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Ricordare i sogni? Carta e penna al mattino è il modo migliore, ma esistono anche app e siti che ci aiutano

Passiamo circa sei anni della nostra vita a sognare, e tra i 15 e i 75 anni facciamo la bellezza di 87 mila sogni. La vita onirica è importante, ci aiuta a implementare la creatività e il problem solving, ed è un modo per sopravvivere allo stress

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MODI PER RICORDARE I SOGNI

Sogniamo per il 25 per cento delle nostre ore di sonno, in media passiamo quasi 6 anni della nostra vita sognando. Traducendo il dato in ore, sono 50mila ore di sogni, e una persona tra i 15 e i 75 anni ne fa circa 87mila.  

Numeri impressionanti, che testimoniano quanto la dimensione onirica sia importante e presente nella vita umana: una tra le materie più studiate e sondate ma ciò nonostante ancora non del tutto spiegabile, incontrollabile e sorprendente.

I sogni, soggetto principale di romanzi, adattamenti cinematografici, piece teatrali e tormentoni pop; ce li immaginiamo immersi nella nebbia, di colori pastello o dalle ombre espressive, assumono contorni felici o toni horror, a volte diventano veri e propri film che facciamo dormendo.

In realtà, sognare è un complesso e raffinatissimo meccanismo che la nostra mente adotta per sopportare, superare ed elaborare la quantità di stress emotivo che incameriamo durante la giornata. Come se ci aiutasse a ‘pulire’ la mente dal sovraccarico di ansie e di emozioni che proviamo da coscienti. Per usare una metafora informatica, è come se il nostro cervello deframmentasse il disco durante la fase REM del sonno, quella meno ristoratrice e quella durante la quale sogniamo.

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COME RICORDARE I SOGNI

Al mattino, comunque, non tutti ricordiamo i nostri sogni, ma ciò non significa che non sogniamo. Quasi tutti hanno un’attività onirica, i casi di uomini e donne che non sognano affatto o sognano assai poco sono davvero molto rari. Molto più probabile è il caso in cui nonostante si sogni non si riesca a ricordare ciò che si sogna, cosa che ci fa affermare di non averlo fatto.
Il problema, dunque, è proprio quello di imparare a ricordare i sogni, per fissare nella memoria sogni belli o dolci o elaborare quelli che ci hanno magari spaventato.
Le tecniche sono tante, quella che viene consigliata sempre più spesso da psicologi e psicoterapeuti è la compilazione del diario dei sogni. Consiste nel trascrivere sotto forma di parole chiave le immagini oniriche di cui ci ricordiamo, ma dobbiamo farlo tassativamente come prima cosa al mattino, poco dopo aver aperto gli occhi, altrimenti non saremo più in grado di accedere ai nostri ricordi semicoscienti.
Non importa se all’inizio non ricordiamo proprio tutto, dobbiamo perseverare: solo così alleneremo il nostro cervello a perfezionare la memoria dei sogni.

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APP PER RICORDARE I SOGNI

Anche la tecnologia ci viene in aiuto per ricordare i sogni che facciamo, con numerose app o spazi virtuali in cui poter trascrivere, socializzare e condividere i nostri sogni. Una specie di memoria collettiva aperta alle interpretazioni di tutti e tutte coloro che leggono, un club dei sogni in cui ognuno può portare le proprie esperienze oniriche e metterle a disposizione delle riflessioni di chiunque abbia un account. Gruppi del genere sono una sorta di terapia di gruppo senza terapeuta o facilitatori; negli Stati Uniti sono famosissimi e ruotano intorno a portali come World Dream Atlas o Dreambox, in cui persone di tutte le età (solo su World Dream Atlas sono 7 mila i partecipanti) caricano appena svegli i propri sogni e tutti possono commentarli.
Gli scienziati, dunque, hanno a disposizione questa massa di dati che permette loro di studiare l’attività onirica come fosse un focus group con migliaia di partecipanti. I sogni che ricorrono più spesso in tutte le latitudini e tutte le età sono due: quello di cadere e quello di volare. Quanto agli incubi, quello di apparire nudi in momenti pubblici e importanti è sicuramente uno dei più ricorrenti.
Ci sono infine altre app che promettono di aiutarci a ricordare i sogni: Capture, ad esempio, Dream Journal, o, per i soli utenti Apple, l’applicazione Sogni, che identifica anche eventuali sogni più ricorrenti.

La domanda è solo una: vogliamo davvero riempire con la tecnologia uno dei pochi avamposti senza connessione e mania di controllo? Vogliamo davvero dare in pasto alla rete uno dei pochi spazi de-tecnologizzati che ci restano?
La risposta non è univoca, ma sicuramente lasciare inesplorato il mondo dei sogni e dell’inconscio è un peccato e una perdita.

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RICORDARE I SOGNI

Questo perché sognare meglio, e ricordare i sogni, aumenta l’autostima, la creatività, la proattività e la capacità di risolvere i problemi.

Sicuramente, infatti, come sottolinea un recente studio dell’Università di Harvard nella persona della dottoressa Deirdre Barrett , sognare e ricordare le visioni che abbiamo durante il sonno, ispira la creazione artistica e il pensiero laterale.
Musica ed arte sono piene di esempi del genere: Salvador Dalì era solito dormire seduto con una chiave in mano per far sì che il cadere della chiave e il suo rumore sul pavimento non appena si fosse addormentato lo avrebbero svegliato in uno stato di semicoscienza in cui avrebbe ricordato le immagini oniriche; Stephen King si servì di un sogno per continuare la stesura di It che era bloccata da troppo tempo. Oppure Paul McCartney, che si ispirò proprio ad un sogno per scrivere Yesterday. E ancora, geni della letteratura come Vladimir Nabokov o della musica classica come Ludwig Van Beethoven, erano soliti tenere un diario dei sogni per trarne ispirazione.
Non solo creatività, comunque: i sogni ci aiutano anche a trovare soluzioni a problemi di tutti i giorni. Un esempio tra tanti: avete un parente con il quale avete bisticciato e che continuate a sognare?
La risposta è che, forse, non siete ancora pronti a rompere definitivamente i rapporti.

COME DORMIRE BENE: