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Il suicidio di Pompei: il comune non vuole la stazione Fs per i turisti

Gli scavi più belli e più sprecati del mondo sono prigionieri di piccoli interessi locali. La nuova stazione è essenziale per l'arrivo dei visitatori, ma il sindaco pensa di proteggere l'attuale suk.

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STAZIONE POMPEI SCAVI –

Neanche il tempo di festeggiare la riapertura di alcune domus, e il governo si ritrova con un nuovo, pesante ostacolo sulla strada del rilancio degli scavi di Pompei. La stazione ferroviaria, già progettata dalla società Fs proprio su incarico del governo, non piace agli amministratori locali della cittadina vesuviana. In attesa di scendere in piazza come dei qualsiasi ultras della protesta, intanto annunciano il no del Consiglio comunale contro la necessaria variante del Piano regolatore e il voto contrario all’opera in sede di Conferenza dei servizi.

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STAZIONE FERROVIARIA POMPEI SCAVI –

E poichè siamo nell’Italietta dei veti incrociati, se il sindaco e gli assessori si mettono di traverso, la nuova stazione ferroviaria di Pompei non si farà mai. Stiamo parlando di un’opera essenziale per valorizzare finalmente, in termini di industria turistica, l’enorme potenziale, finora mai espresso, del sito archeologico più importante del mondo. Senza quella stazione, infatti, nessun turista, di quelli che poi spendono soldi sul territorio, sarà attirato a raggiungere gli scavi direttamente da Roma, senza passare per il servizio, andata e ritorno in giornata, in autobus o utilizzando la rete dei treni locali della Circumvesuviana. Senza quella stazione gli scavi di Pompei non diventeranno mai un polmone di ricchezza e di lavoro per tutta la regione Campania. La cosa più bizzarra è poi la motivazione del veto messo in campo da sindaco e assessori: la stazione, secondo loro, danneggerebbe le attività di ristoratori e commercianti, in quanto porterebbe i visitatori direttamente dai binari all’ingresso degli scavi di Porta Marina Superiore. Traducendo: i Masaniello in versione pompeiana, si preoccupano di proteggere gli interessi corporativi dei padroni del suk che circonda gli scavi, e guardano con indifferenza, se non con disprezzo, agli interessi veri, di un’intera comunità il cui destino potrebbe cambiare a 360 gradi se si riuscisse a fare uscire il sito dalla palude dell’anarchia, dell’inefficienza e dell’illegalità.

SCAVI POMPEI: IL NO ALLA STAZIONE DEL RILANCIO –

Forse bisogna ricordare agli amministratori locali di Pompei che gli scavi non sono, ma appartengono all’umanità (in quanto patrimonio dell’Unesco) e innanzitutto a tutta la regione ed a un intero Paese, e non a un singolo comune. Quindi più che a fare barricate, sindaco e assessori dovrebbero pensare a come collaborare con il governo per il rilancio, anche turistico, dell’area archeologica. E Matteo Renzi farebbe bene a prendere in considerazione la possibilità di richiamare, con tutti i mezzi a disposizione,alle loro responsabilità questi amministratori che, tra l’altro, fanno parte del suo partito. Prima che facciano danni irreversibili.

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