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La vecchia scarpa col buco? La riparo, altroché!

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La crisi? Inutile prenderci in giro: c’e’ e si sente. E intacca le certezze della cosiddetta “classe media”, se esiste ancora. Impiegati, insegnanti, famiglie monoreddito, professionisti con giro modesto. Chiunque non evada le tasse e’ parecchio nei guai e la “stretta” che c’e’ stata ha fatto volatilizzare le certezze. Non bastano i contentini dei mutui alleggeriti e della benzina a prezzi accettabili per tranquillizzare le famiglie. I soldi sono di meno. Cosi’ si ritorna alle vecchie abitudini, quelle che hanno fatto l’Italia un Paese forte dal secondo dopoguerra fino agli anni Settanta. La capacita’ di risparmiare sulle piccole cose ci salvera’? Scopritelo con noi andando ad indagare tra le nuove-vecchie abitudini dei neritini tra cui quella di riparare le vecchie scarpe.

“La classica scarpa col buco sotto? Quella dei film di Charlot? Hai voglia quante ne riparo!”
Salvatore Malandugno, nella bella bottega “di proprieta’”, acquistata otto anni fa, e’ sommerso da calzature da sistemare, risuolare, ridipingere. Una montagna di scarpe.
E ci sono anche quelle forestiere, che hanno calpestato tanto asfalto fuori da Nardo’: I suoi clienti, oltre che migliaia di neritini, sono anche di Galatina, Collemeto, Gallipoli, Collepasso.
“I motivi non sono legati al fatto che i colleghi lavorino peggio o meglio ? dice ? ma alla circostanza che questo mestiere sta scomparendo”.
E racconta che in alcune cittadine medio-grandi della provincia non c’e’ piu’ nemmeno un calzolaio.
“Devo dire la verita’ ? spiega Salvatore ? io sono in attivita’ da oltre 35 anni ma il lavoro non mi e’ mai mancato. Ci sono stati anni in cui l’artigianato era una cosa seria: erano i tempi in cui si realizzavano piccole opere d’arte, cioe’ le scarpe su misura. Poi i tempi sono cambiati e con essi anche il costo delle scarpe, che e’ sceso, e il consumismo ha preso il sopravvento”.

Cosi’ e’ capitato che, per addirittura alcuni decenni, era piu’ facile che arrivassero signore agghindate a chiedere il costo di una riparazione e poi, alla risposta, replicare stizzite: “Allora faccio prima a compramele nuove!”
Tempi andati anche questi, pero’. La nuova austerity non concede scappatoie e anche Salvatore se n’e’ accorto: “Mi arrivano persone con scarpe ridotte proprio male ma anche tante con calzature di bassa qualita’ che necessitano di piccole riparazioni: il sopratacco, la pezzolina per chiudere un taglio o un buco. Allora che fai? Capisci che e’ un momento di difficolta’ per tutti e con un euro e tanta colla metti a posto la scarpa”. Saranno pure calzature da 20 euro ma, cosi’, le persone vanno avanti per un’altra stagione.
E’ un po’ come chi, non avendo i soldi per un’auto nuova, ripara la vecchissima 500 o 126: butta via, nel vero senso della parola, un centinaio di euro ma almeno tira avanti per un po’. L’alternativa, altrimenti, e’ andare a piedi. Appunto.
Ora Salvatore ha due mani in piu’, come la dea Kali’: ha passato l’arte e il negozio al figlio Luca che, invece di andare a farsi schiavizzare in un call-center al nord, ha deciso che e’ bello restare a casa propria e portare avanti l’attivita’ di famiglia.
“Non buttare via le scarpe seminuove – conclude Salvatore ? e’ segno di rinnovata moralita’. Certo ci sono anche riparazioni complesse che costano fino a 15/18 euro ma in quel caso avverto sempre il cliente e magari si trova un compromesso: mezza gomma invece del cuoio, che costa caro. E il cliente va via contento”.