Il Wwf pungola il governo sulle sfide ambientali 2012 | Non Sprecare
Questo sito contribuisce all'audience di

Il Wwf pungola il governo sulle sfide ambientali 2012

di Posted on

La  grande sfida per il 2012, quella che le contiene tutte, Gianfranco Bologna la sintetizza in uno slogan: «Dobbiamo imparare a vivere con un solo Pianeta». Questo infatti sarà l’anno di Rio+20, la conferenza Onu sullo Sviluppo Sostenibile che si aprirà il 20 giugno in Brasile. Il direttore scientifico di Wwf Italia racconta i focus dei prossimi 12 mesi, dalla difesa della biodiversità e delle aree sensibili all’impegno per un investimento sul «capitale naturale». Strade che si incrociano e che convergono tutte, appunto, verso uno sviluppo compatibile con la tutela dell’ambiente.

Il 2011 è stato un anno di poche luci e molte ombre: «Con i drastici tagli alla tutela dell’ambiente, eventi drammatici come Fukushima e le alluvioni, e una ormai cronica assenza di strategia italiana sul fronte della decarbonizzazione e del cambiamento climatico, il bilancio ambientale 2011 per il nostro Paese è tutt’altro che positivo. Ma quest’anno più di altri, l’ambiente ha avuto un grande alleato nella partecipazione delle persone, che nelle piazze, sul territorio e iniziando a ripensare i propri stili di vita, hanno reso possibili importanti vittorie, dimostrando di volere per l’Italia un futuro diverso e di essere pronti a fare la propria parte per costruirlo», dice Stefano Leoni, presidente di Wwf Italia. Un futuro che però, per adesso, appare ancora in stand-by, con un 2012 già funestato dall’incidente all’Isola del Giglio. Se è ancora presto per calcolare l’impatto del naufragio, una cosa, sottolinea il Wwf, è stata chiara fin da subito: «Servono maggiori garanzie per la tutela delle aree sensibili». Un punto che è in cima all’agenda dell’associazione: «Alle navi che trasportano materiali pericolosi come gli idrocarburi deve essere vietato il passaggio nelle aree sensibili. Per quanto riguarda invece la navigazione turistica, servono soprattutto più controlli: basta con le rotte fuori dalle regole, come quella della Concordia», sottolinea Bologna. Ma il traffico marittimo non è l’unica minaccia per l’ecosistema marino. Anche nel 2012, il Wwf si impegnerà per «scongiurare il pericolo di un mare senza pesci», perché «oggi l’industria della pesca è insostenibile. Deve invece iniziare a rispettare le capacità rigenerative della risorsa naturale».

Più in generale, «c’è bisogno di un ripristino del territorio italiano. Sarebbe un’opera pubblica straordinaria che consentirebbe anche di avere una nuova economia basata sull’investimento nel nostro asset naturale». In questi giorni l’associazione del panda ha presentato l’ultimo dossier sulle trivellazioni facili nel nostro Paese, che è oggetto di una «ricerca sovradimensionata di oro nero o di gas» per via dell’«amplissimo sistema di esenzioni, di aliquote sul prodotto e di canoni di concessione bassissimi ed una serie di agevolazioni e incentivi» per i petrolieri. «Serve – sottolinea Bologna – una grande riforma fiscale che sposti il carico dal reddito e dal lavoro all’uso delle risorse e all’emissione di inquinanti. I paesi industrializzati non possono non avere tasse che penalizzino l’uso dei combustibili fossili».

Il Wwf ha fatto anche diverse richieste specifiche al governo Monti, perché l’Italia imbocchi la strada della green economy. In particolare, l’associazione  ha chiesto l’adozione di un Piano Energetico Nazionale che punti decisamente sulle rinnovabili, lo stop al consumo di suolo, un piano ragionato delle infrastrutture e fondi per l’applicazione del Protocollo di Kyoto. Il dialogo con il Ministero dell’Ambiente «è costante, il ministro Clini è un amico». Ma un appunto all’esecutivo, il direttore scientifico del Wwf lo vuole comunque fare: «Premettendo il rispetto enorme e la stima che nutro verso i componenti del governo, mi preoccupa il modo un po’ vecchio con cui si continuano ad affrontare le questioni. Vorremmo vedere scelte coraggiose per la difesa dell’ambiente e uno sviluppo più sostenibile». Perché – Bologna lo ripete come un mantra – «questa è una crisi inusuale, a cui dobbiamo trovare soluzioni nuove. Non possiamo pensare di uscirne senza valorizzare il capitale naturale. Bisogna passare a un nuovo modo di fare economia».
 

Shares

Shares