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La cultura crea lavoro, il paese di Tiriolo è rinato grazie a un ritrovamento archeologico 

Sotto al campo sportivo della cittadina in provincia di Catanzaro è stato trovato un edificio risalente al IV secolo a.C. che ha attivato un progetto di partecipazione cittadina volto a volorizzare gli scavi e a creare nuovi posti di lavoro 

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LA CULTURA CREA LAVORO –

Il campo sportivo comunale di Tiriolo, un paese di 3500 anime in provincia di Catanzaro in Calabria, era soggetto spesso ad allagamenti. Così nel 2014 l’amministrazione locale ha deciso di intervenire per risolvere quello che sembrava un problema e invece si è trovata davanti a una straordinaria occasione.

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VALORIZZARE LA CULTURA –

Sotto ai 120 metri quadrati del campo è stata ritrovata una vera e propria città risalente alla dalla seconda metà del IV secolo avanti Cristo. Dallo scorso aprile nel luogo dove i cittadini giocavano a pallone o facevano jogging sorge l’area archeologica di Gianmartino che custodisce il “Palazzo dei delfini”.  L’edificio, arrivato ai giorni nostri perfettamente conservato, è opera dei Bretti la popolazione che viveva nella Calabria settentrionale prima della dominazione romana. In questo caso il ritrovamento archeologico non ha terminato la sua corsa con gli scavi. L’evento, infatti, ha coinvolto profondamente la comunità locale tanto che un gruppo di giovani tiriolesi insieme a Ricardo Stocco, l’archeologo che ha diretto i lavori, ha deciso di riunirsi in una cooperativa, La comunità cooperativa di Tiriolo. L’obiettivo di questo progetto di partecipazione è valorizzare al meglio lo straordinario ritrovamento e allo stesso tempo creare posti di lavoro. Così in cantiere, tra le varie iniziative, c’è l’apertura di un bookshop, una struttura per tenere il sito sempre aperto e una scuola di scavi e corsi di restauro per formare gli archeologi di domani.

PALAZZO DEI DELFINI TIROLO –

Il “Palazzo dei delfini” prende il nome dalle effigi di questi animali che sono stati trovati nel riquadro centrale dei pavimenti dell’edificio. Gli scavi, che sono partiti nel 2014 per iniziativa dell’amministrazione comunale di Tirolo e alla coordinazione dalla Soprintendenza archeologia della Calabria, dopo un anno di lavoro hanno riportato alla luce splendidi dipinti alle pareti e suggestivi pavimenti decorati con mosaici. Come per Pompei ed Ercolano c’è una disgrazia dietro all’ottimo stato di conservazione dello stabile. Secondo gli studiosi, l’edificio sarebbe stato distrutto da un incendio nella seconda metà del terzo secolo a.C. che ha ricoperto di cenere e carbone gran parte delle decorazioni che sono arrivate “bruciacchiate” ma decisamente ben conservate fino ai giorni nostri.

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