Coloriage: un laboratorio che recupera gli scarti dei tessuti africani

Capi unici, di rara eleganza, le cui vendite servono anche per finanziare una Scuola di moda artigianale per gli immigrati

Coloriage: la sartoria sociale della moda africana
Valeria Kone arriva da Mali, un paese africano poverissimo e martoriato dalla guerra e dagli attacchi delle milizie islamiche. Nel 2019 fonda a Roma Coloriage come Scuola di Moda Gratuita, destinata a migranti e rifugiati con esperienza come sarti, modellisti o designer. Si accorge infatti che molte persone arrivate in Italia avevano già una professione qualificata, ma erano costrette a svolgere lavori completamente diversi. Un laboratorio, ma non solo. Un atelier di straordinaria sartoria artigianale e anche un punto di incontro di lavoratori, in prevalenza sarti, che arrivano da diverse parti del mondo: dalla Siria martoriata dalla guerra civile al Bangladesh della perenne carestia, dal Senegal come dal Brasile.
Dopo i primi anni, il progetto si è evoluto in una vera e propria impresa sociale. Molti degli ex studenti della scuola sono diventati collaboratori del laboratorio, dimostrando che il modello formativo poteva trasformarsi in occupazione stabile. La vendita delle collezioni contribuisce a finanziare la scuola, creando un sistema in cui formazione e attività economica si sostengono reciprocamente.
I prodotti di Coloriage sono pezzi unici, generalmente realizzati con i colorati tessuti africani in cotone. Ma anche con scampoli delle collezioni di alta moda o anche con materiali di riciclo, plastica compresa. Nel catalogo compaiono così cappotti, cappelli, kimono. E anche abiti per bambini, borsoni da palestra, tovaglie e cuscini. Spugne ecologiche.  Ci sono articoli per il salotto, per le camere da letto e per la cucina, ma anche minigonne di velluto.
Le collezioni nascono dall’unione di tessuti italiani recuperati dai cosiddetti dead stock (rimanenze di alta qualità destinate altrimenti allo spreco) e tessuti artigianali dell’Africa occidentale, come wax e batik realizzati a mano. Ogni capo è prodotto in piccole serie e sulle etichette vengono indicati il nome dell’artigiano e il tempo impiegato per confezionare il capo, mettendo al centro il valore del lavoro umano e la trasparenza.
Il negozio-laboratorio di Trastevere (in via della Lungaretta 16) non è solo un punto vendita: ospita una sartoria dove è possibile effettuare modifiche su misura, iniziative dedicate alla moda etica e una selezione di libri sulla moda africana e sostenibile. E qui si organizzano laboratori di upcycling in cui è possibile trasformare o riparare i propri abiti utilizzando materiali di recupero, diffondendo una cultura della moda più responsabile.Nella sartoria sociale Coloriage non si spreca nulla. Persino le macchine da cucire sono riciclate e arrivano dalle botteghe di vecchie sarte che hanno lasciato il lavoro o hanno sostituito le apparecchiature. Un progetto unico, a due passi da Piazza del Popolo, che ancora una volta dimostra quanto e come l’immigrazione possa essere una risorsa. Da non sprecare.

Per la stagione primavera-estate 2026, Coloriage ha presentato la campagna “IDROSCALO”, ispirata all’area dell’Idroscalo di Ostia come luogo di incontro tra storie, migrazioni e comunità. La collezione lavora sul contrasto tra:

  • tessuti italiani di alta moda recuperati (dead stock);
  • batik e cotoni artigianali dell’Africa occidentale;
  • tecniche di upcycling e lavorazioni tradizionali.

È interessante perché conferma una direzione precisa: non solo “moda sostenibile”, ma una moda che racconta luoghi di passaggio e identità ibride.

COLORIAGE

Foto tratte dalla pagina Facebook di Coloriage.

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