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Il lavoro artigiano torna di moda

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Sarti per l’alta moda, fabbri, intagliatori di legno nelle fabbriche di pianoforti. Complice la crisi, da nord a sud, le giovani generazioni, respinte dalla grande industria e dal sovraffollamento delle libere professioni tornano in bottega per dedicarsi ai lavori manuali.

Un mondo quello degli antichi mestieri e dell’artigianato in cui si inizia con in mano ago e filo per poi arrivare a cucirsi addosso un futuro nell’alta moda.

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I primi segnali di questo ritorno ai mestieri di una volta si erano già avuti con i dati sulle iscrizioni scolastiche agli istituti superiori che, nel corso dell’ultimo anno, hanno visto un vero e proprio boom delle scuole tecniche al posto dei licei. Lombardia, Veneto, Emilia e Liguria le regioni con il più alto numero di iscritti.

Fino a qualche anno fa se chiedevi a un ragazzo quali fossero i mestieri della moda, ti rispondeva stilista o al massimo fotografo. Da un pò, invece, si comincia a pensare a carriere da modellista, maglista, plissettatore… tutte figure molto ricercate e ben pagate fin dal primo impiego”, come sottolinea Alberto Cavalli, direttore della Fondazione Cologni dei mestieri d’arte aggiungendo che “anche tra i giovani inizia a passare il concetto che dietro a un abito o a un orologio glamour ci sono un maestro orologiaio e un sarto, e non solo un marchio”.

Un settore in crescita quindi quello dell’artigianato che, nel primo semestre dell’anno, ha segnato un timido +0,2 per cento. In crescita di ben 2 punti percentuali, invece, le aziende che operano nel campo dell’information tecnology, della green economy, della ristorazione e delle produzioni in pelle.

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E mentre gli under 30 riscoprono l’eccellenza artigiana e impongono le loro creazioni made in Italy anche all’estero, il ritorno dei ragazzi di bottega diventa anche oggetto di discussione e di scrittura come nel caso del libro pubblicato da Stefano Miceli, docente di economia aziendale all’università Ca’ Foscari di Venezia dal titolo “Futuro artigiano”.

In particolare, il libro raccoglie due anni di visite presso piccoli laboratori e grandi manifatture del made in Italy accostando glorie del passato ad attività più recenti. “Dappertutto ho trovato orgoglio e passione. Il lavoro artigiano accende l’Italia come pochi altri temi, emerge un mondo tutt’altro che rassegnato e dolente”, come ha evidenziato l’autore.

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