importante è avere una destinazione chiara in testa, un luogo dove tornare: casa”. Cosa porterete con voi a casa da questa esperienza? Qual è l’insegnamento più importante che vi ha lasciato?

La domanda contiene già la risposta: ci portiamo dietro una casa. Normalmente si pensa alla casa come a un’abitazione di proprietà, con tutto ciò che si trova al suo interno. Per noi casa è diventato un concetto più astratto, appunto quel luogo dove tornare. Un luogo dove ci si sente bene, al sicuro, in compagnia di famiglia o amici.

Per 12 mesi il nostro zaino è stato la nostra casa e l’abbiamo portata a spasso per il mondo. Per qualche tempo anche la nostra tenda è stata casa. Ma anche tutte le persone che ci hanno accolto sono state, pur per un breve lasso di tempo, la nostra casa.

Matteo: Per me Simona è casa e so che è sempre con me, ovunque vada. Non è in pratico formato tascabile, ma è comunque una grande comodità.

  • Durante il vostro viaggio intorno al mondo siete entrati in contatto con culture diverse e diversi modi di vivere: c’è un’idea, un progetto, un’iniziativa ecosostenibile e antispreco che vi ha particolarmente colpiti e che sarebbe bello replicare anche in Italia?

Abbiamo dormito e assaggiato le prelibatezze delle comunità agricole autosufficienti in Argentina, abbiamo fatto volontariato producendo il pane al mattino e vendendolo nel pomeriggio in comunità latto-vegane in Perù, abbiamo partecipato a laboratori per la creazione di cuscini in materiale plastico in associazioni di volontariato che promuovono il riciclaggio in Cambogia. Non crediamo che in Italia siamo indietro in quanto a iniziative green e simili, però riteniamo si possa fare molto di più in termini di stile di vita. Eliminare la plastica, un’alimentazione più consapevole, il risparmio dell’acqua. Cose che ciascuno di noi sottovaluta ma che, quotidianamente, possono contribuire a rendere il mondo un luogo migliore.

(Matteo e Simona durante la loro esperienza di volontariato in Perù)

  • Un consiglio per chi vorrebbe vivere un’esperienza come la vostra

Lasciarsi andare. Il nostro aforisma preferito è “Anche un viaggio di mille miglia inizia con il primo passo”. Dopodiché la strada è tutta in discesa. Nella peggiore delle ipotesi si rotola.

Alcuni dei luoghi meravigliosi visitati da Matteo e Simona durante il loro viaggio intorno al mondo: 

(Tutte le immagini sono tratte dalla pagina Facebook “SimuMatti)

LE STORIE DI CHI HA DECISO DI INSEGUIRE I PROPRI SOGNI: